Dentisti e fattura elettronica: confermato, niente obbligo per il 2021!

Come si poteva ben desumere dalle importanti modifiche portate dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 19 ottobre 2020, ampiamente estensivo delle modalità di invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (STS) da parte degli iscritti all’Ordine dei medici e degli odontoiatri, la bozza della legge di bilancio per il 2021 conferma ora che l’invio dei dati a STS sarà ancora sostitutiva del generalizzato obbligo della fatturazione elettronica fra privati previsto dal comma 3 dell’art. 1 del decreto legislativo 5 agosto 2015 nr. 127 (istitutivo dell’obbligo di fatturazione elettronica fra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato).

Infatti, nella bozza della legge di bilancio 2021 che circola da ieri si può leggere, al Titolo IV rubricato “Ulteriori disposizioni in materia di entrate”, quella dell’ art. 182, dedicato alle “Semplificazioni fiscali”, e in particolare il comma 4 che così dispone: “All’articolo 10-bis del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, e successive modificazioni, le parole “Per i periodi d’imposta 2019 e 2020″ sono sostituite dalle seguenti “Per i periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021”. Si tratta dunque di una proroga, non di un’entrata a regime, del divieto previsto dall’articolo ora modificato di emettere fatture elettroniche con riferimento a quelle i cui dati sono da inviare al STS, cioè quelle emesse verso i pazienti persone fisiche, rivolto ai soggetti tenuti all’invio dei dati a STS.

Nella relazione illustrativa alla legge di bilancio 2021, questa proroga è motivata dalla persistente mancanza dell’individuazione di specifiche modalità di fatturazione elettronica per i soggetti che effettuano prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche, cosa come noto resa ardua da questioni attinenti al trattamento dei dati personali dei pazienti.

Non poteva essere diversamente, viste le notevolissime modifiche apportate all’invio dei dati a STS: sennò, perché si sarebbe fatto tutto quel lavoro?

Ora, anche se in bozza, la sopravvivenza della fattura analogica e cartacea, con la sua fedele compagna marca da bollo, è assicurata anche per il 2021.

Questa novità, e molto altro, al prossimo corso online sulla fatturazione in odontoiatria. Vi aspettiamo!

Da dentista a società. Ma quanto conviene? Case study

Man mano che le difficoltà economiche aumentano, che la concorrenza di soggetti commerciali organizzati “morde” la pelle dei liberi professionisti, e non solo nell’odontoiatria, in certi casi, per “difendersi” meglio, si può valutare se vale la pena di organizzare la propria attività in forma societaria. Vi sono al momento anche delle spinte in tal senso da parte di associazioni di categoria.

Di solito il primus movens che induce a simili pensieri è l’auspicio di un possibile “risparmio fiscale”, seguito a ruota dalla speranza di riuscire a “salvare” il proprio patrimonio, o almeno una sua parte, se le cose dovessero andare male, se, in altre parole, ci si ritrovasse a un certo punto travolti dai debiti.

Se è l’aspettativa di un vantaggio fiscale quella che spinge il professionista a questo “cambio di pelle”, considerato che si tratta sempre di cambiamenti costosi nell’attuazione e reversibili di solito a caro prezzo, il buon senso suggerisce di valutare prima di muoversi se, rispetto alla propria situazione, ne varrà veramente la pena. Una accurata simulazione, è decisamente cosa più sicura rispetto al prendere per buoni i messaggi semplificatori e puramente propagandistici che circolano anche nel mondo odontoiatrico.

Rivolgersi ad un commercialista è di solito la cosa giusta da fare, in quanto servono valutazioni complesse, tenendo conto non soltanto dell’aspetto fiscale, ma anche di quello contributivo. Inoltre, tali valutazioni si devono condurre considerando che la presenza dei soci (sennò che società sarebbe?) introduce aspetti nuovi e diverse fiscalità da conteggiare se non si trattasse di colleghi odontoiatri.

In questo articolo si vuole presentare un nuovo software che utilizziamo nelle consulenze, eseguibili anche online, finalizzate alle valutazioni di convenienza di cui si sta parlando. Questo software mostra come sarebbe stata la tassazione al netto dei contributi previdenziali, o come sarà, se invece di operare come professionista si fosse operato o si operasse come società, di persone o di capitali, in relazione alla possibile varietà della compagine sociale: tutti dentisti o “mista”, con diverse percentuali di quote di partecipazione. Il software, nella versione “base”, gestisce le simulazioni per società fino a tre soci.

Le simulazioni valgono tanto per le società tra professionisti che per quelle commerciali, in quanto dal punto di vista fiscale e contributivo sono identiche, con l’eccezione del contributo Enpam sullo 0,5% del fatturato odontoiatrico che obbliga solamente le seconde (non considerato nella programmazione del nostro software ma che si può in ogni caso inserire manualmente).

I dati numerici utilizzati per questo articolo sono reali, si tratta dunque di un vero e proprio “case study” tratto da una consulenza prestata dall’autore.

Stimare il flusso di cassa

Iniziamo ad analizzare le funzioni del software. In primo luogo, è possibile, ma non indispensabile, utilizzare un apposito modulo per caricare i propri dati contabili relativi all’anno in corso, ad annualità passate e se si vuole anche alle previsioni future. Il modulo è personalizzabile sulla base delle convenzioni contabili che lo studio utilizza o su quelle del commercialista: in sintesi si tratta dei vari raggruppamenti in cui confluiscono entrate e uscite, o “conti”. Si veda l’esempio:

Per ogni utilizzatore può essere predisposto uno schema personalizzato sulla base della situazione contabile del commercialista. Si noti lo spazio giallo per eseguire previsioni voce per voce, il c.d. business plan, cosa che rende tutto assai più semplice. A destra, selezionando “Cash si o no”, si può avere una stima del flusso di cassa effettivo

Lo scopo di questo particolare modulo è, grazie all’impiego della colonna “Cash” dello schema mostrato nella precedente immagine, di generare uno schema sintetico del flusso di cassa (stima rapida) e consente poi, se lo si desidera, di inserire anche i suoi utilizzi, ottenendo così la variazione finale di liquidità netta dell’annualità considerata. Si veda l’immagine:

La simulazione fiscale e contributiva

L’imponibile fiscale, per il professionista come per la società, ha ben poco però a che fare con il flusso di cassa. L’incidenza delle imposte calcolata sull’imponibile perciò non può essere mai un indicatore del “quanto mi resta in tasca”. Analisi che proponessero quest’ultima conclusione sono perciò errate. L’imponibile fiscale di anni passati si desume dalla dichiarazione dei redditi e dell’Irap, e per l’anno corrente e i futuri da previsioni. Il nostro software, in uno speciale modulo che da qui si presenta, consente di inserire questi valori, e da questi esegue, automaticamente, la “trasformazione” della tassazione da quella del professionista a quella delle società. Attraverso un menù di navigazione ci si sposta nel modulo. Si veda la seguente immagine:

