MODELLO D ENPAM (ENTRO 31 LUGLIO 2022). ATTENZIONE ALLE “RETTIFICHE FISCALI”

Adempimento: comunicazione a Enpam del reddito professionale, Modello D, entro il 31 luglio

Entro l’ultimo giorno del mese di luglio, l’iscritto all’ENPAM è tenuto a comunicare all’Ente l’ammontare del reddito professionale prodotto nell’anno precedente, sul quale l’Ente calcolerà l’importo della contribuzione percentuale annuale dovuta. L’adempimento in questione è disposto dai commi 4 e 5 dell’art. 3 del Regolamento generale del Fondo.

La comunicazione si esegue in via telematica, accedendo all’area riservata all’iscritto del sito Internet Enpam e compilando il noto “Modello D”. Nello stesso sito Internet si possono trovare le istruzioni per procedere a questo importante adempimento, che ogni anno coinvolge medici e odontoiatri che svolgono attività libero-professionale e i loro consulenti. L’utilità di rivolgersi ad un consulente, di solito il commercialista, è evocata nello stesso sito Internet dell’Ente: in una apposita sezione intitolata “Importo da dichiarare”, nella sottosezione “Dove cercare l’importo” si legge infatti che l’importo da inserire nel Modello D si può trovare “orientativamente” sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno oggetto di comunicazione, e che: “In ogni caso ti raccomandiamo di consultare sempre il tuo commercialista”.

La trasposizione dell’importo dai documenti fiscali al sito dell’Ente non è dunque cosa automatica e immediata, nonostante il comma 1 dell’art. 3 del citato Regolamento generale lo colleghi alla dichiarazione ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, il modello “Redditi PF”, dunque indispensabile ma non esaustivo riferimento. Più in generale, si può affermare che in alcuni casi il reddito imponibile ai fini fiscali e quello ai fini previdenziali non coincidono. Si può anche osservare che l’aspettativa dell’Ente, rispetto al Modello D, non è tanto quella, ufficiale, di ricevere l’importo del “reddito”, ma direttamente quello dell’imponibile previdenziale.

Il calcolo dell’imponibile previdenziale

Il motivo per cui l’individuazione dell’importo da comunicare nel Modello D richiede un supplemento di analisi rispetto al mero dato fiscale, deriva in primo luogo da quello che si può definire come “principio di onnicomprensività” dell’obbligo contributivo dell’Enpam, in relazione alla captazione del reddito imponibile previdenziale, sancito nel primo periodo del comma 2 dell’art. 3 del Regolamento generale. Tale onnicomprensività si traduce, sul piano pratico, nella possibilità che, in base alla estrema varietà delle situazioni individuali degli iscritti, ci possano essere dei redditi che sono imponibili ma che o non compaiono nella dichiarazione dei redditi, o sono in questa presenti in più “quadri” reddituali e non solo in quello dedicato al reddito professionale, il “quadro RE”.

Inoltre, in secondo luogo, l’esigenza di applicare la contribuzione sui redditi effettivamente prodotti con l’attività libero professionale, al netto delle spese sostenute per produrli, fissata come principio dal comma 2 bis dell’art. 3 citato, dove le parole: “si tiene conto esclusivamente delle spese deducibili secondo la vigente normativa fiscale”, evocano la necessità che le spese deducibili per il calcolo dell’imponibile previdenziale possiedano i requisiti dell’inerenza e dell’effettività, escludendo dalla deduzione dai “redditi, compensi, utili ed emolumenti”, ciò che non è servito per produrli. Per simmetria, dal calcolo dell’importo da comunicare andranno altresì espunti eventuali componenti positivi, presenti nelle dichiarazioni ma non dovuti alla professione.

La rettifica dei redditi fiscali

Quanto indicato sfocia nelle principali indicazioni formulate da Enpam ai fini dell’adempimento in esame, visibili nella citata sezione del sito Internet intitolata “Importo da dichiarare”, dalle quali si evince che, ai fini della comunicazione dell’imponibile previdenziale effettuata con il Modello D:

