Indagini bancarie, non servirà più giustificare anche i prelevamenti

Per la Corte Costituzionale “irragionevole” la nota presunzione legale.

Con la sentenza 228 del 6/10/2014, la Corte Costituzionale, decidendo su una pregiudiziale sollevata dalla CTR del Lazio, ha chiuso una “querelle” ormai decennale dichiarando l’illegittimità, per quanto riguarda i professionisti, della seconda parte del comma 2 dell’art. 32 del DPR 600 del 1974, accertamento delle imposte sui redditi, quella che recitava: “…;… sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche (dei redditi dichiarati ndr) ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e semprechè non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei suddetti rapporti (conti correnti bancari ndr)”.

La Corte ha dichiarato l’incostituzionalità delle parole “o compensi”, introdotte nel testo della disposizione dalla Legge 30/12/2004 (“Finanziaria” 2005) con decorrenza degli effetti dal 1/1/2005, escludendo quindi dall’operatività della disposizione i professionisti ma non i ricavi delle imprese.

Moltissimi professionisti sanno, e se ne è parlato più volte anche qui, che in presenza di verifiche fiscali condotte con il metodo delle “indagini finanziarie”, cioè l’esame dei movimenti dei conti correnti di un periodo d’imposta, venivano “ripresi a tassazione” non solo i versamenti dei quali non si sapeva dare spiegazione, ritenuti in sostanza incassi non fatturati, ma anche i prelevamenti che non risultavano nella contabilità fiscale, cosa peraltro possibile solo per chi fosse stato in “ordinaria” (una minoranza) o per chi dispone di un adeguato sistema personale di registrazione delle operazioni, o dei quali non si fosse in grado di indicare il beneficiario. Sulla questione ho pubblicato l’articolo “Il rischio fiscale inutile”, reperibile su Internet.

Se per quanto riguarda i versamenti non collegati a fatture la logica presuntiva del Fisco è comprensibile, molto più arduo era comprendere quella per cui anche i prelevamenti potevano, ex lege, trasformarsi in compensi tassabili. Tanto che si parlava di “presunzione contro natura”. Ciò nonostante, non sono stati pochi i professionisti che si sono trovati a dover rendere conto dei loro prelevamenti di contanti allo sportello o al Bancomat, magari a distanza di anni, andando a raccontare al Fisco che servivano per il regalo di compleanno ai figli, per la spesa al supermercato, per comprare un paio di scarpe o per farsi una vacanza. Chi c’è passato sa quanto spiacevole sia stato dover verbalizzare aspetti delle propria vita privata che, in quanto tali, andrebbero considerati riservati.

Oltre a questi poco simpatici aspetti, alla fine della verifica ci si poteva, e quante volte è capitato, vedere addebitati i prelievi in contanti come redditi, e su questi pagare le tasse, le sanzioni e gli interessi. E’ vero che l’Agenzia delle Entrate da tempo aveva emanato istruzioni di “temperanza” ai propri funzionari, i quali riconoscevano un “mensile” riferito all’uso del contante adeguato al tenore di vita del nucleo familiare, che veniva espunto dai prelevamenti da giustificare. Ma non sempre questo “stipendio” risolveva il problema, per dare un’idea, ho assistito un dentista al quale, con tre figli in età universitaria, venne riconosciuto un “bonus familiare” per l’uso di contanti pari a 500 . mensili. Adesso è finita, d’ora in poi, quando si preleveranno e spenderanno contanti, non ci si dovrà più domandare “cosa potrebbe pensarne il Fisco” in caso di verifica.

Rimane aperta una questione: e chi ha pagato quanto richiesto da atti di accertamento o contenziosi incardinati su questa norma, cosa può fare? Purtroppo nulla, perché in presenza dei cosiddetti “rapporti esauriti”, cioè accettazione o adesione ad accertamenti, sentenze passate in giudicato, quel che è dato è dato. Invece si apre una positiva prospettiva per tutti coloro i quali sono ancora nelle more di una verifica, oppure hanno impugnato un accertamento o una sentenza, nei casi in cui la pretesa dell’Amministrazione fosse fondata in tutto o in parte sulla disposizione ora espulsa dall’Ordinamento con la sentenza della Corte: sarà annullata.

Pazienti che non pagano: basta il POS?