Il menù di navigazione del software

In testa a questo modulo viene riportato in sintesi il risultato della stima dei flussi di cassa se il modulo apposito, già precedentemente illustrato, è stato utilizzato. Si veda immagine:

Il dato sui flussi di cassa è riportato per poter paragonare la tassazione a valori effettivi, monetari, e non a valori fittizi quali sono gli imponibili fiscali. Il “quanto rimane in tasca” dopo le tasse è dato dunque dalla differenza fra il flusso di cassa e gli esborsi fiscali e contributivi, mai dalla differenza di questi ultimi con gli imponibili

Il primo passaggio per eseguire la simulazione “fiscalità del professionista VS società” è quello dell’inserimento in un apposita scheda del software dei dati desunti dalle dichiarazioni fiscali, o da loro previsione, per ottenere subito il calcolo della tassazione Irpef nazionale e locale, dell’Irap e della contribuzione previdenziale, la quale viene scontata dall’imponibile in quanto come è noto è da questo deducibile. Si veda l’immagine (l’utente inserisce i dati necessari solo nelle celle a fondo giallo, gli altri dati sono calcolati dal programma):

Il software calcola automaticamente la fiscalità locale, in quanto programmato per ogni regione e comune. La contribuzione tiene conto delle variazioni della aliquota contributiva Enpam intervenute nel tempo. Il software è già predisposto per l’inserimento degli importi di eventuali “crediti d’imposta”, in ordine alla stima dell’effettivo esborso per motivi fiscali

Ottenuti, istantaneamente, i dati visibili nella precedente immagine, il software esegue un calcolo di analisi percentuale dell’incidenza della fiscalità e contribuzione, prima sugli imponibili e poi sul flusso di cassa (se quest’ultimo è disponibile, per quanto si è detto). Si veda immagine:

Si noti come, nel caso esemplificato, ben si vede la diversa incidenza percentuale della tassazione complessiva sul reddito imponibile e sul flusso di cassa

Giunti a questo punto, si sono ottenute tutte le informazioni che riguardano fiscalità e contribuzione del professionista, dati che ora il programma è in grado di riprogettare in funzione di un ipotetico esercizio in forma societaria anziché professionale. In primo luogo, la simulazione richiede di indicare l’ipotetica compagine sociale. Nel caso qui presentato, il professionista odontoiatra intendeva associare il coniuge “laico” nonché “lavoratore”. Il software presenta allo scopo il seguente modulo:

Il software di simulazione riguarda il caso di soci solo persone fisiche. La versione “base” consente di simulare compagini societarie fino a max tre soci. L’inserimento dei nomi (qui per esemplificare si usano i generici “dottore” e “coniuge” è facoltativo

La prima simulazione eseguita automaticamente dal software riguarda le società di persone, commerciali e tra professionisti. Nell’esempio, non si sono assegnati compensi ai soci, in quanto nella società di persone, tassate per trasparenza, avrebbe poco senso in quanto non muterebbe “di un et” la tassazione. E’ possibile, come si vede, inserire “Eventuali deduzioni dal reddito consentite alle sole società”, se ce ne sono. Si veda l’immagine:

Si noti il calcolo del software: dal reddito di partenza, e dall’imponibile Irap, che sono quelli del professionista, è calcolata prima la tassazione della società e poi, in base alle percentuali di ripartizione degli utili decise dai soci, la rispettiva quota di utile. Quindi il programma, in base agli enti previdenziali scelti, calcola i contributi e li toglie dal reddito assegnato, si giunge così al reddito imponibile fiscale dei soci dovuto alla partecipazione nella società

Il software, e questo vale anche per la simulazione della società di capitali SRL, consente, per quanto riguarda i soci “laici” (non dentisti), di simulare la loro posizione lavorativa rispetto alla società calcolando la contribuzione di ben 10 diverse casse previdenziali (!), in pratica tutti i casi possibili, e precisamente:

Questa ampiezza permette ogni tipo di simulazione rispetto alle varie ipotesi di compagine sociale e di posizione del socio rispetto alla società

La prima simulazione, per le società di persone, termina con uno schema di analisi identico a quello già visto per il professionista:

La somma delle tassazioni dei soci, aggiunta a quella della società di persone, determina la tassazione globale della eventuale “conversione” del professionista in società di persone coinvolgendo un socio (nel nostro esempio il coniuge). Tale somma andrà confrontata con la tassazione del professionista del relativo schema

Si può notare che il coniuge, in qualità di “socio lavoratore”, diventa intestatario di contribuzione INPS, dunque si crea per lui una posizione pensionistica. Inoltre, la ripartizione su due “teste” di un reddito prima in capo al solo professionista, crea il fenomeno dello “splitting” (abbassamento dell’aliquota media dell’Irpef sul reddito totale), che è il principale responsabile del risparmio fiscale che, come si vedrà, il “passaggio” a società di persone consente. Peraltro, rispetto al professionista solo, vi è un aumento di esborso per la contribuzione previdenziale. Si tenga infine presente che nella società di persone il flusso di cassa, a differenza che nella società di capitali, può essere liberamente utilizzato per scopi personali, come avviene per la situazione professionale.

Il software conclude la sua simulazione presentando una tabella riepilogativa identica a quella già vista per il singolo professionista:

Si confrontino queste informazioni con l’analoga tabella del professionista

Veniamo dunque alla simulazione per le società di capitali, e segnatamente per la SRL odontoiatrica, commerciale o tra professionisti che sia. In questa particolare società, la tassazione della società e dei soci è nettamente separata, è dunque possibile “spostare” reddito dalla società ai soci e viceversa, cosa che se ben dosata può consentire una programmazione della tassazione e della contribuzione più efficiente rispetto alla società di persone e alla libera professione. Un software come quello qui in presentazione, è l’unico strumento davvero funzionale per testare le migliori soluzioni possibili. Simuleremo quindi: per il dottore l’assegnazione di un compenso annuale da lui fatturato per €. 45.000, per il coniuge un emolumento annuale come amministratore di €. 12.000. Si veda il risultato per quanto riguarda la tassazione Ires e Irap della società:

Si noti che il programma calcola la deduzione dei contributi del coniuge portandoli in riduzione del reddito sociale usato per la simulazione

Il software passa ora, sempre automaticamente e istantaneamente, alla simulazione degli imponibili personali dei soci della SRL derivanti dall’attività prestata per la società, in base alle rispettive percentuali di partecipazione agli utili e alle perdite. Si veda immagine:

Si sono mantenute le stesse percentuali di ripartizione dell’utile che nel caso già visto della società di persone. Si è ipotizzato che i soci prelevino la metà degli utili della SRL. Il programma calcola i contributi dovuti dai soci sia per quanto riguarda gli emolumenti da loro percepiti per servizi resi alla società, che per la loro quota di partecipazione agli utili. Le due contribuzioni così calcolate sono complessivamente deducibili dai rispettivi redditi fiscali

Il passaggio finale, anche per la simulazione fiscale del “passaggio” da professionista a SRL, riguarda la tassazione dei soci della società. Si veda l’immagine:

La somma delle tassazioni dei soci, aggiunta a quella della SRL, determina la tassazione globale della eventuale “conversione” del professionista in società di capitali coinvolgendo un socio (nel nostro esempio il coniuge). Tale somma andrà confrontata con la tassazione del professionista e quella della società di persone dei relativi schemi

Per la SRL valgono le stesse considerazioni che si sono proposte precedentemente per la società di persone.