  • Rettifiche in diminuzione. Non devono essere conteggiati altri introiti, diversi da quelli “derivanti dallo svolgimento in qualunque forma dell’attività medica e odontoiatrica o di attività comunque attribuita all’iscritto in ragione della particolare competenza professionale”, quali sussidi o indennità per malattia o maternità, contributi ricevuti in conto esercizio o in conto capitale. E’ inoltre da considerare fra queste rettifiche anche l’importo di eventuali plusvalenze da cessione di beni strumentali, in quanto non si tratta di componenti connessi con l’esercizio professionale ma di mere rettifiche fiscali. Tali importi, presenti nella dichiarazione dei redditi vanno conteggiati, ai fini della determinazione dell’importo da comunicare, in diminuzione del reddito fiscale;
  • Rettifiche in aumento. Non si devono tenere in considerazione le agevolazioni né gli adeguamenti fiscali; le principali agevolazioni presenti nelle dichiarazioni dei redditi sono i cosiddetti “superammortamento” e “iperammortamento”, mentre per “adeguamenti” si dovranno intendere eventuali aggiunte “extracontabili” ai redditi dovuti alla eventuale volontà di adeguarsi, in dichiarazione, al calcolo dell’Isa, l’ex “studio di settore”, o al reddito minimo in caso di società “non operative”. Tali importi vanno conteggiati, ai fini della determinazione dell’importo da comunicare, in aumento del reddito fiscale. In aumento andranno anche conteggiate eventuali minusvalenze da cessione di beni strumentali, in quanto non si tratta di componenti connessi con l’esercizio professionale ma di mere rettifiche fiscali;
  • Si noti che le indicate rettifiche vanno applicate a detti valori se presenti nelle dichiarazioni dei redditi dell’iscritto come a quelle delle società cui eventualmente partecipasse, in preventiva rettifica del reddito fiscale da queste ultime a lui attribuito e oggetto della comunicazione del Modello D.

Per concludere, si può notare che per l’onnicomprensività delle varie casistiche reddituali che confluiscono nel calcolo dell’imponibile previdenziale dell’iscritto, compaiono anche dei redditi puramente figurativi, cioè non effettivamente percepiti. Si tratta dei redditi derivanti dalla partecipazione alle società, di persone e di capitali, i quali vanno considerati, al netto delle indicate rettifiche, indipendentemente dalla effettiva percezione.

QUANDO IN STUDIO “SI CORRE” (MA NON SI PRODUCE)

[QUANDO IN STUDIO SI CORRE]

e la produttività crolla, si deve “bilanciare” e cercare di individuare i “colli di bottiglia”.
L’immagine allegata a questa nota è un file Excel che utilizziamo per la consulenza quando il cliente ha problemi di produttività: nonostante i molti pazienti e la teorica disponibilità di ore produttive da parte dei numerosi operatori, l’eseguito è basso.
Per affrontare questioni del genere, soprattutto in studi multioperatore, si deve iniziare domandandosi se gli orari di presenza degli operatori sono “bilanciati” rispetto alle presenze delle assistenti e al numero di poltrone.
L’immagine mostra la primissima fase del processo di analisi, che si avvale di ulteriori file Excel via via più elaborati e precisi, fase in cui si inseriscono le ore di presenza concordate con i vari operatori, si formula un ipotesi rispetto, intanto, al numero di poltrone moltiplicato per l’orario di apertura dello studio (ore teoriche a disposizione degli operatori per poter operare) e corretto con una valutazione della percentuale effettiva di “disponibilità” delle poltrone, collegata ai vari tempi morti e soprattutto alla presenza di un numero di assistenti “bilanciato” rispetto a quello degli operatori.
Il file Excel che si vede è programmato in modo da colorare di rosso le celle dei totali ore giornalieri che superano le “ore disponibili”. Il file Excel gestisce le 4 settimane del mese, in quanto le presenze degli operatori non è detto che siano uguali per tutte le settimane.

Variando il nr. poltrone, l’orario di apertura e la percentuale di “attività delle poltrone”, il foglio Excel “risponde” istantaneamente, si possono compiere le necessarie simulazioni per decidere cosa modificare
STUDIO BILANCIAMENTO FASE 1

Dentista ditta individuale? Si, forse, no

In alcuni scritti, e in particolare in un articolo apparso nel gennaio 2021 su una rivista professionale, affermavo che l’attività odontoiatrica può essere gestita in modo imprenditoriale, anziché professionale, da parte di un imprenditore “individuale o societario”. Tale affermazione, si poggia sulla libertà per ogni soggetto giuridico pubblico o privato, di essere titolare di un ambulatorio purché autorizzato.