Sul Forum “Gestione dello studio” del sito Odontoline.it, di cui ho l’onore di essere il Moderatore, il Dottor Mauro Savone ha iniziato un topic dandogli il titolo, assai evocativo, “Come Scappare Dal Ristorante Senza Pagare Il Conto”. La sollecitazione del Dottor Savone ha destato, ovviamente notevole interesse e grande partecipazione alla discussione. Pubblico di seguito il suo post: “Mi chiama oggi pomeriggio perché deve ricementare una corona, la faccio venire subito in studio e raccolgo i dati della cartella e l’anamnesi (sembrava sorpresa che le stessi chiedendo tutti quei dati, ed aveva un’espressione stranamente assente/assorta mentre lentamente mi rispondeva). Si tratta di un ponte 46-47 su due impianti, con corone totalmente incongrue, e che basculano sui monconi, quindi non c’è da sorprendersi se le si staccavano sempre, come mi racconta. Nella borsa ha una collezione di corone “provvisorie” dentro altrettante bustine sigillate, a quanto pare è stata da numerosi dentisti per ricementare quel ponte, e tutti hanno indistintamente criticato la protesi. Mi chiede se faccio impianti, di che marca sono i miei impianti (?), e poi quando naturalmente arriva il momento di pagare le chiedo 30 miseri euro, mi fa “c’è una banca da queste parti?” al che io “non si preoccupi, ho il POS”, però lei “allora vado a chiamare mio marito” ed esce portandosi via tutto (normalmente quando sono in buona fede, lasciano in studio la borsa, un cappello, il cappotto). Il marito è un signore che è entrato con lei in sala d’attesa, non l’ha accompagnata dentro, e dopo pochi minuti è uscito. E’ passata un’oretta e ovviamente non si è più fatta vedere. Per curiosità controllo il numero di telefono che mi ha fornito durante la raccolta dati, e lo verifico con quello rimasto nel registro del mio cellulare quando mi ha telefonato per fissare l’appuntamento… l’ultima cifra che mi ha dettato in cartella era sbagliata, un 1 invece di un 3.”

Si tratta di situazioni che, molto probabilmente, i dentisti hanno sempre dovuto fronteggiare ma che forse oggi sono ancora più frequenti. Io mi sono interessato parecchie volte, su richiesta di miei clienti, della definizione di strategie che consentissero di intercettare, per quanto possibile, problemi del genere, focalizzando le soluzioni sull’aspetto relazionale. Ho quindi a mia volta pubblicato nel Forum il seguente post, corredato di allegato:

“Mi permetto di postare un intervento in questa interessante e importante discussione, perché la ricerca di soluzioni a questioni simili è stata una domanda postami più volte da vostri colleghi. Quell’esperienza è poi confluita nei due libri sulla gestione del rapporto con la clientela pubblicati a suo tempo da Masson, in particolare nell’ultimo, il cui sottotitolo recitava appunto “Organizzazione operativa e relazionale”.

Si tratta quindi di questioni legate alla relazione, aspetto che, come tutte le altre materie della gestione, si può, anzi a mio avviso si deve, organizzare con opportuni metodi e tecnologie.

L’idea di base che può servire nelle primissime fasi del rapporto con un cliente-paziente si può sintetizzare in “capire, subito, chi ho davanti”. Come fare? Certamente non si riesce a leggere nel pensiero degli altri e le esperienze qui raccontate dimostrano che davanti a certi atteggiamenti elusivi, se non proprio truffaldini, non c’è alcuna difesa a posteriori.

E’ necessaria la creazione di procedure, definite con pazienza e molta cura, da far “scattare” in ben precisi momenti, con lo scopo di intercettare le situazioni problematiche in modo da poter adottare qualche tecnica di difesa preventiva.

Organizzare procedure relazionali in una organizzazione cosi complessa come lo studio dentistico, anche se piccolissimo, un vero “sistema sanitario in miniatura”, richiede la conoscenza di strumenti quali: 1) i diagrammi di flusso; 2) la creazione di testi da utilizzare nelle comunicazioni verbali e scritte e nei documenti che si consegnano; 3) un minimo di capacità grafica per poter creare oggetti comprensibili e utilizzabili nel rapporto con i pazienti.

