Società Odontoiatriche: professione o commercio? Un convegno

Ringraziamo OMCEO Bologna per la messa in rete di questo importante convegno, tenutosi in Bologna il 12 ottobre dello scorso anno.

Chi è interessato al “Fenomeno societario in Odontoiatria” dovrebbe dedicare il tempo che serve alla sua attenta visione.

Interessante l’accenno alle cooperative di lavoro, forse troppo ottimistico per il presunto vantaggio fiscale che ci sarebbe. Ma ci si può lavorare.

Altrettanto interessante l’intervento del notaio sull’oggetto sociale delle società commerciali che operano in odontoiatria e sull’incompatibilità di quello con il codice Ateco 86.23.00. Incompatibilità peraltro appositamente sanata con l’articolo 1 comma 153 secondo periodo della L. 4 agosto 2017 nr. 124, norma che, ben lungi dall’essere una liberalizzazione dell’esercizio dell’odontoiatria come qualcuno ha erroneamente inteso, scaturendo dal “famoso” parere del MISE sulla attribuzione di quel codice alle società diverse dalle stp, va perciò interpretata come esclusivamente rivolta ai Conservatori del Registro delle imprese presso le Camere di commercio, le quali infatti a seguito di quella norma hanno variato il loro regolamento nazionale “aprendo” l’attribuzione di quel codice attività anche alle società commerciali.

Da vedere con altrettanta attenzione la seconda parte, la tavola rotonda.

 

 

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FISCO & DENTISTI: ISA 2020, addio al “Quadro G”, più chiarezza

Di Paolo Bortolini *

[Sulla questione della gestione dei costi fiscali e contributivi, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “I COSTI IN ODONTOIATRIA DALLA A ALLA Z”]

Addio “Quadro G”. In un convegno per gli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Padova, luglio dello scorso anno, il “Megadirettore” della SOSE, il “capo” per quanto riguarda gli ISA, dichiarava che nelle successive “evoluzioni” dello strumento presuntivo, anziché, come è sempre stato per gli “studi di settore”, utilizzare per i conteggi una specifica rielaborazione del quadro RE della dichiarazione dei redditi, il famoso “Quadro G”, per guadagnare in chiarezza e semplicità sarebbe stato utilizzato direttamente il quadro RE della dichiarazione, così come stava.

E’ stato di parola. Già in questa rapidissima evoluzione dell’ISA dei dentisti cui abbiamo assistito: uscito nuovo nuovo nel 2019 l’ISA AK21U, non si sono infatti aspettati i due anni che la legge consente prima di fare modifiche, ma in pochi mesi si è già in possesso dell’ISA BK21U, completo in tutte le sue parti.

Questa supersonica evoluzione non riguarda solamente l’ISA dei dentisti, ma anche molti altri. L’impressione è che si sia voluto quanto prima mandare in soffitta la prima versione di questi strumenti, con tutte le polemiche che ne sono seguite. Bene.

Dunque, in BK21U non c’è più il “Quadro G”, ma il “Quadro H”, identico al quadro del modello dichiarativo, in modo da non dover più costringere i dentisti e i loro commercialisti alle contorsioni necessarie per ricostruire i valori contabili con i quali reggere le loro simulazioni in corso d’anno. Ora, i dati necessari per queste previsioni possono ricavarsi direttamente dalla contabilità dello studio, se tenuta con le necessarie caratteristiche, come da quella del commercialista.

Non è l’unica delle importanti novità che caratterizzano l’evoluzione dell’ISA dei dentisti. Infatti, l’arrivo del “Quadro H” ha consentito di razionalizzare le variabili della funzione di regressione utilizzata per la stima dei compensi minimi e del valore aggiunto minimo, rapportati al numero di addetti dello studio, con ulteriore guadagno in chiarezza e comprensibilità dei calcoli eseguiti.