In seguito, sono apparsi dei contributi relativi alla possibilità per il dentista, rectius per un iscritto a un Ordine professionale, di operare come “ditta individuale”, iscritta in Camera di commercio, anziché come professionista intellettuale. Fra le differenze dei due status, quella fiscale comporta che nel primo caso la tassazione avverrebbe con le regole dettate per le imprese, nel secondo con quelle del lavoro autonomo.

Ora, prima di far notare che, da qualche anno, sembrerebbe esistere un generale divieto ad esercitare l’attività odontoiatrica in forma di ditta individuale, giova sapere che, per quanto scritto nel primo paragrafo, chiunque, può, come ditta individuale nonché come società commerciale, allestire un ambulatorio con i necessari requisiti, nominare un direttore sanitario e chiedere l’autorizzazione all’esercizio.

Però, se quel “chiunque” fosse un dentista in attività, si verrebbe a creare un conflitto insanabile fra la sostanza dell’attività, che è l’esercizio della professione, e la veste giuridica formale, che nel caso della ditta individuale, impresa, risulterebbe essere fittizia. Per capirsi, un dentista che facesse il suo mestiere come ditta individuale, risulterebbe portare contemporaneamente due “cappelli”, il che è, civilisticamente e fiscalmente, non consentito. Per le professioni ordinistiche, non c’è possibilità di scelta: vanno esercitate civilmente in base alle regole del contratto d’opera intellettuale, non a quelle del lavoro nell’impresa, fiscalmente in forma di lavoro autonomo. O non vanno esercitate. Il dentista che volesse essere titolare, in veste di ditta individuale cioè impresa, di un ambulatorio autorizzato, dovrebbe dunque, se non proprio “spretarsi” (cancellarsi dall’Ordine) almeno astenersi dall’esercitare nei fatti la professione, per farla fare ad altri abilitati in qualità di incaricati della ditta individuale. Oppure, al limite, ma molto al limite, la ditta individuale del dentista dovrebbe esercitare attività diversa da quella odontoiatrica, ad esempio la gestione di poliambulatori.

Venendo alla questione della apparente presenza di un vero e proprio divieto all’esercizio delle attività odontoiatriche come ditta individuale, si consideri la seguente disposizione di legge, il comma 153 art. 1 della legge 4 agosto 2017 nr. 124 (sottolineature mie):

“L’esercizio dell’attività odontoiatrica è consentito esclusivamente a soggetti in possesso dei titoli abilitanti di cui alla legge 24 luglio 1985, n. 409, che prestano la propria attività come liberi professionisti. L’esercizio dell’attività odontoiatrica è altresì consentito alle società operanti nel settore odontoiatrico le cui strutture siano dotate di un direttore sanitario iscritto all’albo degli odontoiatri e all’interno delle quali le prestazioni di cui all’articolo 2 della legge 24 luglio 1985, n. 409, siano erogate dai soggetti in possesso dei titoli abilitanti di cui alla medesima legge.”.

Si noti che la norma dispone per le “attività” odontoiatriche, non per la “professione”. Con questa disposizione, scritta per poter modificare la normativa nazionale delle Camere di commercio a seguito del parere 415099/2016 del MISE che, almeno “sulla carta”, impediva l’iscrizione in camera di commercio (rectius al Registro delle imprese) delle società commerciali qualora queste dichiarassero come attività svolta quella degli studi odontoiatrici, è stato rimosso l’effetto del parere, ma forse per una scrittura troppo rapida è sorto come effetto collaterale, tale almeno a me sembra, quello di riservare l’attività odontoiatrica solo ai liberi professionisti, alle STP e alle società commerciali. Niente imprese ditte individuali. Sta di fatto che, vigente questo apparente divieto, le camere di commercio hanno ugualmente iscritto ditte individuali che nei codici attività recano il codice 86.23 (come hanno continuato a iscrivere società commerciali anche dopo il parere del MISE ma prima della legge 124 del 2017), circa una novantina da ottobre 2017 ma, a titolo di mera informazione, di queste solo poco più di dieci dichiarano di svolgere effettivamente l’attività odontoiatrica (l’uso del codice Ateco è infatti obbligatorio in sede di apertura della partita Iva, quindi per l’Agenzia delle entrate, ma non per l’iscrizione di un’impresa che declina l’attività esercitata “a parole”) di cui otto risultano di proprietà di dentisti iscritti all’Ordine. Fra le altre ditte individuali con il codice attività 86.23, l’attività esercitata che va per la maggiore è la coltivazione di frutti oleosi e di cereali. Presenti in buona misura anche l’allevamento di suini ed equini, la locazione di immobili e la vendita per corrispondenza di prodotti alimentari. Insomma, un po’ di confusione, sarebbe meglio non provocarne altra.

