La “lente” del MEF sull’Odontoiatria. Parte 2^: il “fatturato” dei dentisti italiani

IMMAGINE PER DATI MEF 2

[FATTURATO DEI DENTISTI]

Di Paolo Bortolini *

In questa seconda parte del mio contributo alla interpretazione di questi dati MEF, mostro una elaborazione riferita al TOTALE DEGLI INCASSI E DEI RICAVI NAZIONALI dichiarati dalle tre forme giuridiche con cui viene esercitata l’attività degli studi odontoiatrici.

Da 13 anni nel sito del MEF (Ministero dell’economia), si pubblica annualmente una sintesi dei dati che ricava dalle dichiarazioni dei redditi cui sono abbinati gli “studi di settore”. Per quanto riguarda l’Odontoiatria, si tratta delle dichiarazioni cui è abbinato lo studio di settore per l’attività 86.23.00. Tali dati sono suddivisi fra tre “forme giuridiche” di esercizio:

  • le “Persone fisiche” (PF), quindi l’insieme dei professionisti inquadrati fiscalmente nel lavoro autonomo, che pagano l’Irpef;
  • le “Società di persone” (SP), forma che comprende al suo interno sia gli studi associati, inquadrati fiscalmente come lavoro autonomo, sia le s.a.s e le s.n.c., “commerciali” e “tra professionisti” inquadrate fiscalmente come imprese, i cui associati e i cui soci pagano l’Irpef “per trasparenza”;
  • infine le società di capitali (SC), in grandissima parte s.r.l., “commerciali” e “tra professionisti”.

Altre note ed “avvertenze” per l’interpretazione di questi dati, li si può leggere qui.

 

Vediamo intanto i numeri assoluti:

FATTURATO_ASSOLUTO

 

Gli stessi identici dati annuali, in forma di grafico “a colonne”:

FATTURATO_ASSOLUTO GRAFICO

 

Infine, presento i dati sempre in forma tabellare, però ricalcolati in percentuale del totale annuale, cosa a mio avviso più significativa della precedente per quanto riguarda le possibili interpretazioni (si noti la “tenuta stagna” della forma SP, cioè, come già scritto, gli studi associati, e il “travaso” di fatturato dai dentisti PF alle SC, cosa che si potrebbe interpretare affermando che il fatturato perso nel tempo dalle PF è andato in mano a non dentisti):

FATTURATO PERCENT

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività economiche in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per –> le consulenze. Clicca per–> i corsi.

 

La “lente” del MEF sull’Odontoiatria. Parte 1^: quanti dentisti e quante imprese?

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[QUANTITA’ DENTISTI]

Di Paolo Bortolini *

Da 13 anni nel sito del MEF (Ministero dell’economia), si pubblica annualmente una sintesi dei dati che ricava dalle dichiarazioni dei redditi cui sono abbinati gli “studi di settore”. Per quanto riguarda l’Odontoiatria, si tratta delle dichiarazioni cui è abbinato lo studio di settore per l’attività 86.23.00. Tali dati sono suddivisi fra tre “forme giuridiche” di esercizio:

  • le “Persone fisiche” (PF), quindi l’insieme dei professionisti inquadrati fiscalmente nel lavoro autonomo, che pagano l’Irpef;
  • le “Società di persone” (SP), forma che comprende al suo interno sia gli studi associati, inquadrati fiscalmente come lavoro autonomo, sia le s.a.s e le s.n.c., “commerciali” e “tra professionisti” inquadrate fiscalmente come imprese, i cui associati e i cui soci pagano l’Irpef “per trasparenza”;
  • infine le società di capitali (SC), in grandissima parte s.r.l., “commerciali” e “tra professionisti”.

Per ognuna di queste “forme giuridiche”, i dati messi a disposizione sono:

  1. il numero delle dichiarazioni presentate;
  2. la media dei compensi e dei ricavi (gli incassi dichiarati dai professionisti e quanto fatturato dalle imprese);
  3. la media del reddito imponibile dei professionisti e delle imprese.