Semplificazione anche per quanto riguarda i “dati precalcolati” forniti dall’Agenzia delle entrate, fra i quali il “coefficiente individuale”, un parametro determinante per la “sufficienza” nella scala da 1 a 10 prevista da ISA, costruito sulla base dei dati dichiarati nei sette anni precedenti. Non sarà infatti più fornito il dato riferito al reddito dichiarato dal contribuente nelle descritte precedenti annualità, informazione che, peraltro, non trovava alcun impiego pratico ai fini del calcolo dell’ISA.

[Sulla questione della gestione dei costi fiscali e contributivi, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “I COSTI IN ODONTOIATRIA DALLA A ALLA Z”]

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività economiche in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per le consulenze.  Clicca per i miei argomenti. Clicca per i miei corsi.

No contanti dal dentista: ma… da subito o da marzo 2020?

[Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.]

Di Paolo Bortolini *

Questa mattina, un odontoiatra che ha partecipato ad un corso dove ero relatore, mi telefona per interrogarmi in merito alla veridicità di una certa notizia sulla questione “no contanti dal dentista”, informandomi che perfino nell’ambito della sua associazione di categoria, sta circolando questa “novità”.

La notizia è, per sommi capi, la seguente. Nella solita “rete” e nei soliti “social”, da qualche ora hanno preso a girare “voci”, secondo cui, almeno fino a metà gennaio, o perfino a tutto febbraio (giorno più, giorno meno) i clienti degli studi che pagheranno le prestazioni per contanti, potranno comunque detrarre la spesa. Ciò in quanto la nuova disposizione entrerebbe in vigore non dal primo giorno dell’anno, ma dopo quindici o perfino sessanta giorni da questa data.

Alla base di queste “voci”, ci sarebbero rispettivamente due fondamenti giuridici.

Il primo, è che la legge, e precisamente l’art. 10 delle “preleggi”  al Codice civile, così dispone in materia di decorrenza dell’obbligatorietà delle leggi (corsivo mio): “Le leggi e i regolamenti divengono obbligatori nel decimoquinto giorno successivo a quello della loro pubblicazione, salvo che sia altrimenti disposto.”.

Il secondo è la disposizione del comma 2 dell’art. 3 della legge 27 luglio 2000 nr. 212, conosciuta come “Statuto del contribuente”, che recita: “In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti.”.

Ebbene, come scrisse il Poeta: “Lasciate ogni speranza…”.  La nuova regola fiscale è pienamente in vigore dal primo gennaio 2020. E questo per due ben chiari motivi.

Il primo sta nelle parole in corsivo leggibili due periodi prima di questo. Quel “salvo che sia altrimenti disposto”. E infatti, l’art. 19 della legge 27 dicembre 2019 nr. 160, la “legge di bilancio”, dispone proprio che: “La presente legge, salvo quanto diversamente previsto (nelle varie disposizioni della medesima, ndr), entra in vigore il 1° gennaio 2019”. Siccome nel comma 679, che è quello che dispone l’irrilevanza fiscale dei pagamenti per contanti ai fini della detrazione del 19%, nulla si legge in merito alle date di sua entrata in vigore, si assume per forza quella generale dell’art. 19: il 1° gennaio 2020.

Non ci salva nemmeno lo “Statuto del contribuente”, il quale, nonostante il roboante nome, è una “normale” legge ordinaria. Per farla breve, una successiva legge ordinaria, come lo è quella “di bilancio” 2020, può legittimamente derogare la disposizione del comma 2 dell’art. 3 di detto “Statuto”. Si veda ex multis Cassazione 3 aprile 2012, n. 5324: “la disposizione che fissa il termine minimo di sessanta giorni per l’effettuazione degli adempimenti da parte del contribuente non ha uno specifico fondamento costituzionale, né il termine da essa stabilito attiene all’esercizio del diritto di difesa. Ne consegue che il rapido susseguirsi di disposizioni aventi forza di legge non rispettose del termine indicato determina il verificarsi di una normale vicenda di successione di leggi nel tempo.”.

Perciò, les jeux sont faits: dal 1° gennaio 2020…”no contanti” per la detrazione!