Ad esempio, si potrebbe definire uno “script” telefonico, cioè una fraseologia standardizzata da inserire nella conversazione con il paziente sconosciuto, con il quale chiedere di portare con sé un documento d’identità e la tessera sanitaria (cioè il CF), spiegando che senza non è possibile accedere alle prestazioni per motivi medico-legali e fiscali. Per completare la procedura, rendendola più efficace, si potrà quindi chiedere se e a che indirizzo può ricevere una email o un SMS, e a risposta affermativa procedere immediatamente dopo la chiusura della telefonata ad inviare una comunicazione di conferma appuntamento, ricordando l’orario e la necessità di portare con sé i documenti indicati, infilandoci una frase che abbia relazione con gli onorari e magari arricchendola con una piantina stradale e altre info sullo studio o sulla visita (es. di portare eventuali refertazioni).

All’arrivo del già meno sconosciuto cliente (se ne avranno infatti, con alta probabilità, già saggiate le reazioni, ovviamente se chi gli parla sia in grado di coglierle e interessato a farlo), ci si dovrà ricordare di chiedere come prima cosa i documenti richiesti e, dopo averli fotocopiati, controllatane la veridicità (sul sito dell’Agenzia per il CF, sulle Pagine bianche o al limite su un motore di ricerca per telefono e generalità), si potrà consegnare un sintetico foglio-informazioni che spiega le “regole della casa”, fra cui la questione degli onorari. Fantasia e stile personale poi, una volta che ci si impadronisce di queste tecniche di comunicazione, saranno le chiavi per migliorare sempre e scoprire modi per distinguersi dai colleghi, cosa alla base di un “marketing” di successo (aborrisco le proposte di siti, poster, brochure, newsletter o fogli informazione standardizzati, quelli tutti uguali e “personalizzati” con il nome del dentista: sono l’esatto contrario del “marketing”).

Con le due tecniche indicate (“script” telefonico + sequenza di azioni al ricevimento), si dovrebbe aver ottenuto la “scrematura” delle persone meno serie. Va anche detto però che non è raro per un professionista accettare un possibile nuovo cliente anche se c’è qualcosa che magari “non quadra” fin da subito, pensando magari che pur di trovare una nuova fonte di ricavi qualche rischio lo si possa correre. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alle procedure, l’importante è che, se si è in grado di definirne una, la si rispetti senza deroghe. Chi avrà la pazienza di farlo, si accorgerà che le “rogne” salteranno fuori pressoché invariabilmente ogni volta che la procedura stabilità sarà stata derogata.

Allego, a titolo di puro esempio e a corredo di quanto qui scritto, un diagramma di flusso della prima parte di quello che chiamo il “procedimento di visita”, dal quale si può trarre un concreto esempio di creazione di una procedura. Il diagramma è del 2001, andrebbe aggiornato, ma per capire il tipo di strumento da crearsi va bene. Le sigle in grassetto accanto alle “tappe” del percorso di visita sono riferite ai moduli o alle fraseologie in uso nello studio. Si noti che nel diagramma esiste in più momenti una struttura comportamentale del tipo “se…allora”: questa è la sostanza della procedura. “. (cliccare sulla miniatura per vedere l’immagine)

Contenere la tassazione evitando il “Rischio fiscale inutile”

Su Odontoiatria33.it è stato pubblicato un mio nuovo articolo, che sono certo non mancherà di destare attenzione e interesse. L’articolo tratta importanti questioni fiscali senza uso di alcun tecnicismo, è dunque di pronta comprensione e utilizzo. Per leggere l’articolo clicca sul seguente link: Il “Rischio fiscale inutile”, articolo Dott. Bortolini

Management per dentisti a Milano, unica data

Sabato 08/03 a Milano, unica data del “Corso di un giorno” al momento programmata per il 2014, si terrà una nuova edizione, con lavoro pratico e consegna di software, come sempre organizzato da Odontoline.it. Il corso assegna crediti ECM, le iscrizioni sono aperte.

Penso di fare cosa gradita informando che per questa edizione è in programma la trattazione di nuovi argomenti, di attualissimo interesse:

– istruzioni per rendere oggettivo e non contestabile il calcolo delle “Ore dedicate” da dichiarare nello studio di settore;

– indicazioni operative per coordinare le varie tipologie di incasso (contanti, assegni, bonifici, POS) con la fatturazione e i versamenti in banca. Aspetto è fondamentale per evitare contestazioni da parte del Fisco nei sempre più frequenti casi di verifiche tramite le “indagini finanziarie”;

– ulteriori dettagli e nuove diapositive sulla gestione pratica della marca da bollo;

– deducibilità dal reddito dei leasing, finanziari e operativi, novità e rischi;

– foglio di calcolo Excel per la stima della produzione necessaria a coprire nuove spese fisse, o di quanto conviene ridurre le stesse a fronte di una attuale o prevista riduzione di produzione.