In sostanza, considerata la numerosità del campione, queste tabelle si possono considerare una sorta di “fotografia” annuale del settore che fa riferimento all’attività degli studi odontoiatrici, come inquadrata nel codice di attività 86.23.00 ATECO.

Per interpretare i dati di queste tabelle serve però qualche avvertenza:

  • il numero totale delle dichiarazioni dei redditi annuali non rappresenta l’universo dei soggetti che operano nell’Odontoiatria: alcuni operano con un codice attività diverso da 86.23.00; chi inizia o cessa l’attività nell’anno non deve presentare lo “studio di settore”, perciò è assente dai dati di quello stesso anno; fra le PF ci sono i contribuenti “forfetari” che sono esonerati dalla presentazione dello “studio di settore”;
  • sono altresì esonerati dalla presentazione degli “studi” i contribuenti che dichiarano, come compenso o ricavo, più di €. 5.164.569 (come curiosità, le imprese “odontoiatriche” che nel 2017 hanno superato questa soglia sono state in Italia 25, tutte insieme hanno totalizzato ricavi per €. 319.352.000 e perdite per  €. 7.349.864; per i professionisti e gli studi associati simili dati non sono disponibili).

In questa prima parte del mio contributo alla interpretazione di questi dati MEF, mostro una elaborazione riferita alla numerosità dei soggetti delle tre “forme giuridiche” considerate. Vediamo intanto i numeri assoluti:

NUMEROSITA

Gli stessi identici dati annuali, in forma di grafico “a colonne” (si noti la stabilità della forma SP):

GRAFICONUMEROSITA

Infine, presento i dati sempre in forma tabellare, però ricalcolati in percentuale del totale annuale, cosa a mio avviso più significativa della precedente per quanto riguarda le possibili interpretazioni:

NUMEROSITAPERCENTUALE

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per –> le consulenze. Clicca per–> i corsi.

 

PIU’ ODONTOIATRIA NEL NUOVO STUDIO DI SETTORE, ANCHE “ESTETICA”

– di Paolo Bortolini *, Marzo 2016

Il nuovo studio di settore YK21U, in vigore per i periodi d’imposta 2015, 2016 e 2017, porta un buon numero di novità, e non solo per quanto riguarda il “conto” che presenterà al momento della dichiarazione (che tuttavia appare meno “salato” del precedente), ma anche per capire come gestire meglio l’intera “partita” fiscale nella professione (ha perfino un indice interno, non ufficiale, che calcola una sorta di reddito imponibile minimo atteso dal fisco). Tutte cose che spiego nei miei corsi, e che si trovano nell’esclusivo software di contabilità e amministrazione dello studio riservato ai miei clienti.

Fra queste novità, desidero intanto segnalare la nuova articolazione della tipologia dell’attività di dentista, nel quadro D di YK21U. Già dal “colpo d’occhio” sulle immagini allegate, le tipologie rispettivamente del vecchio WK21U e del nuovo YK, ci si dovrebbe accorgere dei cambiamenti.

Sui righi da D01 a D07 di YK si vede una new entry assoluta, su cui conto di ragionare con un nuovo articolo. Qui faccio solo osservare che la “Tipologia dell’attività” non si riferisce più soltanto a quelle che comunemente si chiamano le “branche” odontoiatriche, ma è “incrociata” con alcune particolari modalità di esercizio della professione. In questo studio di settore dunque, l’impatto delle caratteristiche produttive e organizzative sulla “posizione fiscale” del professionista, il cluster, è più ampio che in precedenza.