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No contanti ai dentisti per la detrazione. Due domandine calde calde

Un Odontoiatra lettore degli articoli di questo Blog, ha inviato alla redazione due domande, che in effetti sono d’interesse per molti. Per questo, abbiamo chiesto al Dott. Paolo Bortolini di fornirci un parere.

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Domanda 1. “Visto che la nuova norma consente ancora di detrarre le spese sostenute per contanti relative ai farmaci e ai dispositivi medici, le spese che i nostri pazienti sostengono presso i nostri studi per gli impianti e la protesi, possono essere portate da loro in detrazione se pagate per contanti?”.

Domanda 2. “In alcuni casi, che si presume possano presentarsi frequentemente, il pagamento tracciato è effettuato da un soggetto diverso da chi ha ricevuto le cure. Ad esempio paga con carta di credito il genitore per cure prestate al figlio non a carico, oppure paga il figlio/a per il genitore anziano che non dispone di mezzi elettronici di pagamento. Se il paziente ci chiede spiegazioni in merito alla detraibilità di quella spesa dalla sua dichiarazione, cosa dobbiamo dirgli?”.

Parere del Dottor Bortolini

La domanda 1, che ho visto porre su vari social e sul Forum fiscale di Odontoline.it da me moderato, sorge leggendo solo superficialmente, o senza avere i mezzi concettuali per interpretarlo, il testo della norma. La norma è questa (sottolineato e corsivo mio):

“La disposizione di cui al comma 679 (solo pagamenti tracciati per la detrazione, ndr) non si applica alle detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.”.

L’accostamento (congiunzione “e di”) delle parole “dispositivi medici” e “medicinali”, a mio avviso rivela l’intenzione del Legislatore di esentare dalla tracciabilità ai fini della detrazione solo le spese per detti articoli fatte presso le farmacie, i negozi di articoli sanitari ed esercizi affini. Si parla infatti di “acquisto”, termine che si può riferire esclusivamente ad operazioni di compravendita di prodotti e oggetti (nel commercio) e non certo alla committenza di prestazioni professionali. Pertanto, la parte della disposizione di legge che esclude gli acquisti dei dispositivi medici dall’obbligo di pagamento tracciato per usufruire della detrazione fiscale, non si riferisce a quelli forniti dai dentisti ai loro pazienti. Si veda, per una classificazione “fiscale” dei dispositivi medici, la circolare 31/5/2019 nr. 13E.

Alla domanda 2, si risponde intanto premettendo che non è compito del dentista assicurare le condizioni affinché la spesa sostenuta presso di lui dalla clientela sia detraibile, avendo egli il solo obbligo di emettere la fattura, nei termini e con i contenuti previsti dalla legge, a fronte del pagamento ricevuto, indipendentemente da come lo stesso gli sia stato effettuato e di inviarla, ugualmente nei limiti dei contenuti previsti dalla legge, al Sistema tessera sanitaria. Di questo ho già detto in altri miei interventi.

Il problema per il dentista, casomai, sarà quello, in caso di verifica fiscale, di collegare gli importi incassati alle fatture emesse, richiesta che i verificatori possono formulare ad esempio in sede di indagini sui conti correnti. A titolo di esempio, qualora, fra i vari casi possibili, risultasse un pagamento effettuato da Tizio per cure fatturate a Caio, potrebbe risultare un incasso “a nero” (rectius non fatturato), quindi l’omessa fatturazione verso Tizio. Sarà quindi da porre la massima attenzione in tutti quei casi nei quali non si ha la certezza che il titolare della carta di pagamento e il beneficiario delle prestazioni sono la stessa persona. Servono particolari accorgimenti, di cui si tratterà al corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”

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FISCO: ISA DENTISTI 2020 C’E’! COME SARA?

Di Paolo Bortolini *

Se ti interessa l’Odontoiatria fiscale, informati sul nuovissimo corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.