Contributo fondo perduto 2021. Foglio di calcolo gratuito

ATTENZIONE! la registrazione del webinar è disponibile gratuitamente

sul gruppo Facebook “Odontoiatria contabilità e fisco”, sul Forum ODONTOline.it e

sul canale You Tube Odontoiatria contabilità e fisco

E’ disponibile gratuitamente, nel Gruppo privato Facebook “Odontoiatria contabilità e fisco”, gruppo tematico di odontoiatri, igienisti dentali e assistenti di studio dentistico, il foglio di calcolo Excel per Windows che serve per simulare la situazione personale rispetto al diritto di percepire il “Contributo a fondo perduto” previsto dal DL 41.

Seguirà un webinar dove spiegherò in breve gli estremi di questa novità e risponderò a domande. Il link al webinar sarà pubblicato nel gruppo Facebook menzionato. Nel foglio di calcolo ci sono già le indicazioni per procedere, se ci sono domande e chiarimenti prego di scriverle nella apposita discussione in corso nel gruppo Facebook, risponderò nel webinar. Di seguito un’immagine esemplificativa del foglio di calcolo:

Facciamo i conti in tasca al “Cashback”

Per i (pochi?) curiosi, quelli che guardano anche i numeri, ecco i conteggi del “Cashback”, l’operazione di restituzione di denaro riservata ai soli cittadini volontariamente muniti di smartphone o tablet (in spregio del principio costituzionale di eguaglianza del cittadino davanti alla legge dal momento che i cittadini che non lo posseggono sono a tutt’oggi milioni) che pagano le loro spese private con carte. Il “delirio digitale” fa si che la Pubblica amministrazione consenta, arbitrariamente, la fruizione di diritti a chi ha smartphone o tablet anzichè consentire a tutti (anche chi non ha smartphone paga con carte) di usufruirne con “normali” accessi a siti da PC e COMUNQUE presso uffici fisici. Continuiamo così.

Il denaro che tornerà nelle tasche dei cittadini (meglio, di un gruppo ristretto di cittadini, quelli muniti di smartphone e tablet), è denaro del (nuovo) debito pubblico. In pratica, lo Stato da a un gruppo di cittadini dei soldi che saranno alla fine pagati dall’intera collettività. Bene!

Ecco la tabella per i curiosi. Se qualcuno, conoscendo i valori delle transazioni con carte di pagamento, il loro numero in circolazione, il valore medio delle transazioni, il numero medio di transazioni annuali per carta si vuole divertire, provi a incrociare quei dati con quelli della tabella. E farci sapere.

Ah, per inciso, se il “Cashback” complessivo ottenuto dal gruppo di cittadini di cui si è detto dovesse superare i “tetti di spesa” della tabella, ciò che arriverà nelle loro tasche sarà “proporzionalmente ridotto”.

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CORSO PRATICO INFORMATICO  INDIVIDUALE ONLINE

CONTABILITA’ E AMMINISTRAZIONE ODONTOIATRICA

Il cashback va dal dentista: “Dottore, ecco il mio codice lotteria, lo registri!”

Da “Radio studio” il tam-tam delle notizie fa sapere che la “Lotteria degli scontrini” e il “Cashback” sono in questi giorni oggetto di domande da parte di pazienti che si presentano presso gli studi. Qualcuno riferisce che un paziente gli ha chiesto di frazionare artificialmente il pagamento della fattura, per avere il “Cashback”, qualcun altro racconta di pazienti che pretendono di utilizzare il loro “Codice lotteria” al momento del pagamento. E via discussioni e imbarazzi.

Per evitare di rendere ancor più sgradevoli queste situazioni, servono le giuste parole, specie per comunicare il diniego di accettazione del “Codice lotteria”, specie nei confronti di pazienti convinti, magari erroneamente, di poter invece godere delle agevolazioni. Una comunicazione ben studiata fa risparmiare tempo, elimina malintesi e migliora l’immagine di chi la fa. Niente di meglio che poter ascoltare i consigli e le indicazioni di un professionista esperto nella gestione delle relazioni economiche con i pazienti odontoiatrici.