Anche per la società di capitali SRL odontoiatrica il nostro software presenta la tabella finale per la sommatoria di tassazione e contribuzione, inclusiva delle analisi percentuali della loro incidenza rispetto al reddito professionale imponibile di partenza e rispetto al flusso di cassa. Si veda l’immagine:

Si confrontino queste informazioni con le due analoghe tabelle precedentemente proposte per il singolo professionista e per il caso della società di persone

La fase finale del lavoro di questo nuovo software di simulazione rispetto al passato, al presente e al futuro del confronto fra la tassazione del dentista libero professionista e quella delle varie forme societarie, tra professionisti o commerciali che siano, è una tabella di confronto dei vari esborsi per tasse e contributi che le tre diverse modalità di organizzazione offrono:

La tassazione e la contribuzione riferite alle società comprendono anche quella dei loro soci

La tabella finale mostra che il risultato di risparmio quando da professionista si passa a società, nel caso qui esemplificato di due soci, si ottiene sulla tassazione complessiva, calcolata al netto dei contributi previdenziali, Irpef, Irap e Ires. Tali risparmi non sembrano dipendere da legislazione più favorevole, ma dal fatto che ripartendo un imponibile fiscale su più “teste” si attenua la progressività dell’Irpef. Occorre inoltre tenere presente, per quanto riguarda la società di capitali, che a differenza della professione e della società di persone, la liquidità sociale non è liberamente disponibile, nella SRL, per impieghi personali dei soci, se non attraverso il prelievo dell’utile che però va tassato, e si può pertanto ritenere che quanto “rimane in tasca” ai due soci di SRL qui simulati, come si può agevolmente ricostruire dalle tabelle, è meno rispetto alle altre due configurazioni. E’ vero invece che, nel caso esemplificato, con le società si ottiene la creazione di una posizione pensionistica per il coniuge, cosa che nella professione singola non sarebbe possibile.

Il software esemplificato è utilizzato nelle consulenze “studio di fattibilità” prestate dal Dottor Bortolini. Anche online, in tempi rapidissimi sarà possibile, per chi è interessato al “passaggio a società”, ottenere delle stampe delle simulazioni costruite sui suoi progetti, desideri e possibilità. Con l’aiuto di un professionista esperto, si potrà, grazie a questo software, immaginare e testare con precisione le possibili diverse configurazioni societarie, fiscali e contributive. Per informazioni 0498962688

Operatori sanitari: dal 2021 invio mensile a Tessera sanitaria: occhio alla fatturazione!

Con l’emanazione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze del decreto 19 ottobre 2020, pubblicato in G.U. il 29 ottobre 2020 è stato disposto:

·         di estendere i dati che devono essere trasmessi a STS includendo la modalità di pagamento, il tipo di documento fiscale (fattura o documento commerciale-scontrino), l’aliquota ovvero la natura Iva della singola operazione;

·         di modificare il termine temporale dell’invio dei predetti dati al STS, che per le spese sanitarie sostenute dal 1 gennaio 2021 da annuale diventa mensile;

·         di prevedere comunque la trasmissione a STS dei dati delle spese sostenute dal 1° gennaio 2021 anche se oggetto di opposizione espressa al loro invio da parte del cliente del medico.

Rimangono al momento invariate le previste notevoli sanzioni per omissioni, errori, ritardi negli invii.

Per gestire senza rischiare sanzioni questi 12 (!) nuovi invii telematici mensili, sarà importantissimo sapere come evitare errori nella fatturazione, con riferimento alla modalità di pagamento. Si tratterà di decidere se e come inserire particolari diciture in fattura, e soprattutto di essere sicuri che la trasmissione dei dati al commercialista che si occuperà degli invii a STS avvenga in modo corretto. Nella prossima edizione del corso online sulla fatturazione in odontoiatria si affronterà il tema con indicazioni pratiche. Non mancate! (è possibile acquistare la sola registrazione del corso).

Fatturare è tutto. Anche in odontoiatria

Il corso online sulla “Fatturazione odontoiatrica”, è l’unica occasione per apprendere in un tempo ridottissimo regole e segreti di questa fondamentale procedura amministrativa.

Nella prossima edizione del corso, saranno date delucidazioni sulle ultimissime prese di posizione dell’Agenzia delle entrate su: aggiunta di spese amministrative in fattura oltre al corrispettivo per le cure prestate; marca da bollo; diversità fra intestatario fattura e chi materialmente paga.

In fondo a questo testo, il link per l’iscrizione.

Ecco il programma:

LA FATTURAZIONE AL PAZIENTE ODONTOIATRICO.

DOMANDE E RISPOSTE

Il contenuto della fattura odontoiatrica

  • Le parti ideali della fattura, conoscerle per non sbagliare
  • Se gli importi fatturati sono diversi da quelli preventivati, è un problema?
  • E’ sempre necessario dettagliare le prestazioni in fattura?
  • Si può fatturare altro oltre alle prestazioni mediche?
  • Con quale dicitura inserire in fattura dei “costi Covid”?
  • Ciò che si può mettere in fattura, è sempre esente dall’Iva?
  • Le contestazioni del Fisco in punto di descrizione delle operazioni in fattura (cenni)

La fatturazione e il recupero della spesa per il bollo

  • Chi, e quando, è obbligato ad apporre la marca in fattura?
  • E’ legale chiedere il rimborso della marca al cliente?
  • Come redigere la fattura per chiedere il rimborso del bollo
  • Evitare gravi rischi causati da errori nella fatturazione della marca da bollo
  • Come comportarsi se le fatture sono spedite per email?

A chi intestare la fattura: al paziente o a chi paga?

  • La “rivoluzione” causata dall’obbligo di pagare tracciato per la detrazione
  • I rischi fiscali e penali degli errori di intestazione (cenni)
  • Le precauzioni da prendere per evitare i rischi
  • Quali rischi se il paziente paga con una carta di credito non sua e non lo dice?
  • Se paga il fidanzato, o il nonno, a chi intestare?
  • E se il paziente è minorenne?

La fattura si deve emettere sempre al momento dell’incasso?

  • Incassare oggi, fatturare entro 12 giorni o…il mese dopo
  • Cosa fare quando si superano i termini di legge per l’emissione

Domande e risposte

Il Relatore risponderà a quesiti specifici posti dai partecipanti durante il corso.