Osserviamo ora i cambiamenti portati dalle nuove “Aree specialistiche”. Si ricorda che è con queste descrizioni che si dovrebbero confezionare le fatture, anche se non è un obbligo. Innanzitutto nuove parole: l’implantologia, che è una delle branche “fiscalmente sensibili” (che definisco tali perché utilizzate dal GE.RI.CO. nella determinazione del cluster, insieme a parodontologia, protesi, chirurgia orale e ortodonzia), cambia nome, e diventa “Chirurgia implantare”; l’igiene e la prevenzione si arricchiscono dell’aggettivo “orale”. Si tratta di affinamenti terminologici, che avvicinano il linguaggio del fisco e della clinica. Decisamente più di “sostanza” è invece l’avvenuta “separazione” della conservativa e dell’endodonzia, cosa che consentirà maggiore precisione in sede di eventuale ricostruzione induttiva dei compensi.

Nuovissime invece le due specialità della Gnatologia (D09) e della “Odontoiatria estetica” (D18). Se per la prima, è plausibile pensare che il fisco ne abbia deciso l’ingresso osservando che tale specialità è presente da tempo nei nomenclatori delle società scientifiche e delle assicurazioni, la motivazione della presenza della seconda, i cui riferimenti scientifici sono meno consolidati e che nei nomenclatori assicurativi è presente si, ma per chiarire che tali prestazioni sono “escluse da ogni rimborso”, è meno scontata.

La novità della presenza dell’odontoiatria estetica nel modello ufficiale dello studio di settore fa sorgere, nella mente del fiscalista, una domanda: forse che dal 2015 (primo anno di validità di YK21U), certe prestazioni prima considerate “voluttuarie” saranno invece ritenute di natura sanitaria? Se così si concludesse, ciò significherebbe due cose: la prima che tali prestazioni non sarebbero più soggette all’Iva, la seconda che il paziente del dentista potrà portare in detrazione dalla sua Irpef la spesa sostenuta. Sul punto si vedano la risoluzione 9/E del 16/2/2010 e la circolare 17/E 24/4/2015.  Al limite, ciò potrebbe perfino portare le assicurazioni a rivedere l’attuale preclusione al rimborso. Se così fosse, la novità andrebbe a favorire la diffusione di questi interventi, in quanto diventerebbero meno dispendiosi.

Dal punto di vista del Fisco però le cose potrebbero essere state diversamente considerate. Infatti, vista la diffusa propensione dei dentisti a proporre servizi collegati alla pura estetica (mentre scrivo questo articolo sono 334000 le referenze per “odontoiatria estetica” su Google, contro le 201000 di Gnatologia o le 232000 di O. conservativa), e dunque anche guardando ai probabili connessi volumi di fatturato, l’esenzione dall’Iva in base all’ipotesi di “sanitarietà” acquisita quasi ex lege, “blocca” la possibilità di avvantaggiarsi della detrazione di parte dell’Iva pagata sugli acquisti di beni e servizi che sarebbe invece consentita, a fronte delle fatture emesse con l’Iva aggiunta, se queste prestazioni fossero considerate “voluttuarie”. Una vicenda regolata dalla sentenza 91/12 del 21/3/2013 della Corte di giustizia UE, potrebbe far pensare che l’ingresso dell’odontoiatria estetica nello studio di settore si possa prestare a tale scopo. E se così fosse, chi avesse già emesso fatture con l’Iva aggiunta potrebbe essere in futuro oggetto di rilievi da parte del Fisco.

Per concludere questo rapido esame della novità “estetica” in commento, giova ricordare che per decidere su “natura sanitaria si o no”, essendo lo studio di settore un oggetto del diritto tributario è necessaria l’interpretazione. Preziosi per l’interprete saranno, oltre che le posizioni ufficiali del Ministero e l’eventuale giurisprudenza che si formerà a seguito dell’azione di controllo che l’Agenzia e la Guardia di Finanza eserciteranno sul punto, anche quanto sarà prodotto dalle associazioni dei dentisti.

Un ultima novità. Sparisce dalle “attività” quella della “Fabbricazione di protesi”, cioè la fatturazione ad altri dentisti di lavori protesici eseguiti nell’eventuale esercizio di attività di odontotecnico oltre a quella di dentista, situazione ora meglio definita al rigo D06.