Nel CORSO SULLA FATTURAZIONE AL PAZIENTE, di martedì 15/12/2020 da ore 9 a ore 12, sarà trattata questa novità e fornito un fac-simile di un testo utilizzabile per spiegare la situazione ai pazienti in modo efficace e diretto, nonché preciso.

Il corso è tenuto online, è acquistabile anche la sola sua registrazione, ed è utilissimo, anche in relazione alle importanti novità, e ai nuovi rischi, portati dall’entrata a regime dell’onere di pagamento tracciabile per poter usufruire, da parte del cliente, della detrazione Irpef del 19%. Partecipando in diretta, si ricorda, è possibile fare domande e ottenere risposte ai propri dubbi.

VAI AL PROGRAMMA DEL CORSO, ULTIMI POSTI

“Effetto Covid” nello studio dentistico. Misuralo con Excel!

L’effetto della riduzione delle attività per i noti motivi, si è fatto ovviamente sentire anche presso gli studi dentistici. Si comincia ora a “fare la conta dei danni”.

Si va a guardare quanto si era “prodotto” nel 2019 e lo si confronta con il 2020. Molti dentisti, ed è logico, misurano le variazioni in percentuale. Fa sempre effetto ed è una valida spiegazione dei fatti. Però non guasta di sicuro trasformare la percentuale in giorni e mesi.

Mi spiego. Un conto è dirsi (e magari dire ai colleghi nei social) che: “quest’anno, per il Covid, ho prodotto il 25% in meno”. Altro è invece formulare la stessa misurazione ma in termini di tempo: “quest’anno, per il Covid è come se avessi lavorato un mese e mezzo di meno”. Il linguaggio, le stesse parole, come si sa, hanno effetto sui pensieri, sulle sensazioni. Perfino sulle emozioni! E magari per qualcuno ragionare in mesi, o giorni, invece che in percentuale, risulta più chiaro e chissà che non saltino fuori dei migliori pensieri per affrontare le cose.

Da adesso in poi, questo articolo si rivolge ai “precisi”, a quelli che non hanno timore dei numeri, e dunque utilizzano Excel, o altro “foglio elettronico”, per gestire la loro vita economica e non solo. Si può infatti, con poco sforzo, creare un foglio di calcolo che a partire dai dati dello studio faccia capire com’è la situazione. Vediamo come.

Dati necessari

“Fatturato”: gli incassi degli stessi periodi del 2019 e del 2020;

“Produzione”: il valore delle prestazioni eseguite negli stessi periodi del 2019 e del 2020.

Domanda: perché Bortolini ci dice di guardare anche alla produzione e non solo agli incassi? Risposta: ma perché, cari dentisti, se non la si smette di guardare solo agli incassi e non al valore prodotto, la vostra analisi sarebbe, parafrasando il Vate, “mutilata”. Infatti, parte degli incassi del 2020 potrebbero essere riferiti a periodi “pre-Covid”, quindi non rispecchiare del tutto la reale situazione. Invece la “produzione”, nel giudicare la situazione economica presente e dell’attuale futuro, non mente mai.

Il foglio Excel (o di altro foglio elettronico, ma Excel è meglio)

Passo 1: Procurarsi i dati necessari, dai sistemi in uso in studio. Con un minimo di pratica si tratta di dati che si possono prelevare direttamente, come foglio Excel, dai vostri gestionali, aggiornati in tempo reale;

Passo 2: Creare in un foglio Excel vuoto il seguente schema (o simile, dipende dai gusti):

La data del giorno dell’analisi “post-lockdown” ovviamente sarà quella del giorno, o altra a vostro piacere.

Passo 3: Riportare nello schema da voi creato i dati necessari (N.B.: per vedere bene le immagini, clicca sul titolo di questo articolo):

ANALIZZACOVID2

Passo 4: inserire nelle altre celle del foglio elettronico le necessarie formule:

ANALIZZACOVID3

(tutti sanno che le lettere e i numeri corrispondono a celle del foglio di lavoro, Ça va sans dire);

Passo 5: contemplare il risultato:

ANALIZZACOVID4

Allora. Uno può dire: “a fine lockdown avevo perso ben il 40% della produzione. Un po’ meglio è andata con gli incassi.”. Ma anche:”Dal punto di vista della produzione, è stato come se avessi lavorato quasi due mesi in meno, da quello degli incassi un mese e mezzo”.

