Domande e risposte sulla crisi in Odontoiatria

Pubblico il testo di una intervista che mi è stata fatta dal “Dentista moderno”, pubblicata sul numero 2/2013 di questa rivista.

  1. Dottor Bortolini, cosa può fare oggi un odontoiatra per ridurre i costi di gestione dello studio?  “Conoscerli bene. Nei miei corsi domando spesso ai presenti: “Sapete quanto vi costa fare una certa prestazione?”. Buio, come se i risultati economici dovessero cadere dal cielo anziché dall’attiva ricerca della massima differenza possibile fra prezzi praticati e costi sostenuti. Ogni volta mi domando con quale cognizione questi professionisti possano ragionare sulle percentuali da dare ai collaboratori, sui costi di laboratorio o per gli impianti e, soprattutto, sui loro prezzi. Se non si conosce un fenomeno, come si può pensare di migliorarlo? C’è quindi un problema di formazione, e allora bisogna frequentare i corsi, valutando attentamente titoli e specializzazione di chi li propone, e c’è un problema di strumenti: né i più diffusi software gestionali né quelli dei commercialisti fanno sapere quanto realmente costa lavorare. Servono quindi anche software dedicati. “
  2. Nel risultato di gestione, grande peso ha anche il rendimento delle prestazioni, così come la liquidità: quali strumenti può impiegare l’odontoiatra per affrontare con successo questi altri due temi? “Un grave pericolo è lavorare credendo di guadagnare, quando invece accade il contrario; per chi ha i “conti in rosso” questa è la situazione. Un problema di liquidità deriva da basso rendimento unito a problematiche relazionali con i clienti. In tutti i casi però, è verissimo che chi più la controlla più ne ha. Riscontro invece che in molti studi mancano strumenti essenziali, quali addirittura una prima nota cassa e banca e un software per la previsione di uscite e di entrate. In tali situazioni è la regola incorrere in dispersioni di denaro per cause ignote, comprese quelle dovute a comportamenti diciamo “poco conformi” di chi aiuta il dentista. Il professionista che, per pigrizia o sottovalutazione, non si dota di questi strumenti e non si impegna personalmente nel loro impiego, non si lamenti qualora gli mancassero i fondi per soddisfare i suoi obiettivi.”
  3. Quando, invece, conviene mettersi insieme per ottimizzare le risorse? “Nel nuovissimo studio di settore dei dentisti, in vigore da quest’anno (2012) e per i prossimi due, si vede minore rilevanza dello “studio-impresa” e rinnovata centralità della professione. Probabilmente anticipa gli effetti della riforma delle società professionali, già approvata, che riporterà nell’alveo del “lavoro autonomo” realtà che ora operano come imprese. Finora, i motivi per fare società sono stati voler offrire al pubblico un servizio più articolato e convenienze fiscali, sostanzialmente limitate alla deducibilità dell’immobile per le imprese, le SAS e le SRL. Se dunque verrà meno quest’ultima condizione, rimarrà valida l’idea di essere più attrattivi presentandosi alla clientela come organizzazione, purché ci sia la presenza di un articolato progetto gestionale, ben studiato e mantenuto.”
  4. Per concludere, anche gli aspetti fiscali giocano un ruolo importante: investire nello studio può creare vantaggi fiscali? Se sì, in che modo? “La fiscalità va trasformata in fattore di sviluppo e concorrenzialità. Infatti, servono fondi “alla luce del sole” da spendere a chi, con piena ragione, pensa che ben affrontare crisi e concorrenza significhi investimento continuo nei “tre aggiornamenti”, professionale, tecnologico e strutturale. Chi per andare avanti non saprà fare a meno del “nero” sarà marginalizzato, a vantaggio di chi saprà programmare incassi e spese per sfruttare anziché subire l’accoppiata studio di settore-redditometro. Per crescere bisogna dunque fatturare, e ben oltre il minimo previsto dallo studio di settore, e spendere questo margine per avere la migliore tecnologia in studio, frequentare i migliori corsi, avere più pazienti, sostenere più facilmente i prezzi e, dulcis in fundo, per spendere il minimo in tasse. Ho clienti che, così facendo, negli ultimi anni non solo hanno dimezzato l’esborso per l’Irpef, ma aumentato il capitale investito nello studio e, guarda caso, anche la clientela e gli incassi, evidentemente a scapito di colleghi e a dispetto dei “turismi odontoiatrici”.”