Con l’occasione, segnalo che sono disponibile a fornire consulenza, ai dentisti e a chi li assiste per la fiscalità, su ogni questione riguardante gli studi di settore della serie K21 e l’applicazione delle disposizioni tributarie alla professione.

 

* Dottore magistrale in economia aziendale, abilitato per la professione di Dottore commercialista. Consulente aziendale specializzato per l’odontoiatria. Tel. 0498962688

Dalla Clinica al Reddito. Nuovissimo corso a Milano!

(the newer one-day course of mine: “From the clinic to improving of income”, Milan, Italy, 2/27/2015)

Con grandissima soddisfazione, insieme a Odontoline.it, organizzatore dell’iniziativa, presentiamo il programma di un corso “Nuovissimo” pur avendo oltre vent’anni alle spalle. L’edizione in programma a Milano il 27 febbraio 2015, mantiene l’impostazione didattica del precedente “Tecniche pratiche per migliorare liquidità, rendimento e fiscalità”, quindi lezioni attive con numerose esercitazioni pratiche, ricco materiale stampato, il file Excel per applicarsi subito, l’assistenza Interne dopo il corso. Con trenta minuti in più nella durata, si vuole anche dare ancora più spazio alle domande e ai casi dei partecipanti. Unica “pecca”, il limitato numero di posti a causa della capienza della sala.

Consulta la presentazione: Corso di un giorno Dott. Bortolini

Scarica la: brochure del corso

Contenere la tassazione evitando il “Rischio fiscale inutile”

Su Odontoiatria33.it è stato pubblicato un mio nuovo articolo, che sono certo non mancherà di destare attenzione e interesse. L’articolo tratta importanti questioni fiscali senza uso di alcun tecnicismo, è dunque di pronta comprensione e utilizzo. Per leggere l’articolo clicca sul seguente link: Il “Rischio fiscale inutile”, articolo Dott. Bortolini

Attualità in tema di gestione dello studio odontoiatrico. Intervista a “Odontoiatria 33”.

Pubblico il link all’intervista che il magazine Internet “Odontoiatria 33” mi ha fatto. “Ottimizzare l’organizzazione del proprio studio può essere un’ottima soluzione per compensare il calo di pazienti. Ma anche prestare attenzione alla parte fiscale, programmando investimenti e spese, può essere utile; come sanno bene i dentisti italiani in questi giorni alle prese con i versamenti degli acconti fiscali……”. Leggi tutto

La nuova “Fotografia fiscale” dei dentisti italiani è più a fuoco

Per la prima volta nella storia di questo strumento fiscale, è stata rispettata la legge pubblicando il nuovo studio di settore “entro l’anno di entrata in vigore”. Infatti, al 31/12/12 è uscito in Gazzetta Ufficiale il nuovo studio per i dentisti, il WK21U, con il quale i dentisti italiani dovranno “fare i conti” (e ci vorrà più attenzione che con i precedenti studi) a partire da Unico 2013 (anno d’imposta 2012) e fino a Unico 2015 (anno d’imposta 2014). Come dovrebbe essere noto, lo studio di settore è un’elaborazione statistica dei dati che si inviano in occasione delle dichiarazioni, con la quale prima si costruisce una “fotografia” del settore, i famosi cluster o “gruppi omogenei” di dentisti, e poi si associa ad ogni cluster un certo risultato minimo di incasso annuale che occorre dichiarare al Fisco. Come già al tempo dell’uscita del precedente studio VK21U, pubblico una tabella che mostra l’evoluzione, descrittiva e numerica, di questa particolare “fotografia” nei tre studi finora conosciuti dai dentisti (UK, VK e il nuovissimo WK21U), che grazie alla statistica diventa sempre più rappresentativa della realtà dei dentisti italiani. La tabella è ordinata in modo decrescente sulla quantità delle presenze nei cluster di WK21U. Allego inoltre la descrizione dei cluster di WK21U.
Confronto_cluster_studio_di_settore_dentisti
DESCRIZIONE_CLUSTER_WK21U

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