Continuando a far parlare il dentista appassionato di Excel: “Per fortuna a oggi sono in pieno recupero, infatti dal punto di vista della produzione ho recuperato mezzo mese di lavoro, e spero entro fine anno di avere recuperato tutto!”.

Evviva Excel. Buona estate

Già che ci sei, vedi anche:

I rapidi conti del dentista forfetario

Odontoiatria Riparte: le Decisioni sui Prezzi Da Chiedere. Corso Online

Costo orario dello studio dentistico (5^ e ultima puntata): la trasformazione “magica” del denaro in tempo

I rapidi conti del dentista forfetario

Ho realizzato un foglio di calcolo Excel, con cui un soggetto forfetario, anche non dentista perché si può applicare a qualsiasi attività in quanto gestisce tutte le principali casse previdenziali, ma qui ci interessa ovviamente il dentista, può sapere quanto deve mettere in fattura, e dunque incassare, per avere in tasca un determinato importo netto da imposte e contributi.

La cosa molto interessante, è che con questo foglio si viene a scoprire che esistono dei “moltiplicatori” fissi, per cui se:

1) voglio in tasca per me 1000 €., li moltiplico per il “Moltiplicatore rapido” e trovo l’importo da fatturare;

2) voglio sapere di quanto incasso qual’è l’importo che dovrò versare (e quindi mettere via) per contributi e imposte, basta moltiplicare appunto l’incassato per i rispettivi moltiplicatori.

Pratico no? Allego un esempio un po’ particolare, in quanto fa vedere qual’è il massimo ottenibile “in tasca” al netto di imposte e contributi rispettando la soglia annuale, fatidica, dei 65K per stare dentro al “forfetario”, i moltiplicatori sono quelli giusti da usare, come ho spiegato:

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Dentisti + coronavirus: come va a finire? La parabola dell’asso di briscola

ASSI BRISCOLA

Di Paolo Bortolini

Prime riflessioni. Ogni tanto mi trovo con qualche ex compagno di classe, per giocare una briscola a coppie. In quel gioco, al giro finale ogni coppia sa che carte ha in mano l’altra, ma non sa chi dei due avversari ha la carta “pesante”, di solito l’asso. La giocata della coppia con le carte peggiori, si decide allora sulla base di un’ipotesi concordata fra i due sodali, relativa a quale dei due avversari ha, appunto, in mano l’asso. L’ipotesi si fonda, come spesso accade e non solo nella briscola, sulla memoria, sulle interpretazioni di quanto è accaduto nella partita, sulle facce degli avversari, o sul caso.

La situazione determinata oggi dal “coronavirus” mi ricorda quella dell’ultimo scarto della briscola: dove sta l’asso? Meglio: cosa succederà alla fine dell’emergenza? Perché è su questa ipotesi, da farsi presto, al più entro un po’ di giorni, che si potrà decidere come “giocarsi” le carte che si hanno per cercare intanto di resistere, e poi di riprendersi.

Ebbene, al momento io, giocatore amatoriale di briscola, non sono ancora in grado di fare una sola ipotesi. Ne ho tre. Anzi, due, di cui una con due varianti. Sono ovviamente aperto ad ascoltare ogni altra opinione e a cambiare idea.

Ipotesi numero 1: TUTTO COME PRIMA

Questa ipotesi è, a mio avviso, quella più probabile. Prima o poi, uscirà un vaccino o comunque una cura efficace. Gli ospedali si svuoteranno e, come è accaduto alla fine delle guerre, in poco tempo, qualche settimana, la gente si sarà dimenticata tutto. Prevale la voglia di tornare a vivere, a spendere, a godere. Con questo spirito nel tempo ci sono stati i grandi boom economici, a seguire le catastrofi. La dimenticanza riguarderà anche gli usi e i costumi, inclusi quelli delle cure odontoiatriche “proibite”: negli studi si riprenderà a lavorare a pienissimo ritmo, anzi di più vista la stasi forzata, esattamente come prima e senza modificare abitudini e procedure.
Qualcuno potrebbe obiettare che, forse, sconfitto il COVID 19 arriverà un altro poco simpatico e non invitato inquilino del nostro organismo, venendo magari invece che da un pipistrello da un pesce. Ma a questa obiezione, si può efficacemente rispondere “alla Tex Willer”: mai fasciarsi la testa prima di avercela rotta.