MATERIALI

1^ dispensa con le diapositive del corso con esempi di script per la comunicazione con i pazienti. 2^ dispensa con testi illustrativi dei seguenti argomenti: marca da bollo; descrizione delle operazioni; prestazioni gratuite.

DURATA

Due ore e mezza più trenta minuti per le domande e risposte

ABSTRACT

La fattura è ben di più che un mero adempimento tributario. Essa è il punto terminale della filiera produttiva odontoiatrica, che comprende anche, e in ogni sua fase, importanti aspetti di relazione: si inizia con la visita, si passa per il preventivo, da tempo obbligatorio per legge, si arriva alla conclusione del rapporto contrattuale con il paziente di cui, appunto, la fattura è il suggello. Gestire bene quei passaggi, aiuta certamente lo studio a differenziarsi, a migliorare l’immagine e, in definitiva, a lavorare meglio.

Dal punto di vista dello studio, occorre avere ben presente che la fattura, non appena emessa, diventa la base della contabilità interna, dunque del controllo della gestione, ed esterna, quella tenuta dal commercialista ai fini dichiarativi e adempimentali. Conviene allora saperla fare precisa, senza errori.

Questo corso, che offre quanto serve per la gestione della fatturazione verso il paziente persona fisica, va allora frequentato sia perché consente di avere le risposte alla più dibattute domande sulla questione “fatturazione odontoiatrica”, e così acquisire maggiore sicurezza nelle procedure amministrative dello studio, e ridurre il rischio di sanzioni, sia perché l’argomento è presentato in modo da consentire, a chi ne coglierà anche questo aspetto, di utilizzarlo per migliorare la competitività dello studio.

La completa conoscenza delle regole della fatturazione, va infatti vista come una “marcia in più”, l’occasione per differenziarsi e rinforzare la qualità della relazione con il cliente. Si pensi ad esempio a quanto gradito può risultare al paziente, sentirsi assistito, nei momenti del pagamento al fine di evitare errori che gli precluderebbero la detrazione fiscale.

Il corso in programma, il cui Relatore si può considerare a pieno titolo un vero esperto della materia, offre apprendimento e chiarimenti su ciò che deve essere ben presente nelle competenze del dottore e degli ASO, offrendone una visione profonda e in grado di aiutare a trasformare queste conoscenze in maggiore sicurezza, migliore immagine e minori rischi. In definitiva a dare, allo studio, più autorevolezza.

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

Dentisti e fisco: consigli per finire l’anno, ma …occhio all'”effetto Covid”!

Di Paolo Bortolini *

ATTENZIONE! Questo articolo è stato pubblicato qui lo scorso anno (2019). Oggi, a seguito delle conseguenze del confinamento seguito all’emergenza sanitaria, alcuni dentisti si possono trovare in una situazione per cui gli incassi sono diminuiti meno dei costi e delle spese. L’articolo perciò è stato revisionato. Ad esempio, se a fine anno gli incassi rispetto all’anno scorso fossero diminuiti del 20% ma costi e spese del 40%, si potrebbe perfino giungere a un imponibile fiscale maggiore dello scorso anno, nonostante la “crisi”. Tale fenomeno risulterà più accentuato e presente qualora si fossero utilizzate la moratoria sui leasing e la cassa integrazione in deroga. Insomma ci si può attendere una sorta di “effetto Covid” su qualche dichiarazione dei redditi. E’ pertanto cruciale dedicarsi quanto prima a valutare la situazione nei dettagli, e attuare le opportune “mosse”. Per consulenza, tel. 0498962688.

Con l’avvicinarsi dell’ultimo giorno di dicembre, il fatidico “31/12”, i professionisti e i loro commercialisti “fanno il punto” della situazione, in modo da fare una previsione dei dati che, l’anno dopo, andranno a formare il reddito “imponibile”. In altre parole, si mira ad una previsione delle imposte, Irpef ed Irap, che l’anno in corso farà maturare.

Prima dell’avvento degli “studi di settore”, in molti ricorderanno che a fine anno c’era una sorta di frenetica “corsa” all’anticipo delle spese e al rinvio Continua a leggere

Fatture analogiche ed elettroniche dei dentisti: novità sul Bollo

[BOLLO FATTURE DENTISTI]

Di Paolo Bortolini *

[Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “LA FATTURAZIONE ODONTOIATRICA DALLA A ALLA Z”.]

La corretta modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture sanitarie e la richiesta al cliente del suo eventuale recupero, sono argomenti semplici solo in apparenza e in alcuni studi dentistici anche forieri di dubbi applicativi.  Quanto scriverò vale anche in caso di fatturazione elettronica: nulla cambia infatti dal punto di vista normativo. I dubbi possono dipendere anche da notizie prese da Internet, fra le quali si trovano diffuse e ripetute inesattezze e perfino leggende metropolitane, vedi questo mio articolo: “L’ID della marca”. Ricordo che l’imposta di bollo sulle fatture, oggi pari a due euro, è dovuta quando il loro importo supera i 77,47 €..

Le principali, fra le inesattezze internettiane, riguardano: il “chi deve pagare la marca” (rectius chi è il debitore dell’imposta nei confronti dell’Erario), e come la si deve evidenziare in fattura ai fini dell’eventuale suo addebito al cliente. Per la prima, s’incapperà in varie ricorrenze con le stesse identiche parole, dunque dei “copia-e-incolla”, ma a firma di diversi “autori” (vattelapesca chi le ha scritte) che, in sintesi, sostengono: “il pagamento della marca è a carico del debitore, come si ricava dall’art. 1199 del Codice civile. Per la seconda, che come si dirà è strettamente collegata alla preventiva individuazione del debitore d’imposta, si troveranno fraseologie del genere: “se il bollo è posto a carico del cliente, l’importo della marca va indicato in fattura tra le operazioni escluse dall’IVA art. 15 D.P.R. n. 633/1972.”.

Le due proposizioni sono sbagliate, e fiscalmente rischiose in certi casi. Vediamo perché.

1. La fattura non è una “quietanza”

L’articolo 1199 del Codice civile nulla c’entra con le fatture, esso infatti recita: “Diritto del debitore alla quietanza [1]. Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore, rilasciare quietanza e farne annotazione sul titolo, se questo non è restituito al debitore. [2]….”.

La “quietanza” di cui tratta il Codice civile è un apposito atto formato dal creditore che certifica l’avvenuto adempimento di un’obbligazione, di solito pecuniaria, da parte del debitore o di un terzo. Tale atto è formato “a richiesta” del debitore che, per capirsi, sarebbe il cliente del dentista o della società. Ci si trova insomma davanti a vicende di rapporti bilaterali, fra le due parti di un qualche contratto. A patti di natura privatistica. La fattura è invece emessa per un obbligo di legge che ricade esclusivamente su chi effettua l’operazione, e va perciò emessa “spontaneamente” e non “su richiesta”. E la si può per di più emettere anche in assenza di preventivo pagamento. La fattura perciò nulla ha a che fare con la “quietanza” richiamata dall’art. 1199. Inoltre, se nel Decreto sul bollo fatture e quietanze sono trattate distintamente all’interno dello stesso articolo, come si dirà, un motivo ci sarà pure!