 

La SOSE, l’azienda partecipata dal Ministero delle finanze e da Banca d’Italia costituita per la creazione e gestione degli studi di settore, ora trasmutati nei nuovi “ISA” (Indici sintetici di affidabilità fiscale, quelli del “voto” da 0 a 10), non ha perso tempo ed ha già provveduto a “dare una sistemata” a vari ISA, dopo la partenza garibaldina dell’anno scorso, fra cui anche a quello dedicato ai dentisti professionisti e alle imprese attive nel campo.

E’ dunque già fra noi l’ISA BK21U (come per gli studi di settore, la K denota l’attività professionale regolamentata, il 21 è il codice dei dentisti e la prima lettera il numero della versione, rectius dell’evoluzione. La “U” non so, c’è sempre stata). Ne sono contento, in quanto anche a livello di “nota metodologica”, quella che serve a noi commercialisti per applicare in modo personalizzato lo strumento, si è fatto un bel passo avanti in chiarezza.

Sono stati, direi profondamente, revisionati i “Modelli di business” (MOB), cioè i vecchi cluster, ma anche tanti coefficienti numerici usati per i calcoli delle “pagelle”. Praticamente non ne è rimasto uno uguale a quelli dell’ISA con cui si è dichiarato, l’anno scorso, il reddito professionale o d’impresa del 2018.

Sono anche “spariti”, per i professionisti, alcuni “indicatori di anomalia” che avevano dato quale problema (punteggi inspiegabilmente bassi):

  • l’incidenza delle altre componenti negative nette sulle spese;
  • l’assenza del valore dei beni strumentali;
  • l’attività “non inerente” (che evidentemente diventerà “inerente”) attività del laboratorio odontotecnico annesso alla struttura nel caso in cui rappresenti più del 50% dei compensi.

E’ però stato aggiunto un nuovo indice di anomalia:

  • l’incidenza degli interessi passivi.

 

L’impressione è, almeno la mia, che SOSE è, giustamente data la professionalità di cui dispone, corsa ai ripari dopo il pastiche dello scorso anno, con tutto lo strascico di polemiche e contestazioni. Vi è però anche da dire che, siccome i dati che sono stati elaborati per costruire l’ISA, almeno da questa mia prima analisi, sono riferiti al 2016, come per quelli della versione del 2019, forse c’è da domandarsi ancora qualcosa in merito alla capacità di rappresentare fedelmente la situazione di questa nuova evoluzione dell’ISA dei dentisti.

Fra i vari argomenti possibili, presento una tavola sinottica riferita ai MOB della versione dello scorso anno e di quella, così rapidamente revisionata, con la quale si andrà a dichiarare quest’anno per il 2019 (salvo ulteriori modifiche).

L’anno scorso, con l’ISA AK21U, i MOB erano gli stessi (dunque unificati) per il lavoro autonomo e le imprese, adesso invece si è proceduto alla necessaria separazione, e i risultati sono ovviamente molto diversi, specie per le imprese. Non è più rispettata la numerazione progressiva dei singoli MOB, poco male:

CONFRONTO MOB AK BK

 

Se ti interessa l’Odontoiatria fiscale, informati sul nuovissimo corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.

 

La nuova “fotografia” dell’odontoiatria fiscale italiana del 2020 sarà più precisa? Lasciatemi dire che è stato un peccato che, a quanto si è visto finora, la grande esperienza maturata da SOSE con lo studio di settore dei dentisti non abbia contribuito a dare un prodotto subito più rappresentativo, se a così breve distanza si è ritenuto di procedere a così radicali modifiche. E’ da presumere che per raggiungere la notevole aderenza al reale dei vecchi studi di settore, ci vorrà del tempo. Messaggio per la SOSE: c’è un grande esperto a vostra disposizione, per sapere chi è, guardate la firma di questa nota!

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2020: fuga dal contante (negli studi dentistici) CHE FARE?

FUGA CONTANTE 2

Di Paolo Bortolini *

Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.

Come credo sia ormai universalmente noto, la “finanziaria” per il 2020 (so che non si chiama più così, è la “legge di bilancio”, ma sono un po’ nostalgico), ha disposto che la detraibilità del 19% delle spese sanitarie sostenute nell’anno dal contribuente, presso studi privati non accreditati, sarà ammessa, in sede dichiarativa, solo se dette spese saranno state sostenute con mezzi di pagamento diversi dal contante. I cosiddetti “mezzi tracciati”.