Ipotesi numero 2: MAI PIU’ COME PRIMA

Invece, alla fine della briscola si potrebbe pensare che le cose non saranno mai più identiche a prima, che le abitudini saranno del tutto abbandonate, in favore di nuove procedure, di nuove attenzioni. In tal caso, pensando ai dentisti, non mi viene altro in mente (per ora) che una totale revisione dell’organizzazione del lavoro e anche degli spazi fisici degli studi. Si pensi ad obblighi, espliciti o impliciti, perché anche se non ci fosse una legge in merito è prevedibile che saranno gli stessi pazienti a pretenderne il rispetto, di avere in studio un paziente alla volta, di arieggiare i locali dopo ogni seduta, di adottare nuove tecnologie di purificazione dell’aria, di decontaminare superfici e oggetti con più cura e in più tempo di oggi, di “bardarsi” con adeguati DPI, di mantenere le distanze di sicurezza e quant’altro. Il risultato sarebbe che gli studi vedrebbero meno pazienti, a causa dei maggiori tempi necessari per eseguire le sedute, vedendo con ciò ridursi le possibilità di realizzare ricavi, e con maggiori costi, a causa delle ulteriori procedure collegate alla sicurezza e al contenimento della diffusione di agenti virali. Tale risultato, già di suo preoccupante, andrebbe ad intrecciarsi con una plausibilmente ridotta disponibilità di spesa del pubblico che frequenta gli studi, cosa che renderebbe assai difficile “scaricare” sulla clientela il peso di quei minori ricavi e maggiori costi. Un bel rebus, di difficile se non impossibile soluzione. Che tipo di studi sarà in grado di reggere in questa ipotetica situazione?

Ipotesi numero 2 con variante: ADDIO AL PRIVATO

Per rispondere all’ultima domanda, si potrebbe ulteriormente ipotizzare che quella difficile, forse impossibile, sostenibilità della odontoiatria nel caso di paura permanente di contagio, possa essere gestita solo da strutture particolarmente concepite e attrezzate, talmente costose che dovranno essere sovvenzionate, magari dall’Ente pubblico. In sostanza, la fine dell’odontoiatria privata come la conosciamo. L’alternativa delle aggregazioni fra dentisti, fare delle società, potrebbe aiutare, ma la miscela “maggiori costi operativi+meno soldi in tasca alla gente” potrebbe rendere inutile anche questa soluzione. A mio avviso, come minimo si dovrebbe pensare a modificare i contratti con cui si assumono i dipendenti, perché i costi del lavoro connessi agli attuali contratti ordinari di lavoro sono, e sia chiaro lo sono sempre stati, insostenibili per attività come la medicina, soggette alla famosa “febbre da costi” descritta dall’economista William Baumol. Magari cooperative di lavoro, dove le ASO  potranno lavorare per i dentisti a condizioni inferiori rispetto agli attuali contratti. Dal lato dei dentisti, si potrebbe pensare di agevolare la creazione di strutture di capitale le quali investissero in strutture, dunque delle pure società di mezzi, da affittare agli odontoiatri, a tanti odontoiatri, che così non dovrebbero addossarsi i costi dei leasing e dei mutui ma disporrebbero dei mezzi per operare, anche se di proprietà altrui. L’alternativa, come detto, è l’odontoiatria sovvenzionata da terzi, privati o pubblici che siano. Con i dentisti, di diritto o di fatto, come dipendenti. Io stesso sono venuto a conoscenza di operazioni gestite da grandi gruppi della cooperazione che, viste con il “senno del poi”, potrebbero perfino essere già state pensate politicamente per sostituire il modello privatistico attuale con dell’altro.

Io per ora continuo a ragionare, insieme con i dentisti e gli operatori economici del settore con i quali, mai come ora, mi confronto giornalmente. Per perfezionare l’ipotesi sul “dove sta l’asso della briscola”. Sono a disposizione di chiunque voglia consigli o conforto allo 0498962688.

Srl odontoiatrica: un solo nome due destini

Ho già scritto una nota in merito ad un importante convegno, tenutosi a Bologna il 12 ottobre dello scorso anno, organizzato dall’OMCEO, dedicato proprio a quello che ho battezzato il “Fenomeno societario in odontoiatria”. In quel convegno, il fil rouge è stato il confronto fra le società tra professionisti, le “stp”, e le cosiddette “Srl odontoiatriche”, intese come quelle società, che nella sostanza, fanno più o meno lo stesso delle “stp”, ma a differenza di queste sono “commerciali”. Una situazione, quest’ultima, antica.