2. A chi spetta pagare la marca da bollo?

Detto dell’irrilevanza dell’art. 1199 C.c., vanno ora cassati i dubbi sul fatto che il soggetto passivo di diritto dell’imposta, cioè colui che in base alla legge la deve assolvere, è solo chi emette la fattura. Mai chi la riceve. Questa granitica certezza deriva dalla lettura in combinato di tre articoli del DPR 642 del 1972 (quello che disciplina l’imposta di bollo):

  • l’art. 2 comma 1, che fissa il verificarsi del presupposto dell’imposta “fin dall’origine” della formazione di documenti, cioè sulla fonte da cui il documento promana;
  • l’art. 13 della parte A della tariffa, che include le fatture nei documenti soggetti all’imposta “fin dall’origine” (e nel quale si opera anche la distinzione fra fattura e quietanza cui si è accennato);
  • l’art. 23 che vieta ogni patto contrario alle disposizioni del decreto stesso, ad esempio quello che stabilisse che il debitore dell’imposta non è chi forma il documento, ma chi lo riceve.

Anche sul piano della prassi interpretativa dell’Agenzia delle entrate in riferimento alle fatture sanitarie, è stato chiaramente indicato che debitore dell’imposta è chi forma il documento (risoluzioni 199 del 1995 e 444 del 2008). [AGGIORNAMENTO DEL 26/8/2020 (1° Era Covid): nella Risposta ad interpello ordinario nr. 268/2020, l’Agenzia delle entrate scrive, all’ultimo periodo (sottolineatura dell’autore): “…l’imposta di bollo è dovuta ex lege da tutti i clienti della Società quando l’importo della fattura supera euro 77,47…”; dal momento che le norme sul bollo non sono cambiate, tale nuova interpretazione, del tutto in contrasto con le precedenti sopra citate, è da considerarsi erronea per quanto illustrato nel presente articolo.]

Perciò, ogni ipotesi di assolvimento dell’imposta con modalità diversa da quella legale – debitore dell’imposta nei confronti dell’Erario è chi emette la fattura – non va presa in alcuna considerazione.

[Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso online “LA FATTURAZIONE AL PAZIENTE ODONTOIATRICO”.]

3. Come far pagare la marca al cliente?

La legge non offre dunque alcuna possibilità per “costringere” il cliente a sostenere la spesa per la marca. Giuridicamente, si dice che la legge non prevede la rivalsa, nemmeno in via facoltativa. Il normale comportamento da tenere è perciò il seguente: chi forma il documento assolve l’imposta apponendo la marca da lui prepagata senza inserire alcuna indicazione in fattura e nulla chiedendo a chi riceve il documento (in fattura elettronica barrando un flag al momento dell’emissione e versando in un secondo tempo, per via telematica, l’importo).

Se si vuole recuperare la spesa del bollo, a parte soluzioni extra-contabili che però non permettono a chi riceve la fattura di portare la spesa del bollo in detrazione, occorre in primis il consenso del cliente su base non legale ma di gentlemen agreement, ed evidenziare la cosa in fattura. Si parla allora di “traslazione” (ma solo economica, non dell’obbligo giuridico di assolvere l’imposta) del peso dell’imposta: il soggetto passivo di diritto (chi deve legalmente assolvere l’imposta nei confronti dell’Erario) rimane chi forma il documento, ma il soggetto passivo di fatto (chi ne sostiene effettivamente l’onere), diventa chi lo riceve. Si vedrà poi che è questo il motivo per cui non è corretta l’indicazione in fattura dell’importo della marca come “escluso dall’Iva art. 15 D.P.R. n. 633/1972”.

Nel corpo della fattura, insieme alle prestazioni fatturate, si aggiunge una voce tipo “recupero spesa imposta di bollo”, facoltativamente indicandone l’importo, e questa aggiunta avrà la natura di un puro e semplice “aumento di prezzo”, di una integrazione del corrispettivo richiesto per l’opera prestata. Il corrispettivo totale fatturato comprenderà dunque anche i due euro del bollo. In fattura elettronica, per procedere all’aggiunta della voce si dovrà aggiungere una apposita “riga di dettaglio”.

4. Perché non va fatturata la marca da bollo come “Esclusa art. 15 DPR 633”?

Venendo al secondo punto della mia “contestazione”, l’articolo 15 del DPR 633, quello sull’Iva, a nulla rileva in quanto la non imponibilità ai fini dell’Iva dei due euro (perché questo è il punto) non può dipendere dalle previsioni di quella norma. Indicarlo in fattura non solo non è corretto, ma può essere anche fiscalmente rischioso, come si dirà.

L’applicazione dell’articolo 15 consente di escludere dalla base imponibile dell’Iva (ma anche da quella delle imposte sul reddito), i rimborsi di spese sostenute in nome e per conto del cliente. Perciò, si potrebbe pensare, siccome alla fine si chiedono i due euro al cliente, altro non si è fatto, acquistando prima e apponendo la marca sulla fattura poi, che anticipare una spesa in attesa del suo rimborso da parte di colui nel cui interesse è stata sostenuta. Fattispecie che se sul piano meramente fattuale si potrebbe anche considerare realizzata, per quanto riguarda l’applicazione della norma tributaria non si può accettare.

Infatti, l’anticipazione di somme “in nome e per conto” del cliente prevista nell’articolo 15, si realizzerebbe solo se la spesa della marca maturasse fin dall’origine nella “sfera giuridica” del cliente in quanto debitore legale dell’imposta. Cosa che, stante l’intangibilità della soggettività passiva di diritto all’imposta, di cui si è detto al punto 2, non può mai verificarsi.

5. Qual è il giusto “articolo Iva” per fatturare l’importo della marca?

Non potendo applicare l’art. 15, come spiegato, l’importo della marca indicato in fattura, in quanto operazione diversa dall’effettuazione di prestazioni sanitarie rivolte alla persona che, come è noto, sono esenti dall’Iva, sarebbe imponibile ai fini di questa ultima imposta. Insomma, su quei due euro si potrebbe perfino doverci aggiungere e versare l’Iva!

Per fortuna non è così. Si può infatti invocare la natura “accessoria” alla prestazione principale (medica) dell’aggiunta in fattura della spesa per la marca che si intende recuperare. L’art. 12 del DPR 633, riconosciuta detta accessorietà a quella spesa, dispone che il suo trattamento ai fini dell’Iva sarà il medesimo di quello dell’operazione principale, dunque l’esenzione ex nr. 18) del comma 1 dell’art. 10 del decreto Iva.