Ai contribuenti, non basterà più conservare solo la fattura delle prestazioni, com’era fino ad oggi, ma dovranno anche, in caso di controlli fiscali, documentare il pagamento esibendo l’estratto conto della banca o della carta di credito, o altro documento possa servire a dimostrare l’avvenuto pagamento con mezzi diversi dal contante. Quindi un onere in più per i pazienti.

Negli studi, a meno che i pazienti che fino ad oggi pagavano in contanti siano disinteressati alla detrazione del 19%, cosa che appare assai inverosimile, si raggiungerà per via fattuale e indiretta l’effetto di quasi-eliminazione delle transazioni per contanti fra professionisti (sanitari) e clienti, che il vituperato “decreto Visco-Bersani” non era (manco per nulla) riuscito a raggiungere per via normativa. Si veda l’abrogato comma 12 art. 35 del DL 4/7/2006 nr. 223.

 

Maggiori costi, che fare?

Inoltre, è plausibile pensare che i mezzi di pagamento diversi dal contante abbiano un costo specifico, si pensi alle commissioni bancarie, il cui carico si distribuirà fra dentista e paziente, ma sempre plausibilmente di più sul primo dei due.

Però, a questi maggiori costi causati dal certo aumento delle transazioni con carte, ci ha pensato il Parlamento. Infatti, gaudete et exsultate, è stato previsto un rimborso tramite “credito d’imposta” del 30% delle spese per le commissioni relative agli incassi POS. Tale rimborso: a) sarà conteggiabile a partire da 1/7/2020; b) spetta a chi nel 2019 ha incassato meno di 400.000 €.; c) è utilizzabile dal mese successivo al sostenimento della spesa (da documentare con l’estratto conto o altro documento bancario) ma solo “in compensazione”, quindi a scalare in un F24 qualsiasi (es. quello dei contributi dei dipendenti). Si veda per tutto questo l’art. 22 del DL 124/2019.

Si deve anche considerare che i commi 288-290 della legge di bilancio (sempre la vecchia “finanziaria”, rectius L. 27/12/2019 nr. 160, in GU il 30/12/2019), hanno previsto dei “rimborsi in denaro” ai consumatori maggiorenni che sosterranno spese con mezzi elettronici. Pertanto, a fronte di questi rimborsi in denaro, si potrebbe perfino prevedere a cuor più leggero un’integrazione in fattura del corrispettivo per le prestazioni che comprenda il recupero dell’imposta di bollo, le spese per commissioni POS e magari in generale per le attività amministrative connesse all’operazione. Altrimenti, se si vuole recuperare il costo dovuto all’aumento delle transazioni con il POS, che sarà notevole per i motivi di cui si dirà oltre, non resta che aumentare le tariffe delle prestazioni.

Detto del “problema costi” che può sorgere in collegamento a questa novità normativa, vi sono però altri aspetti da considerare, per il dentista: quello dell’organizzazione interna, quello della relazione con la clientela e quello dell’adempimento consistente nell’invio dei dati al “Sistema tessera sanitaria”. Vediamoli.

 

Organizzazione che fare?

Che negli studi dentistici ci siano molte transazioni con i pazienti regolate per contanti, è dato di esperienza comune. Se non è plausibile pensare che tutti questi pagamenti passino d’emblée all’evasione, come sembra adombrare, sbagliando, qualcuno sui social (evocando “vecchine” che tirano fuori i contanti dal salvadanaio, mentre è invece più facile che tirino fuori dalla borsetta uno smartphone per fare un pagamento contactless), questo provvedimento avrà invece un forte impatto sull’organizzazione amministrativa degli studi.