Finalmente le nuove Società Professionali

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dopo anni e anni di “turbamenti” vari, il Regolamento delle nuove società tra professionisti. Dal 21/4/2013 sarà quindi possibile recarsi da un Notaio e costituirne una. La caratteristica fondamentale, che le differenzia, di queste nuove società rispetto alle “vecchie”, è che possono fare domanda di iscrizione all’Ordine di riferimento dei soci professionisti.

Si dovrebbero aprire ora scenari del tutto nuovi. In primis: cosa ne sarà delle società esistenti (inclusi gli studi associati)? Dovranno trasformarsi in un tipo delle nuove?

E ancora non è stato chiarito se le nuove società professionali saranno tassate come imprese o come lavoro autonomo.

In allegato, il Regolamento:

Regolamento STP

Appunti di filosofia della crisi

Riporto all’attenzione dei lettori un articolo che scrissi nel 2009. Mi sembra sempre attuale.

La crisi sarà lunga e passeranno alcuni anni, affermano gli esperti dicendo chi quattro, chi sei e chi nove, purtroppo non per ricominciare a crescere ma per tornare ai livelli di consumo del 2007. Anno che peraltro ha visto, secondo l’ISTAT, il record assoluto nella spesa degli italiani per il dentista da quando è entrato in vigore l’Euro. Un dato che induce ottimismo.

Nonostante la grave crisi che investe la maggioranza delle attività produttive, l’Odontoiatria continuerà a raccogliere domanda, perchè è un servizio essenziale per la popolazione, a cui non si può rinunciare. Anzi, i fenomeni demografici andranno probabilmente a determinarne l’aumento. Pur vedendo i propri redditi restringersi, il pubblico potrà al più rinviare nel tempo le cure, allungare i tempi del loro pagamento, valutare le proposte di più dentisti alla ricerca di quella che gli sembrerà migliore nel rapporto qualità/prezzo/servizio, ma non potrà ridurre per sempre il suo bisogno di prestazioni come invece è possibile per altri beni e servizi.

E’ vero che ci sono dentisti che vedono una anomala diminuzione di clientela, ma è vero anche che non pochi, perfino in questo 2009, l’hanno vista aumentare, unitamente alla produzione, ai preventivi accettati e agli incassi, come diversi miei clienti mi confermano. Cosa certa è che gli studi che vedono crescere i loro numeri lo fanno a scapito di quelli che si contraggono, acquisendone la clientela “in fuga”; questo fenomeno è sempre esistito, ma adesso sembra più intenso e questo fa pensare che, alla fine della crisi, le posizioni economiche relative dei professionisti di una zona potranno essere, anche radicalmente, diverse da quelle attuali. E’ assai probabile assistere, abbastanza velocemente, ad una diminuzione dovuta a chiusure e accorpamenti, sia del numero di esercenti la professione che degli studi presenti sul territorio: un futuro nel quale ci saranno sconfitti e vincenti, e le sentenze saranno senza appello.

Lo scenario dell’immediato futuro sarà quindi caratterizzato da un buon numero di professionisti che avranno a disposizione un più ampio bacino di clientela, chiamati dunque a lavorare di più, ma che, per ottenere, mantenere e soddisfare questo flusso, dovranno essere capaci di mettere in campo un marketing mix veramente innovativo: alta qualità nella scelta e nell’esecuzione delle cure da proporre ai loro pazienti, prezzi assai contenuti, dilazioni negli incassi più spinte. Il premio per chi saprà ben interpretare questa nuova prospettiva, sarà, al momento della ripresa, il trovarsi più forte e più adatto ad affrontare un futuro nel quale la competizione per la clientela e il reddito sarà, inevitabilmente, sempre in aumento.

Anche per chi lo può fare però, questo camminare richiederà certamente dei sacrifici, relativi per chi ha dei capitali propri da consumare, assai severi per chi è all’inizio della carriera o deve gestire situazioni meno liquide. Infatti, la crisi stessa, ma anche le condizioni per avere e mantenere clientela nella crisi, di cui si è detto, portano con loro margini di profitto bassissimi o nulli e liquidità contatissima, senza eccezioni. Vuol dire che un solo investimento sbagliato, un solo grosso insoluto, il licenziamento di un dipendente, una spesa eccessiva o un imprevisto privato potrebbero significare crisi finanziaria, rallentare i nuovi progetti e vanificare gli sforzi fatti, per non parlare dei riflessi sul tenore di vita. Un’evoluta comprensione dei fatti finanziari, fiscali ed economici della propria attività, unita a validi strumenti gestionali purchè ben sfruttati, sono le sole cose che funzionano per allontanare questi rischi dal professionista. Al contrario, un’amministrazione approssimativa, l’illudersi ancora di poter evitare di affrontare personalmente, e con il necessario impegno, questi aspetti della professione, saranno la garanzia di essere sopraffatti.