Ed è la stessa Agenzia delle entrate che, in via ufficiale, riconosce la natura accessoria dell’aggiunta in fattura della spesa per la marca. Infatti, ben argomenta la già citata risoluzione 444 del 2008 (sottolineature mie): “La stessa conclusione vale nel caso in cui l’imposta di bollo sia stata esplicitamente traslata sul cliente da parte del professionista ed evidenziata a parte nella fattura o ricevuta; come precisato dalla scrivente con la risoluzione 14 luglio 1995 n. 199/E, nulla vieta, infatti, che l’importo del tributo dovuto dal professionista in relazione al documento rilasciato al cliente sia a quest’ultimo addebitato in aggiunta al compenso professionale. Anche in tale ipotesi, l’imposta, separatamente addebitata nella fattura o ricevuta emessa, può essere considerata un costo accessorio alla prestazione professionale…”.

L’articolo Iva corretto con cui fatturare il “recupero” della marca come indicato, sarà il “normale” (per le prestazioni sanitarie) nr. 10 e non dunque il nr. 15.

6. Tre implicazioni fiscali di quanto esposto

Potenziali contestazioni in caso di controllo

Se si emette fattura indicando l’importo della marca come “escluso articolo 15”, tale importo, oltre che escluso dall’Iva, non rappresenterà un compenso imponibile ai fini reddituali, ma una “partita di giro” con denaro anticipato in nome e per conto del cliente rimborsato in occasione dell’emissione della fattura. Per chi emette la fattura, tali movimenti saranno perciò, giuridicamente, irrilevanti ai fini della tassazione del suo reddito. Mancando l’imponibilità come compenso, simmetricamente viene meno la deducibilità della correlativa spesa, in quanto non sostenuta perché, come indicato in fattura, rimborsata dal cliente. Qualora la spesa per marche così fatturate fosse stata comunque portata in deduzione, la si sarebbe dedotta senza averne diritto e ciò potrebbe essere contestato in caso di controllo fiscale.

Inoltre, dal momento che, per quanto finora detto, non di “partita di giro” si tratta ma di incasso imponibile, l’Amministrazione potrebbe contestare pure la mancata indicazione, fra i compensi imponibili, dei corrispettivi fatturati per le marche. Doppia penalità, dunque. Magari poi si sistemano le cose, spiegando e mostrando all’Agenzia che l’indicazione dell’art. 15 del 633 era stata “messa lì” anche perché nella sua rivista online “Fisco oggi” del 22 novembre 2016 così sosteneva (peraltro in via non certo ufficiale), ma che il commercialista, sapendola lunga, ha comunque messo a tassazione i due euro fatturati: ma allora forse conveniva fare le cose giuste subito.

Pagamento di fatture con bollo e ritenuta d’acconto

Quando si paga una fattura al collega che sostituisce il professionista nell’esecuzione di una prestazione, o che opera in qualità di collaboratore di un ambulatorio, il committente deve trattenere l’importo della ritenuta d’acconto come percentuale (20%) del pagato. Se nel pagamento si comprende anche l’importo della marca aggiunta dal prestatore in fattura, la ritenuta va calcolata anche su questo importo. Esemplificando, se si salda una fattura per 100 €. di prestazione con in più l’aggiunta dei 2 €. per recupero della spesa della marca, il 20% va calcolato su 102 €. e non su 100 €.. Se a saldo di quella fattura si versano al prestatore 82 €. invece che 81,6, si è omesso di versare ritenute per 0,40 €.. Poco si potrebbe pensare, vero, ma sempre di omesso versamento di ritenute si tratta.

Vero è che se chi emette la fattura mette l’importo della marca come “escluso art. 15” o perfino senza alcuna indicazione, indicando nella fattura oltre al corrispettivo per le sue prestazioni anche l’importo della ritenuta d’acconto (cosa non necessaria, che si usa fare come “cortesia” al cliente) però calcolato senza tenere conto dell’importo della marca, vedendosi arrivare in pagamento una somma inferiore di 0,40 €. potrebbe avere da ridire. Mandategli questo articolo.

Dedurre la spesa della marca

Quando chi emette fattura la integra con l’indicazione della spesa della marca, come indicato al punto 3, “battezza” i due euro come compenso imponibile ai fini delle imposte sul reddito. Avendo evidenziato in fattura la motivazione di quell’integrazione, contemporaneamente “battezza” la spesa che ha sostenuto per acquistare la marca come inerente all’attività, perciò e in quanto tale deducibile. La gestione della marca, fatta in questo modo, diventa perciò fiscalmente, finanziariamente ed economicamente neutra. A costo zero per il prestatore, purché ovviamente percepisca dal cliente l’importo della fattura inclusivo dei due euro della marca apposta (e se non lo percepisce, che senso ha mettere l’importo della marca nella fattura?).

Se invece non si procede a “traslare” esplicitamente l’imposta di bollo sul cliente, dunque solo apponendola sul documento ma senza indicare alcunché in merito nel corpo della fattura, come pure indicato sopra al punto 3, la spesa della marca apposta sarà deducibile ai fini del reddito ai sensi dell’art. 54 del TUIR per il dentista, e dell’art. 99 sempre del TUIR per la società. La spesa effettiva per ogni marca saranno dunque i due euro meno il risparmio fiscale.

[Di tutto quanto riguarda la questione qui trattata, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso online “LA FATTURAZIONE AL PAZIENTE ODONTOIATRICO”.]

Conclusioni

La questione della marca da bollo sulle ricevute sanitarie, pur avendo l’apparenza di un tributo “minore”, è in realtà materia delicata e, vedendo varie pubblicazioni su Internet, è da migliorare la sua esplorazione anche da parte degli “addetti ai lavori”. In questo articolo ho trattato solo alcune fra le principali questioni. Per sapere di più, si consideri di partecipare ai miei corsi o di chiedere consulenza.

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività economiche in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per –> le consulenze. Clicca per–> i corsi.

Agevolazione per sanificazione e DPI, scadenza 7/9. Consigli pratici

Lunedì sette settembre 2020 è l’ultimo giorno utile per presentare per via telematica all’Agenzia delle entrate la domanda per il “bonus” sulle spese, già sostenute e da sostenere nel 2020, per “sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.”. L’agevolazione è data nel limite di spesa di €. 200 milioni.

Si sta parlando delle previsioni disposte dall’art. 125 del Decreto legge 19/5/2020 nr. 34, il c.d. “decreto rilancio”.

A domanda accolta, si avrà il diritto a un “credito d’imposta”, un contributo a fondo perduto realizzato con la diminuzione dell’importo delle imposte da versare allo Stato. L’agevolazione in esame inoltre, a differenza di altre, non va ad aumentare l’imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’Irap, ed è cumulabile con altre eventuali agevolazioni spettanti. Ha diritto all’agevolazione una vasta gamma di soggetti, fra cui i liberi professionisti.