Chi vorrà eventualmente pagare ancora per contanti, non perseguendo quindi la detrazione, infatti saranno alcune limitate tipologie di pazienti, sostanzialmente gli “incapienti”, cioè chi non ha Irpef da versare e dunque la detrazione non gli interessa. Si pensi a chi ha redditi molto bassi, o dispone solo di redditi esenti, esclusi o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. Oppure chi è tassato con imposta sostitutiva, come ad esempio il milione circa di “forfetari”. Tutti gli altri, invece, saranno plausibilmente assolutamente interessati alla detrazione. Quindi non pagheranno più, se lo facevano, con il cash.

Vediamo in dettaglio alcuni aspetti di cambiamento organizzativo che potranno seguire al concreto evolversi della nuova disposizione:

  • non sarà più rinviabile il dotarsi di terminale POS per poter assicurare ai clienti l’operatività necessaria per accettare i loro pagamenti; non farlo significa o “condannare” i clienti al pagamento per contanti, dunque alla perdita della detrazione, oppure doverli costringere a pagare con assegno o bonifico, modalità comunque più scomode e costose delle “carte”;
  • si dovrà porre molta attenzione sulle verifiche dell’identità di chi riceve le cure e di chi le paga, per evitare di trovarsi, in caso di controllo fiscale, a non riuscire a dimostrare il collegamento degli incassi bancari alle fatture emesse qualora questi due soggetti non corrispondessero;
  • facilitata invece dovrebbe risultare la contabilità dello studio, in quanto poter disporre di riscontri certamente precisi quali sono i documenti bancari, semplifica il lavoro dell’addetto alle registrazioni; inoltre, la fortissima riduzione del contante da “maneggiare” eliminerà alcuni costi collegati alla sua gestione (contabilità più attenta, rischi di ammanchi, tempo per i versamenti ecc.).

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Comunicazione che fare?

Se è vero che le questioni che riguardano la detraibilità della spesa sostenuta sono di esclusivo interesse del cliente, sarà quindi altrettanto vero che è un suo onere conoscere la novella normativa. E’ altresì vero però che è interesse dello studio evitare ogni inutile discussione, e fare perciò in modo, investendo meno tempo e fatica possibili, che chi entra in studio per ricevere e pagare prestazioni, sia edotto della cosa. Per questo, si possono utilizzare varie tecniche:

  • il cosiddetto “avviso fisso”, cioè dei cartelli affissi in varie zone dello studio, e in particolare in quelle dedicate agli incassi e alla fatturazione, che con semplicissimi testi ricordino, o informino, i pazienti sulla irrilevanza fiscale dei loro pagamenti per contanti;
  • una o più comunicazioni scritte, inoltrate via email, lettera o messaggistica telefonica, con testi dello stesso tenore di quelli degli “avvisi fissi”, e magari segnalando anche che si dispone della possibilità di ricevere ogni tipo di pagamento elettronico;
  • entrambe le cose. Di sicuro, non conviene rimanere inerti.

 

Che fare con “Tessera sanitaria”?

Più “rognosa” la questione dell’eventuale invio del dato relativo alla modalità di pagamento al “Sistema tessera sanitaria” (STS). La “rognosità” va osservata dal lato delle sanzioni previste per questo adempimento, che possono arrivare a 100 €. e senza possibilità di “cumulo giuridico”, cioè si paga la sanzione per ogni comunicazione omessa, tardiva o, che è il caso che qui più interessa, errata, senza “sconti-quantità”. L’errore può capitare, specie a chi emette tante fatture, e inviare un dato “pagamento tracciato” mentre si è incassato per contanti non è certo impossibile. Ma è obbligatorio inviare a STS l’informazione sul “pagamento tracciato”?

Con una velocità degna di nota, le disposizioni in commento non erano ancora in vigore, sembra che i programmatori del “Sistema Tessera sanitaria” (STS) abbiano già deciso di imporre ai medici e agli odontoiatri (nonché di farlo gestire ai loro intermediari fiscali) un nuovo obbligo comunicativo. Infatti, nella “maschera” di inserimento dei dati per la comunicazione a STS dei dati delle fatture emesse da parte degli Operatori sanitari, è comparso, tomo tomo, cacchio cacchio, un nuovo campo chiamato “Pagamento tracciato”, cui corrisponde la scelta binaria, si può ritenere per questo obbligata, fra un “SI” e un “NO”.