Ai professionisti servono ora chiari e semplici concetti per capire senza fatica la propria gestione. Nonchè dei software che rispondono subito, dando indicazioni facili da trasformare in decisioni rapide e produttive per portare al massimo, tutti i giorni, la potenzialità economica e finanziaria della clientela che si ha e per controllare al centesimo la situazione in cui ci si trova e la sua evoluzione, alleviando in tal modo i rischi della crisi perchè si va a recuperare ogni risorsa disponibile per investire nello sviluppo dello studio e per sè stessi, e ad eliminare ogni spreco.

Senza queste nuove facoltà, ogni progetto di crescita clinica, tecnologica o di marketing perde di senso perchè sarebbe intrapreso su basi emotive, non sapendo se lo si poteva sostenere, se era adatto alla situazione, se ha davvero reso. Chi si può, oggi, permettere questo?

Nuova numerazione progressiva delle fatture: che fare?

Nei primi giorni dell’anno si è diffusa la notizia, nei forum e nei social network frequentati dai dentisti, che non sarebbe più stato possibile continuare a numerare le fatture emesse “in ordine progressivo per anno solare”, cioè ripartendo in ogni nuova annualità dal numero 1. Si sarebbe invece dovuta adottare una numerazione progressiva che “identifichi in modo univoco” la fattura. Traducendo, uno stesso numero non avrebbe più potuto contraddistinguere due o più fatture, come normalmente avviene quando la numerazione si rinnova per ogni anno solare.

Leggendo i post, l’impressione era che la cosa non fosse più di tanto gradita. Perché? E’ vero che cambiare abitudini consolidate costa sempre un po’ di fatica e che magari a qualcuno fa piacere osservare negli anni il numero di fatture emesse ad una certa data. Altri poi avevano già emesso fatture nel 2013, e la prospettiva di doverle modificare “richiamando” i clienti non appariva simpatica. Inoltre, si poteva paventare che la novità avrebbe richiesto adeguamenti, verosimilmente laboriosi e costosi, dei software gestionali. In sintesi, se tutto fosse continuato come prima sarebbe stato meglio!

Dopo qualche giorno di rumors, dubbi e critiche, e precisamente il 10 gennaio 2013, è uscita la Risoluzione 1/2013 dell’Agenzia (allegata a questo post) che, in buona sostanza, afferma:

1)      nella norma (l’art. 21 del DPR 633/72), l’obbligo di numerazione della fattura “in ordine progressivo per anno solare” cambia, con decorrenza 1/1/2013, in quello di indicare un “numero progressivo che la identifichi in modo univoco”;

2)      è compatibile con il nuovo obbligo “qualsiasi tipologia di numerazione progressiva che garantisca l’identificazione univoca della fattura, se del caso, anche mediante riferimento alla data della fattura”;

3)      e comunque, se detto tutto ciò uno volesse continuare a numerare le fatture per anno solare, e pure con numerazioni fantasiose (ma 1/2013 o similari non è un numero!), lo faccia pure!

Dunque tutto a posto? Si continua come prima? A parere di chi scrive, è meglio non farlo. La Risoluzione in questione appare contradditoria. Senza coinvolgere i lettori in un’esegesi delle norme rilevanti sull’argomento, chi avrà la pazienza di andare a leggersi la vecchia e la nuova formulazione dell’articolo 21 del DPR 633/72, constaterà agevolmente che nella nuova formulazione letterale i due elementi citati dall’Agenzia nella risoluzione, la data e il numero della fattura, diventano del tutto indipendenti fra loro, contrariamente al vecchio testo. Non si vede quindi su quale base questi possano essere sommati, dal momento che la funzione dell’identificazione univoca della fattura è, nella nuova formulazione, assegnata al solo numero e non si parla per nulla di combinazione numero-data.