La domanda va inviata entro la scadenza per via telematica, direttamente dall’interessato o tramite un intermediario. Nella domanda si deve indicare:

·         l’importo delle spese agevolate che si sono già sostenute fino al mese precedente la data di sottoscrizione della domanda, che non è detto corrisponda a quella dell’invio;

·         l’importo delle spese da sostenere dal mese della sottoscrizione della domanda e fino al 31 dicembre 2020.

Ad esempio, se si sottoscrive la domanda in agosto, pur inviandola a settembre, le spese già sostenute da indicare sono quelle da gennaio a luglio, mentre quelle da sostenere fino a fine anno quelle da agosto.

In alternativa, ci si può limitare ad indicare o solo le spese già sostenute, e in tal caso si manifesta il disinteresse per l’agevolazione per quanto riguarda le spese ancora da sostenere. Oppure solo le spese ancora da sostenere.

Fatta la somma delle due voci di spesa, nella domanda si deve indicare anche l’importo del credito d’imposta previsto dalla norma, il 60% di quella somma, che come vedremo non corrisponde però con certezza a quello spettante. Esso è infatti definito dalla stessa Agenzia delle entrate un “credito teorico”, in ogni caso non dovrà essere superiore a 60.000 €.

Le incertezze sul “quantum”

Il credito effettivo che spetterà infatti, in forza del limite dei 200 milioni di euro, sarà pari al credito inserito nella domanda però moltiplicato per una percentuale che l’Agenzia calcolerà rapportando il limite dei 200 milioni di euro alla somma del credito richiesto in tutte le domande pervenutele. Solo nel caso in cui l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti risulterà inferiore al limite di spesa, la percentuale sarà pari al 100 per cento. Altrimenti, se il volume dei crediti richiesti sarà maggiore di 200 milioni di euro, la percentuale sarà minore, e il credito spettante sarà alla fine una frazione di quel 60% “teorico”.

La cosa ovviamente non è di poco conto, in quanto se l’importo finale del “bonus” dovesse ridursi di molto, considerando che l’utilizzo del credito d’imposta esporrà a controlli fiscali, per qualcuno il gioco potrebbe “non valere più la candela”. Ma fino all’undici settembre, a domande ormai presentate, non si potrà conoscere l’importo effettivo cui si avrà diritto: un’agevolazione con la suspence. Si può comunque presentare la domanda magari sulla base di preventivi dei fornitori di beni e servizi agevolabili, una specie di “quaderno dei desideri”, e vedere poi se ne varrà la pena e magari eventualmente farne nulla, cioè non utilizzare il credito d’imposta.

E’ vero però che quanti più saranno gli aventi diritto che, per cercare di “approfittare” di questa agevolazione, inseriranno nella domanda alti volumi di spesa, e magari i loro “desideri”, tanto minore sarà il credito effettivo che sarà concesso. Una cosa forse un po’ strana

Consigli pratici

Indipendentemente dalle incerte prospettive sopradescritte, in attesa di sapere, il giorno 11 settembre, a quanto effettivamente ammonterà il contributo statale, nulla osta ad inoltrare la domanda, sia per DPI vari che per attrezzature, queste ultime purché necessarie ai processi di sanificazione, ma non si deve indicare una cifra a caso. Il consiglio è perciò quello di costruirsi una lista degli acquisti che si ritiene si debbano fare, considerando anche che si può fare scorta di DPI plausibilmente senza temere conseguenze del tipo “guantometro”, basandola però su appositi preventivi scritti ricevuti dai fornitori, su prezzi desunti da precedenti fatture o da cataloghi aggiornati. Documentazione da conservare in vista di eventuali futuri controlli. Qualora poi non si ritenesse, alla fine, di accedere al beneficio, vuoi per scarsa convenienza, vuoi perché si rinunciasse ad effettuare gli acquisti previsti come sopra, si è liberi di farlo.

Si ricorda infine che per quanto riguarda le spese per le attività di di sanificazione, l’agevolazione è subordinata alla presenza di una (auto)certificazione con la quale si dichiara che dette spese sono finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus Covid-19. Tale documento dovrà attestare la conformità delle azioni intraprese ai “protocolli di regolamentazione vigenti” (es. protocollo condiviso fra le parti sociali del 24/4/2020, pubblicato in G.U. nr. 198 del 8/8/2020; “indicazioni operative” per l’odontoiatria Min. salute; altri). Per le attrezzature, l’agevolazione è subordinata alla presenza delle dichiarazione di conformità delle stesse ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea.

Visto che è arrivato fino a qui, se le interessa una formazione gestionale di alto livello per l’odontoiatria, efficace ed economica, cliccare qui per gli imminenti CORSI ONLINE

“Effetto Covid” nello studio dentistico. Misuralo con Excel!

L’effetto della riduzione delle attività per i noti motivi, si è fatto ovviamente sentire anche presso gli studi dentistici. Si comincia ora a “fare la conta dei danni”.

Si va a guardare quanto si era “prodotto” nel 2019 e lo si confronta con il 2020. Molti dentisti, ed è logico, misurano le variazioni in percentuale. Fa sempre effetto ed è una valida spiegazione dei fatti. Però non guasta di sicuro trasformare la percentuale in giorni e mesi.

Mi spiego. Un conto è dirsi (e magari dire ai colleghi nei social) che: “quest’anno, per il Covid, ho prodotto il 25% in meno”. Altro è invece formulare la stessa misurazione ma in termini di tempo: “quest’anno, per il Covid è come se avessi lavorato un mese e mezzo di meno”. Il linguaggio, le stesse parole, come si sa, hanno effetto sui pensieri, sulle sensazioni. Perfino sulle emozioni! E magari per qualcuno ragionare in mesi, o giorni, invece che in percentuale, risulta più chiaro e chissà che non saltino fuori dei migliori pensieri per affrontare le cose.

Da adesso in poi, questo articolo si rivolge ai “precisi”, a quelli che non hanno timore dei numeri, e dunque utilizzano Excel, o altro “foglio elettronico”, per gestire la loro vita economica e non solo. Si può infatti, con poco sforzo, creare un foglio di calcolo che a partire dai dati dello studio faccia capire com’è la situazione. Vediamo come.

Dati necessari

“Fatturato”: gli incassi degli stessi periodi del 2019 e del 2020;

“Produzione”: il valore delle prestazioni eseguite negli stessi periodi del 2019 e del 2020.

Domanda: perché Bortolini ci dice di guardare anche alla produzione e non solo agli incassi? Risposta: ma perché, cari dentisti, se non la si smette di guardare solo agli incassi e non al valore prodotto, la vostra analisi sarebbe, parafrasando il Vate, “mutilata”. Infatti, parte degli incassi del 2020 potrebbero essere riferiti a periodi “pre-Covid”, quindi non rispecchiare del tutto la reale situazione. Invece la “produzione”, nel giudicare la situazione economica presente e dell’attuale futuro, non mente mai.