Cliccando sul link seguente si accede al Programma completo del corso.

Corso gestione studio a Roma 14/12/2013, le novità dell’edizione

Informo che questa edizione del corso, 14/12/2013 a Roma, oltre a quanto indicato nel programma saranno presentate per la prima volta alcune importanti novità, fra le altre:

– indicazioni operative per coordinare le varie tipologie di incasso (contanti, assegni, bonifici, POS) con la fatturazione e i versamenti in banca. Tale aspetto è fondamentale per evitare contestazioni da parte del Fisco nei sempre più frequenti casi di verifiche tramite le “indagini finanziarie”;

– ulteriori chiarimenti sulla gestione pratica della marca da bollo;

– aspetti problematici legati alla deducibilità dal reddito dei “leasing operativi” o noleggi, con particolare riferimento ad eventuali “maxirate”;

– esame critico delle caratteristiche delle nuove “società fra professionisti” (confrontate con quelle delle società “tradizionali”), alla luce dei loro “primi passi” dopo l’emanazione del Regolamento di aprile 2013;

– revisioni e potenziamenti dei fogli di calcolo Excel già presentati nelle precedenti edizioni;

– nuovo foglio di calcolo Excel per la stima del reale importo, al netto del risparmio fiscale, del contributo ENPAM dei prossimi anni alla luce delle prossime modifiche delle aliquote contributive;

– nuovo foglio di calcolo Excel per la stima della produzione necessaria a coprire nuove spese fisse, o di quanto conviene ridurre le stesse a fronte di una attuale o prevista riduzione di produzione.

Attualità in tema di gestione dello studio odontoiatrico. Intervista a “Odontoiatria 33”.

Pubblico il link all’intervista che il magazine Internet “Odontoiatria 33” mi ha fatto. “Ottimizzare l’organizzazione del proprio studio può essere un’ottima soluzione per compensare il calo di pazienti. Ma anche prestare attenzione alla parte fiscale, programmando investimenti e spese, può essere utile; come sanno bene i dentisti italiani in questi giorni alle prese con i versamenti degli acconti fiscali……”. Leggi tutto

ENPAM: QUANTO “PESA” REALMENTE IL CONTRIBUTO ANNUALE?

I miei clienti utilizzano un software di mia creazione con il quale prevedere l’importo dell’Irpef dovuta alla professione già in corso d’anno, oltre che gli esiti finali dello studio di settore. Nel tempo, lavorando insieme, si è riusciti a sfruttare questo software per ottenere una serie di vantaggi fiscali: da una informazione anticipata sulla fatturazione, in modo da ottenere studi di settore a posto, ai giusti investimenti e spese da fare a fine anno per ridurre il peso dell’imposta e altri ancora. Finora, il contributo ENPAM non rientrava nei calcoli previsionali perché, come è noto, esso non viene conteggiato nell’ambito della determinazione del reddito professionale (quadro RE), ma in quella del reddito complessivo a fini Irpef (quadro RP). Però, sia il suo ammontare che la deducibilità dal reddito richiedevano una soluzione capace di far sapere, “tolto l’ENPAM” quanto restava dell’IRPEF. In sostanza, si voleva conoscere l’esborso per la previdenza al netto del “risparmio fiscale”.

La soluzione è stata trovata con un foglio di calcolo Excel che mostra una stima, anche previsionale, dell’importo da versare, lo suddivide in “Quota A” e “Quota B”, e infine calcola il suo valore detassato, che corrisponde a quanto effettivamente si “tira fuori” nell’anno per la pensione. Per completezza, è giusto dire che per conoscere il peso reale dell’esborso ENPAM, esso andrebbe decurtato non solo delle tasse che fa risparmiare, ma soprattutto del valore attuale dei flussi pensionistici futuri che da esso deriveranno, cosa che prevedo di poter mostrare in una prossima versione del foglio di calcolo.