In che conto dunque tenere la Risoluzione? Per rispondere a questa domanda, che certamente in molti si staranno facendo, occorre sapere qual è il “peso” di questo tipo di atti dell’Agenzia. Si tratta di indicazioni interne per i suoi funzionari, i quali sono peraltro liberissimi di non tenerne conto. Si potrà quindi tranquillamente vedersi contestare, in occasione di qualche verifica, un errore di numerazione qualora si seguisse l’indicazione finale della Risoluzione, cioè quella di continuare a fare come prima. Il consiglio è allora quello di adeguarsi alle indicazioni normative, senza tenere conto delle parti “liberalizzatrici” della Risoluzione, e in particolare: o a partire da subito, se l’ultima fattura del 2012 fosse stata la numero 173 la prima del 2013 doveva recare il numero 174, o a partire dal 2014 e in tal caso, se l’ultima fattura del 2013 fosse la 201 la prima del 2014 dovrà essere la 202. E così via fino alla cessazione definitiva dell’attività.

Ris ADE 1 2013 numerazione fatture

Nuovo corso di un giorno a Roma, 2 Febbraio 2013

Ho il piacere di informare che con Odontoline.it terrò un corso a Roma il 2 febbraio prossimo. Farò svolgere un’esercitazione pratica sul nuovo studio di settore WK21U, e darò indicazioni su come gestire le spese per soddisfare le sue richieste, che sono più “strette” del precedente studio VK21U. Gli argomenti, oltre alla fiscalità che includerà anche osservazioni sul “Redditometro” oltre all’ormai classica questione della marca da bollo e della fatturazione delle prestazioni, sono: come si misura e si sostiene il rendimento delle singole prestazioni, come migliorare la liquidità attraverso il suo preciso controllo. Il programma è consultabile a questo link: Corso ODONTOLINE ROMA 2013.

Aula_Milano_Odontoline_5_5_2012

La nuova “Fotografia fiscale” dei dentisti italiani è più a fuoco

Per la prima volta nella storia di questo strumento fiscale, è stata rispettata la legge pubblicando il nuovo studio di settore “entro l’anno di entrata in vigore”. Infatti, al 31/12/12 è uscito in Gazzetta Ufficiale il nuovo studio per i dentisti, il WK21U, con il quale i dentisti italiani dovranno “fare i conti” (e ci vorrà più attenzione che con i precedenti studi) a partire da Unico 2013 (anno d’imposta 2012) e fino a Unico 2015 (anno d’imposta 2014). Come dovrebbe essere noto, lo studio di settore è un’elaborazione statistica dei dati che si inviano in occasione delle dichiarazioni, con la quale prima si costruisce una “fotografia” del settore, i famosi cluster o “gruppi omogenei” di dentisti, e poi si associa ad ogni cluster un certo risultato minimo di incasso annuale che occorre dichiarare al Fisco. Come già al tempo dell’uscita del precedente studio VK21U, pubblico una tabella che mostra l’evoluzione, descrittiva e numerica, di questa particolare “fotografia” nei tre studi finora conosciuti dai dentisti (UK, VK e il nuovissimo WK21U), che grazie alla statistica diventa sempre più rappresentativa della realtà dei dentisti italiani. La tabella è ordinata in modo decrescente sulla quantità delle presenze nei cluster di WK21U. Allego inoltre la descrizione dei cluster di WK21U.
Confronto_cluster_studio_di_settore_dentisti
DESCRIZIONE_CLUSTER_WK21U

Corso pratico 2013, pubblicato il nuovissimo programma!

E’ online il programma del “Corso pratico” di amministrazione e management per l’Odontoiatra del 2013, giunto alla settima edizione didattica e all’ottavo anno consecutivo di realizzazione. Il programma è consultabile cliccando su questo link: Corso Pratico 2013

Nuovo corso di un giorno a MILANO il 10 Novembre 2012!

Informo i visitatori del Blog che possono consultare il programma del nuovo corso di un giorno, analogo a quello tenuto a Roma il 6 ottobre 2012, cliccando qui: Programma Management Milano

Il corso è un’ottima occasione per affrontare questioni gestionali con un approccio concreto e immediato. Non mancate la lettura del programma!

Le (giuste) parole del management odontoiatrico

Seguendo un “trafficato” post sul forum “Gestione dello studio” di Odontoline.it, di cui sono moderatore, ho visto che venivano usate in modo non omogeneo e talvolta errato alcune parole “tecniche”. Ad esempio, si usava il termine “Ricavo” per designare il guadagno. Le parole sono estremamente importanti quando si comunica fra più persone, specie in rete, e se non vi è accordo preventivo sul loro significato la discussione è pura perdita di tempo.