Si consideri però che al momento non esiste alcun obbligo legale riferito all’invio dell’informazione in commento. Obbligo che, se esistesse, si trasformerebbe in nuove responsabilità e oneri economici (si pensi al tempo di lavoro loro e dei loro intermediari, commercialisti in primis) per i medici e gli odontoiatri.  Pertanto non si comprende la “fretta” dei programmatori di STS.

Nessuna comunicazione aggiuntiva a STS, oltre le attuali, dunque, dovrebbe essere imposta agli Operatori sanitari. Sarebbe opportuno che pervenissero chiarimenti da parte delle Amministrazioni interessate.

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Spese sanitarie & pagamenti “tracciati”. Primo dubbio da “Tessera sanitaria”

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Come è noto, il “combinato disposto” dei commi 629, 679 e 680 della “Legge di bilancio 2020”, ad oggi non ancora pubblicata in G.U., a partire dalle spese sanitarie sostenute dai contribuenti nel 2020, presso gli studi privati non accreditati, consentirà la detrazione d’imposta del 19% prevista dall’art. 15 del TUIR solo se le stesse saranno sostenute con mezzi di pagamento “tracciabili” ai sensi dell’art. 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Con una velocità degna di nota, (le disposizioni in commento non erano ancora in vigore), sembra che i programmatori del “Sistema Tessera sanitaria” (STS) abbiano già deciso di imporre ai medici e agli odontoiatri (nonché di farlo gestire ai loro intermediari fiscali) un nuovo obbligo comunicativo. Infatti, nella “maschera” di inserimento dei dati per la comunicazione a STS dei dati delle fatture emesse da parte degli Operatori sanitari, è comparso oggi un nuovo campo chiamato “Pagamento tracciato”, cui corrisponde la scelta binaria, si può ritenere per questo obbligata, fra un “SI” e un “NO”. Vedi immagine:

tessera_sanitaria2020

Ora, a mio avviso non dovrebbe competere ai medici e agli odontoiatri un simile obbligo comunicativo. Cosa infatti potrebbe capitare in caso di errori? Perché caricare di nuove responsabilità e oneri economici (si pensi al tempo di lavoro loro e dei loro intermediari, commercialisti in primis) i medici e gli odontoiatri, i quali non hanno alcun interesse, ritorno economico né obbligo legale (affinché lo diventi si deve modificare infatti l’art. 2 del Decreto MEF del 31/7/2015, che delega l’Agenzia delle entrate a indicare i dati da trasmettere a STS “cosi come riportati sul documento fiscale emesso dai medesimi soggetti”, e nel documento fiscale, che è la fattura, non è obbligatorio indicare la modalità di incasso!)? Pertanto non si comprende la “fretta” dei programmatori di STS.

E’ interesse esclusivo del contribuente assicurarsi la detrazione, perciò è più logico che la certificazione della sussistenza della condizione del pagamento tracciato spetti esclusivamente a quest’ultimo, cosa che potrà fare al momento dell’invio della dichiarazione dei redditi, magari predisponendogli un apposito “flag” sulla “precompilata”. Solo in tale ultimo caso infatti, la responsabilità di questa comunicazione ricadrà solo su di lui, come è giusto essendo lui il solo beneficiario della detrazione, e non anche, vuoi o non vuoi sussistendo il presunto nuovo obbligo comunicativo in discussione, sul medico o sull’odontoiatra. Si pensi, fra altri, ai casi in cui il pagamento “tracciato” provenga da una “carta” intestata ad una persona diversa dall’intestatario della fattura ad insaputa dell’Operatore sanitario, cosa possibilissima.

Nessuna comunicazione aggiuntiva a STS, oltre le attuali, dunque, dovrebbe essere imposta agli Operatori sanitari. Sarebbe opportuno che pervenissero chiarimenti da parte delle Amministrazioni interessate, visto che manca pochissimo al 2020.

[Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.]

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