Percentuali, tariffari e compensi: una prassi diffusa, qualche domanda in più
È diffusa la prassi di commisurare l’onorario dei collaboratori di studio a una percentuale del prezzo praticato al paziente.
Una percentuale unica, oppure differenziata per tipologia di prestazione: conservativa, endodonzia, protesi. Talvolta con l’idea, intuitivamente comprensibile, che dove i costi sono maggiori – laboratorio, materiali – la percentuale debba essere diversa.
È una prassi così diffusa da apparire quasi “naturale”. E tuttavia, proprio per questo, merita forse di essere osservata con qualche attenzione in più.
Il punto di partenza: come si forma davvero quel compenso
Se si guarda alla struttura matematica del compenso a percentuale, il meccanismo è estremamente semplice:
- compenso = percentuale × prezzo
Da questo punto di vista, ogni ulteriore distinzione – percentuali diverse per prestazione, scaglioni, correttivi – non cambia la sostanza.
Il compenso resta funzione del prezzo.
E questo è un dato che, apparentemente banale, ha invece alcune implicazioni rilevanti.
Il passaggio spesso trascurato: il prezzo non è del medico
Nella maggior parte degli studi organizzati:
- il prezzo è definito dalla struttura
- il tariffario è stabilito dal titolare o dalla società
- eventuali sconti o politiche commerciali sono decisi a livello organizzativo
Il collaboratore, di fatto:
- non determina il prezzo
- non controlla le sue variazioni
- ma ne subisce gli effetti sul proprio compenso
Ne deriva che il compenso non è direttamente collegato alla prestazione, ma mediato da una variabile esterna: il prezzo deciso da altri.
Il confronto con il Codice deontologico
Se si guarda all’art. 54 del Codice di Deontologia Medica, si legge che:
il medico commisura l’onorario alla difficoltà, complessità, competenze e mezzi impiegati, tutelando qualità e sicurezza
Il punto centrale è il soggetto dell’azione: il medico.
È il medico che dovrebbe “commisurare” il proprio onorario.
Nel sistema a percentuale, invece:
- il medico non determina direttamente l’onorario
- ma partecipa a un prezzo già formato
Si realizza così una commisurazione indiretta, mediata dal tariffario della struttura.
Una differenza sottile, ma non irrilevante.
Percentuali diverse per prestazione: soluzione o illusione?
La domanda che spesso emerge è:
ha senso applicare percentuali diverse tra conservativa, endodonzia e protesi?
La risposta, sul piano pratico, può essere positiva.
Sul piano logico, però, cambia poco.
Anche differenziando le percentuali:
- il compenso resta ancorato al prezzo
- non viene costruito a partire dalla complessità della prestazione
- ma dal valore economico attribuito dalla struttura
In altre parole:
- si introduce una correzione interna al sistema
- ma non si modifica il sistema
Il problema emerge quando il prezzo cambia
Finché il tariffario resta stabile, la questione può sembrare teorica.
Ma cosa accade quando:
- si applicano sconti
- si introducono pacchetti
- si adottano politiche promozionali
- si differenziano i prezzi tra pazienti
In un sistema a percentuale:
- ogni variazione di prezzo si riflette automaticamente sul compenso del collaboratore
- anche se la prestazione è identica
Si crea così una situazione peculiare:
👉 la stessa prestazione può generare compensi diversi per il medico, a seconda di decisioni commerciali altrui
Un possibile conflitto di interessi
Da qui può emergere un conflitto, spesso silenzioso:
- la struttura può avere interesse a utilizzare il prezzo come leva commerciale
- il collaboratore può avere interesse a mantenere un compenso coerente con il lavoro svolto
Non si tratta necessariamente di un conflitto esplicito.
Ma è un elemento che esiste, ed è strutturale al modello.
Il collegamento con l’autonomia professionale
Il Codice deontologico, all’art. 68, prevede che:
in caso di contrasto tra regole della struttura e regole deontologiche, il medico si attivi a tutela dei diritti dei pazienti e della propria autonomia
Se il compenso del medico dipende da decisioni economiche della struttura:
- la sua posizione può diventare meno autonoma
- anche solo sotto il profilo economico
E questo può rendere, nella pratica, più difficile gestire eventuali contrasti.
Il profilo meno considerato: cosa accade in caso di contenzioso
Un ulteriore aspetto, raramente considerato nella pratica quotidiana, riguarda il piano giuridico.
Se il rapporto è regolato da un accordo scritto che prevede:
compenso pari a una percentuale del tariffario della struttura
in caso di contenzioso un legale potrebbe osservare che:
- il compenso è eterodeterminato
- il medico non commisura direttamente il proprio onorario
- il sistema è influenzato da logiche organizzative e commerciali
Si tratta di argomentazioni che, anche senza essere decisive, possono mettere in discussione l’equilibrio del rapporto.
Possibili correttivi: piccoli aggiustamenti, non rivoluzioni
Alcuni accorgimenti possono rendere il sistema più coerente:
- definire un tariffario stabile e condiviso
- esplicitare che il tariffario riflette complessità e mezzi
- evitare che sconti e promozioni incidano automaticamente sul compenso
- chiarire che la percentuale è solo un criterio tecnico di riparto
Sono elementi utili.
Ma è corretto essere consapevoli che:
👉 non modificano la struttura di fondo del sistema
Una considerazione finale
Il compenso a percentuale è:
- semplice
- diffuso
- facilmente gestibile
Ma, proprio nella sua semplicità, nasconde alcune implicazioni:
- sposta il baricentro dal professionista al prezzo
- introduce una dipendenza da decisioni organizzative
- crea potenziali tensioni tra logica professionale e logica commerciale
Non si tratta di dire che sia un sistema “sbagliato”.
Piuttosto, di riconoscere che è un sistema imperfetto, che funziona nella prassi ma presenta alcune criticità se osservato con gli strumenti del diritto e della deontologia.
E forse, già questo, è un buon punto di partenza per porsi qualche domanda in più
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