Mi ha incuriosito il fatto che sia entrato prima nell’uso colloquiale, e ora perfino nei convegni, questa definizione di “srl odontoiatrica” come riferita, appunto e precisamente, alla gestione in senso commerciale dei servizi connessi all’odontoiatria. Da dove nasce questa sorta di nomignolo? Facendo qualche ricerca, si scopre che la primogenitura si può attribuire al Legislatore, che ha statuito al comma 39 dell’art. 1 della Legge 23 agosto 2004 nr. 243: “Le società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, ….”.  Quindi l’origine è “nobile” ed è riferibile, in ogni caso, a tutte le società e non solo a quelle commerciali.

Se si volesse però svolgere un esame sostanziale, come piace fare a me, si potrebbe cominciare intanto domandandosi quale differenza ci sarà mai fra una società “odontoiatrica” commerciale e una non commerciale se, magari, agli occhi di chi le osserva operare dall’esterno non si vedessero palesi differenze?

In realtà la differenza è addirittura ontologica. Una “stp”, pur in forma di “srl” piuttosto che di “spa”, società di persone o cooperativa, con l’eccezione della società semplice, pur essendo tassata in base alle regole delle imprese e dovendo iscriversi alla sezione ordinaria del Registro delle imprese….non è un’impresa! In sostanza, la “stp” è un’impresa esclusivamente dal punto di vista fiscale, ma non da quello giuridico: è la c.d. “società senza impresa”.

Fra le conseguenze della non imprenditorialità, si segnalano la non soggezione delle “stp” alla disciplina fallimentare e l’attenuazione della responsabilità dell’amministratore di “srl stp” in caso di crisi. La non imprenditorialità della “stp” ha effetti anche sul piano delle autorizzazioni amministrative, non richiedendo infatti obbligatoriamente quella come “ambulatorio” per poter operare. E si potrebbe continuare perché sono ancora molte.

La non imprenditorialità è poi alla radice di quella che è a mio avviso la più significativa differenza fra l’odontoiatria societaria professionale e quella commerciale: la libertà di iniziativa economica. La “stp” infatti è costituita solo per gestire l’attività professionale dei soci iscritti all’Ordine professionale, mentre una società commerciale può ottenere reddito non solo dalle attività di matrice clinica, ma da qualsivoglia altra attività.

E qui torniamo alla questione del “nomen”: se una società commerciale che gestisce un ambulatorio odontoiatrico ricavasse però tutto o gran parte del suo reddito, dunque la sua “linfa vitale”, da attività “extra-cliniche”, si può ancora chiamare “odontoiatrica”? Vediamo qui che assegnare alla totalità delle “srl” che gestiscono ambulatori l’appellativo di “odontoiatrica”, risulta meno appropriato quando le attività che producono, o anche solo possono produrre, il reddito di quella società non sono più solo quelle sanitarie. Una situazione molto più frequente di quanto si immagini.

Concluderei questa nota affermando che l’appellativo di “Odontoiatrica” avrà pieno significato solo quando associato a società caratterizzate dalla netta prevalenza economica delle attività direttamente collegate alla fornitura di servizi sanitari. Cosa che può risultare sempre certa solamente per le “stp”. Forse è il caso di studiare meglio l’aggettivazione dei due diversi tipi di società: si potrebbe lanciare un “contest” in rete!

Informo gli interessati, che offro consulenza su ogni aspetto della gestione societaria dell’odontoiatria. Per contatti: 0498962688, paolobortolini@studiobortolini.com

Altri articoli sul “Fenomeno srl”:

LEGGI: “DA DENTISTA A SOCIETA’: MA QUANTO CONVIENE?”

E’ ora di fare più chiarezza sulla tassazione del dentista socio di s.r.l.

Dentista e socio di SRL: forfetario 15% si, forfetario 15% no….

“Fai la srl e solo per questo pagherai meno tasse”. L’illusione corre sul filo (di Internet). Occhio!

DENTISTI “FORFETARI 2019”, LA CIRCOLARE NR. 9 DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE. IL CASO DEL SOCIO DI SRL

SRL IN ODONTOIATRIA, ILLAZIONI VENDUTE COME VERITA’: “Si paga il 24% di tasse invece del 43% del dentista”

Sono un dentista socio di s.r.l.: se la società “rinunciasse a dedurre” le mie fatture, posso entrare nel “forfetario”?

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