Pubblico qui sotto uno screen-shot di questo foglio di calcolo (cliccare per ingrandire). Chi fosse interessato ad avere il foglio di calcolo funzionante, mi contatti telefonicamente allo 0498962688.

Si osservi, nell’immagine allegata, la particolare sequenza di conteggio di seguito descritta (l’ho costruita seguendo rigidamente il Regolamento Enpam, la particolarità è quella di misurare come prima cosa il contributo totale anziché le “Quote”, la B in particolare, come si vede in altre applicazioni del genere reperibili su Internet):

1) determinazione del reddito imponibile a fini previdenziali (nel calcolo si deve tenere conto della franchigia riservata agli iscritti di età inferiore ai 35 anni);

2) calcolo del contributo percentuale complessivo (il calcolo deve tenere conto della percentuale applicata in caso di superamento del massimale);

3) decurtazione della “Quota A” di competenza dal contributo complessivo ed ottenimento, per differenza, dell’importo di “Quota B”;

4) sottrazione dal contributo complessivo del “risparmio fiscale”, cioè della differenza fra l’Irpef da versare calcolata sul reddito professionale e quella calcolata sul reddito professionale al netto del contributo ENPAM.

CALCOLI_ENPAM

Mi posso permettere l’assistente?

Sul Forum “Odontoiatria fiscale” di Odontoline.it, un giovane Odontoiatra chiedeva lumi ai colleghi in merito a modalità alternative e costi del suo progetto di assunzione della sua prima assistente. I colleghi, ovviamente, gli hanno dato informate e competenti “dritte”. Io invece, ho allegato un piccolo foglio di calcolo di Excel con il quale si può valutare, rispetto al costo annuale della nuova dipendente (in realtà di qualsiasi altra spesa fissa), il c.d. “Ricavo di pareggio”, cioè quante prestazioni bisogna eseguire in più per coprire il nuovo costo, senza “avanzare” niente però. Lo metto a disposizione degli iscritti al Blog e alla pagina Facebook, augurandomi possa fare apprezzare la cultura dei “numeri” e magari servire.

Istruzioni: inserire i propri importi solo nelle celle a fondo giallo (il foglio è protetto nelle altre parti ma non c’è password). Scrivere: il valore delle prestazioni eseguite nell’anno; l’importo dei “consumi” (chi è venuto al mio corso sa bene di cosa si tratta, comunque ho messo una piccola decodifica); la spesa annuale prevista per la dipendente; una spesa aggiuntiva, sempre collegata alla nuova dipendente, dovuta a burocrazia, tempo da dedicare ecc.

PRODUZIONE_DI_PAREGGIO

L’analisi economica della prestazione

Per dare spunti di riflessione su un argomento molto importante, cioè quanto rende davvero, economicamente, una prestazione, propongo l’immagine di una delle analisi di un software di mia creazione, che è in uso da tempo presso alcuni studi dentistici.

Pubblico perché ho appena aggiornato l’analisi in questione, aggiungendovi alcuni calcoli che mi sembrano utili e molto comprensibili. L’analisi riguarda tre tipi di prestazione della stessa categoria, eseguite quest’anno in uno studio monoprofessionale .

Osservando bene l’immagine (cliccarci sopra per ingrandire) si capiranno i calcoli fatti dal software, cosa che di certo più agevole, e mi auguro particolarmente stimolante, per chi, ha già partecipato ai miei corsi.

Analisi_economica_prestazione

Belle auto: che ne dirà il Fisco?

Come “aperitivo” di futuri contributi che intendo fornire sull’utilizzo del “Redditometro” da parte del Fisco (art. 38 del DPR 600/1973, DM 24/12/2012 e Circolare 24 2013 dell’Agenzia), e sulle tattiche e strategie di “difesa” dai suoi eventuali eccessi, pubblico un succinto “botta e risposta” fra un Utente del Forum odontoiatrico “Odontoline.it”, di cui modero la sezione “Odontoiatria fiscale” e il sottoscritto, in merito ad un tema sempre di grande interesse: le automobili. Di interesse, nella mia risposta, l’idea che noto il proprio reddito imponibile, si possa stabilire una percentuale massima ideale entro cui tenere le spese di acquisto e gestione dei mezzi di trasporto posseduti o desiderati (automobili, ma anche motocicli ecc.). Con l’occasione, ricordo che strumenti pratici per la gestione della fiscalità dello studio dentistico sono ottenibili frequentando il CORSO PRATICO-INFORMATICO.