Il foglio Excel (o di altro foglio elettronico, ma Excel è meglio)

Passo 1: Procurarsi i dati necessari, dai sistemi in uso in studio. Con un minimo di pratica si tratta di dati che si possono prelevare direttamente, come foglio Excel, dai vostri gestionali, aggiornati in tempo reale;

Passo 2: Creare in un foglio Excel vuoto il seguente schema (o simile, dipende dai gusti):

La data del giorno dell’analisi “post-lockdown” ovviamente sarà quella del giorno, o altra a vostro piacere.

Passo 3: Riportare nello schema da voi creato i dati necessari (N.B.: per vedere bene le immagini, clicca sul titolo di questo articolo):

ANALIZZACOVID2

Passo 4: inserire nelle altre celle del foglio elettronico le necessarie formule:

ANALIZZACOVID3

(tutti sanno che le lettere e i numeri corrispondono a celle del foglio di lavoro, Ça va sans dire);

Passo 5: contemplare il risultato:

ANALIZZACOVID4

Allora. Uno può dire: “a fine lockdown avevo perso ben il 40% della produzione. Un po’ meglio è andata con gli incassi.”. Ma anche:”Dal punto di vista della produzione, è stato come se avessi lavorato quasi due mesi in meno, da quello degli incassi un mese e mezzo”.

Continuando a far parlare il dentista appassionato di Excel: “Per fortuna a oggi sono in pieno recupero, infatti dal punto di vista della produzione ho recuperato mezzo mese di lavoro, e spero entro fine anno di avere recuperato tutto!”.

Evviva Excel. Buona estate

Già che ci sei, vedi anche:

I rapidi conti del dentista forfetario

Odontoiatria Riparte: le Decisioni sui Prezzi Da Chiedere. Corso Online

Costo orario dello studio dentistico (5^ e ultima puntata): la trasformazione “magica” del denaro in tempo

ISA COMPILAZIONE QUADRO C DENTISTI: UN REBUS DA RISOLVERE

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Molti dentisti, come tanti contribuenti, sono alle prese con la compilazione del quadro C dell’ISA, nel caso dei dentisti il BK21U. Molti hanno però dei dubbi, ed è meglio eliminarli, in quanto una errata compilazione può avere effetti negativi sul punteggio. Ad esempio assegnando il contribuente ad un MOB (il vecchio cluster) penalizzante.

Per chi fosse interessato ad una consulenza, possiamo dare aiuto nella elaborazione dei dati, anche in diretta Zoom operando sul computer del cliente, a partire da €. 190 inclusivi di imposte e oneri previdenziali.

I rapidi conti del dentista forfetario

Ho realizzato un foglio di calcolo Excel, con cui un soggetto forfetario, anche non dentista perché si può applicare a qualsiasi attività in quanto gestisce tutte le principali casse previdenziali, ma qui ci interessa ovviamente il dentista, può sapere quanto deve mettere in fattura, e dunque incassare, per avere in tasca un determinato importo netto da imposte e contributi.

La cosa molto interessante, è che con questo foglio si viene a scoprire che esistono dei “moltiplicatori” fissi, per cui se:

1) voglio in tasca per me 1000 €., li moltiplico per il “Moltiplicatore rapido” e trovo l’importo da fatturare;

2) voglio sapere di quanto incasso qual’è l’importo che dovrò versare (e quindi mettere via) per contributi e imposte, basta moltiplicare appunto l’incassato per i rispettivi moltiplicatori.

Pratico no? Allego un esempio un po’ particolare, in quanto fa vedere qual’è il massimo ottenibile “in tasca” al netto di imposte e contributi rispettando la soglia annuale, fatidica, dei 65K per stare dentro al “forfetario”, i moltiplicatori sono quelli giusti da usare, come ho spiegato:

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Nuovo Corso Online in diretta: La fatturazione al paziente odontoiatrico al tempo di Covid-19 e oltre. Domande e risposte

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La fattura è ben di più che un mero adempimento tributario. Essa è il punto terminale della filiera produttiva odontoiatrica, che comprende anche, e in ogni sua fase, importanti aspetti di relazione: si inizia con la visita, si passa per il preventivo, da tempo obbligatorio per legge, si arriva alla conclusione del rapporto contrattuale con il paziente di cui, appunto, la fattura è il suggello. Gestire bene quei passaggi, aiuta certamente lo studio a differenziarsi, a migliorare l’immagine e, in definitiva, a lavorare meglio.

Dal punto di vista dello studio, occorre avere ben presente che la fattura, non appena emessa, diventa la base della contabilità interna, dunque del controllo della gestione, ed esterna, quella tenuta dal commercialista ai fini dichiarativi e adempimentali. Conviene allora saperla fare precisa, senza errori.

Questo corso, che offre quanto serve per la gestione della fatturazione verso il paziente persona fisica, va allora frequentato sia perché consente di avere le risposte alla più dibattute domande sulla questione “fatturazione odontoiatrica”, e così acquisire maggiore sicurezza nelle procedure amministrative dello studio, e ridurre il rischio di sanzioni, sia perché l’argomento è presentato in modo da consentire, a chi ne coglierà anche questo aspetto, di utilizzarlo per migliorare la competitività dello studio.

Continua a leggere

Odontoiatria Riparte: le Decisioni sui Prezzi Da Chiedere. Corso Online

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La Ripresa Delle Attività In Odontoiatria, Le Decisioni Sui Costi E Sui Prezzi Da Chiedere. Corso online in diretta di economia per dentisti

Relatore: Dottor Paolo Bortolini

 

DESCRIZIONE CORSO

Formazione online in diretta

Molti dentisti auspicano a breve la ripresa delle loro attività, la “Fase 2”, e si stanno preparando. Dovranno però tenere conto di un insieme di fattori economici, che non dipendono da loro: dalla prevedibile ridotta disponibilità di denaro da parte del pubblico ai probabili minori ricavi a causa della messa in atto delle precauzioni a difesa dal contagio. Fenomeni che congiurano per rendere meno facile la ripartenza. Tutto ciò metterà al centro dell’attenzione il “problema economico”, a seguire quello finanziario per il quale ora si sta correndo ai ripari contraendo prestiti e spostando le scadenze di pagamento di beni e servizi.

Infatti, se verrà a mancare l’economia, cioè un almeno accettabile margine di guadagno sulle prestazioni che si eseguiranno, sarà difficile onorare le rate dei prestiti e rispettare gli impegni presi con i fornitori di beni e servizi. Rimanere perciò senza una chiara ed esatta conoscenza di quanto rende ogni prestazione, è cosa da nemmeno considerare.

Questo corso offre un metodo immediato, alla portata di tutti ed eseguibile con la massima semplicità e un ridotto numero di informazioni. Viene consegnato un “foglio elettronico” con il quale operare per eseguire i necessari conteggi sui propri concreti casi.

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Offre esattamente strumenti, informazioni e supporto, al fine di consentire al partecipante di sviluppare le necessarie competenze e i mezzi per attuare le necessarie azioni.

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