Per questo, ho postato quanto segue, un piccolo lessico di economia aziendale:

Ricavo=valore della produzione, nel vostro caso la somma dei prezzi delle prestazioni già eseguite, anche se non ancora incassate;

Costo=valore delle risorse consumate per eseguire le prestazioni;

Risorse=umane, le remunerazioni maturate dagli operatori che hanno eseguito le prestazioni e gli stipendi ai dipendenti; strutturali, il costo delle attrezzature (ammortamento) e le spese per l’immobile; consumi, i materiali impiegati per eseguire le prestazioni e le spese per le protesi consegnate.

Rendimento=differenza fra Ricavo e costo (guadagno se positiva, perdita se negativa);

Incassi=quanto entra a qualsiasi titolo;

Uscite=quanto esce a qualsiasi titolo;

Compensi=la parte imponibile (fiscale) degli incassi

Spese=la parte deducibile (fiscale) delle uscite

Costi fiscali=gli ammortamenti, i leasing

Qualche schemino:

Ricavo –

Costo =

Rendimento (reale)

Incassi –

Uscite =

Flusso di cassa

Incassi fiscali –

Spese –

Costi fiscali =

Reddito imponibile

Personalmente, ragiono così: il rendimento è la misura più importante perchè fa capire come impostare i prezzi, dove agire per ridurre le perdite e sostenere i profitti, ma pochi studi la conoscono; le tasse sono una cosa a sè con regole proprie di tipo legale e non aziendale; la liquidità è la figlia legittima del rendimento ma è influenzata da fattori esterni (es. ritardi nei pagamenti, inefficenze organizzative, scelte personali del titolare) e quindi non dice tutto su come va lo studio e prenderla a riferimento del rendimento è sbagliato e fuorviante.

Il conto del dentista: come farlo “digerire” meglio al paziente

Come sempre, dal Forum “Gestione dello studio” di Odontoline.it. di cui sono moderatore, arrivano interessanti elementi di riflessione. Un recentissimo topic verte sulla questione della “vestizione” della fattura, in base ad una percezione per cui farla con delle voci troppo sintetiche, il nome della prestazione, avrebbe meno impatto sul paziente che farla con delle voci “esplose”, le fasi di lavoro della prestazione. L’idea, grossolanamente, è che più voci si mettono nella fattura più questa possa sembrare meno “pesante” e dunque più accettabile al paziente. Le opinioni, ovviamente, sono molto diverse, c’è chi dice si e chi no. Per quanto mi riguarda, ho postato, fra gli altri, il seguente intervento:

“E’ bene sapere che per quanto riguarda le fatture non esiste molta libertà “fiscale” rispetto alle voci utilizzabili, anzi. Per capirsi, se in una fattura venissero scritte voci del tipo “Tempo del dottore” o “Costo dei materiali”, e forse anche quelle voci iperdettagliate, in caso di controllo fiscale questo potrebbe portare a problemi, e le regole sulla fatturazione sono piuttosto rognose.

La fattura in pratica conviene farla in modo conforme alle varie specifiche che ADE ha nel tempo rese note. Informo con l’occasione che di questo darò ampio conto nel corso del 6/10 a Roma, come si può vedere nel rinnovato programma: Programma Gestione Roma.

Detto questo, per cambiare, si spera in meglio, la percezione del “conto del dentista” del paziente, bisognerà dunque lavorare su documenti diversi dalla fattura, probabilmente i “preventivi” o similari.

Quando io penso a quella che chiamo “Innovazione nella tariffazione”, penso principalmente a due cose: 1) il rapporto fra i prezzi delle varie prestazioni; 2) il contenuto della tariffa. La prima cosa, significa domandarsi se, tanto per capirsi, anzichè proporre l’otturazione a 100 e la corona a 900, non sia meglio dare la prima a 300 e la seconda a 700.

La seconda cosa significa comunicare, invece del prezzo complessivo di una prestazione (che mi sembra essere l’argomento principale di questo topic), le sue “componenti”, per sensibilizzare il paziente rispetto al reale valore di quanto gli si fa. Un esempio, ma non sarà l’unico, di questo approccio potrebbe essere suddividere la prestazione in: 1) prestazione professionale vera e propria (il compenso del dentista per la sua opera); 2) rimborso spese per i materiali e la protesi; 3) rimborso costi di studio (personale e c. fissi in genere); 4) rimborso spese di assicurazione (il concetto si potrebbe estendere anche ai rifacimenti); 5) rimborso spese per la sicurezza della seduta (decontaminazione, sicurezza elettrica ecc.). “.