DOMANDA DELL’UTENTE DEL FORUM:

“Se io mi prendo una 2500-3000 facciamo anche 4000 ma non me la compro, la prendo in “noleggio operativo” ossia pago una quota di noleggio mensile comprendente assicurazione, gommista, tagliandi etc…in pratica devo solo mettere il carburante…risultò comunque proprietario, ergo soggetto a controlli di cui sopra, o non risultando proprietario dell’auto ma solo utilizzatore o locatario ( perdonate i se sbaglio qualche termine tecnico) divento “invisibile” come proprietario di auto over 2000?”

RISPOSTA DEL MODERATORE

“Colgo l’occasione della “chiamata in campo” per esprimere alcune anticipazioni, in prima battuta, sullo studio approfondito che sto conducendo sul “Redditometro”, che ora ha nuovo impulso a seguito della uscita delle istruzioni operative, pubblicate da ADE con la circolare 24 uscita pochi giorni fa. Darò più avanti indicazioni più precise (nel frattempo chi vuole può leggere il mio articolo “La formula della tranquillità fiscale” presente nel forum e nei miei siti). Certamente sarò pronto in occasione dei prossimi corsi.

Per quanto riguarda le modalità di utilizzo del mezzo (leasing, proprietà, noleggio), queste sono pari perché, ai fini della ricostruzione presuntiva del reddito del soggetto, si parla di “utilizzo” a qualsiasi titolo, fra quelli indicati, del mezzo. Dalla circolare citata è rimasto fuori l’utilizzo in comodato d’uso, credo sia una svista perché questo tipo di contratti (in sostanza auto intestata a un Terzo il quale la concede gratuitamente in comodato) devono comunque essere comunicati all’Anagrafe tributaria; per chiudere sul comodato, va detto che la ricostruzione presuntiva del reddito si potrebbe in questo caso basare solo sulle spese di gestione ma non sulla spesa per l’acquisto, cosa invero da non disprezzare.

La “soglia” dei 2000 cc. non esiste più da un pezzo, ora le auto sono “osservate” dai Kw fiscali. Infatti, esiste una tabella, che ho già pubblicato in questo topic (allegata in calce a questo articolo, nda), che per ogni tipologia familiare (quindi servirebbe a poco intestare a moglie/marito) e per ogni zona di residenza, fissa un valore medio “normale” di Kw fiscali: superarlo significa attivare alcune “antenne” dei sistemi informatici del Fisco (ricordo che i dati li ricava automaticamente dal PRA o dall’Anagrafe tributaria, visto che tutti i leasing e noleggi sono comunicati dalle società che li fanno).

Detto ciò, il punto rimane sempre la compatibilità del reddito dichiarato rispetto alla spesa. Per dare una prima idea di cosa sto facendo, incrociando le specifiche dell’ADE (la circolare citata) con i dati dell’Istat (consumi e redditi delle famiglie), si dovrebbe poter determinare una percentuale media di “coerenza” riferita all’acquisto e alla gestione delle auto e degli altri mezzi a motore in relazione al reddito imponibile familiare. Poniamo, per esempio, che per il tuo nucleo familiare questa percentuale possa essere del 15% (non siamo poi molto lontani dai conti del Fisco): se il reddito familiare fosse, putacaso, 100000, la spesa per trasporti privati (acquisto, noleggio, gestione) “coerente” annuale, di tutta la famiglia, sarebbe compresa, grosso modo, fra 15000 e 18000 (la spesa “base” più la “franchigia” del 20% prevista dal “Redditometro”). Se si spende di più, fra leasing-noleggio e spese di gestione, si è fuori.

Concludo aggiungendo che qualora il mezzo fosse usato anche per fini professionali, il suo “peso redditometrico” sarebbe l’80%. Per capirsi, se nell’esempio precedente la spesa annuale effettiva (somma dei canoni di leasing+spese di gestione) fosse 20000, se il Fisco chiama, gli si potrebbe dire (perché non lo sa) di togliere il 20% perché il mezzo ( o uno dei mezzi) è anche ad uso professionale, dimostrando così, con i dati usati per esemplificare, di rientrare nella soglia di “coerenza”.”

TABELLA MEDIE KW REDDITOMETRO