Studio di settore di quest’anno, le prime importanti novità nei dati da dichiarare a VK21U

E’ disponibile da poche ore, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la BOZZA del modello per la comunicazione dei dati del contribuente VK21U, il nuovo studio di settore per il codice di attività 86.23.00 (attività degli studi odontoiatrici) che sostituisce il “vecchio” UK21U.

Si tratta dell’allegato a UNICO 2010, la dichiarazione dei redditi da fare quest’anno, relativa ai redditi del 2009.

Il 2009 è il primo “anno d’imposta” per il quale è in vigore VK21U, che sarà applicato anche per gli anni 2010 e 2011: ci si dovrà quindi convivere fino alla dichiarazione dei redditi del 2012.

La pubblicazione di questa BOZZA è una sorta di “primo tempo”, seguiranno: entro il 31 marzo, cosa più importante, la pubblicazione definitiva dello studio di settore e della “Nota metodologica”, a seguire la pubblicazione della versione definitiva del modello per la comunicazione dei dati e, infine, il software GE.RI.CO. 2010.

Si sa che, rispetto al passato, il nuovo studio di settore vedrà dei cambiamenti negli indicatori di normalità e coerenza, con l’inserimento di alcuni nuovi controlli, fra cui uno che imporrà una soglia minima da rispettare per le ore annuali lavorate dal dentista. E’ previsto anche il mantenimento del “correttivo individuale anticrisi” che però, nella BOZZA, non c’è (tranquilli, l’assenza riguarda TUTTI gli studi di settore).

Ricordo che nel modello il contribuente deve dichiarare più di cento informazioni, alcune delle quali servono a GE.RI.CO. per assegnare il Cluster (circa una quindicina), altre per il calcolo vero e proprio di congruità, normalità e coerenza (circa una ventina), altre ancora, la stragrande maggioranza, con mero scopo statistico ai fini della futura revisione dello studio di settore stesso.

Quali sono le novità che si possono vedere dall’esame del nuovo modello VK21U? Esaminiamole con ordine.

Nulla cambia nel “Frontespizio”, la prima pagina del modello dove il contribuente inserisce i suoi dati personali.

Nel quadro A, “Personale addetto all’attività”, nulla cambia per i professionisti e gli studi associati, mentre vi è una razionalizzazione delle figure professionali di quei contribuenti che esercitano la professione in forma di società di persone diverse dallo studio associato e di capitali (secondo il Fisco, nel 2007, queste ultime erano 1019). 

Nel quadro B, “Unità locali”, nulla cambia.

Nel quadro D, “Elementi specifici dell’attività”, i cambiamenti sono invece rilevanti, a partire dalla numerazione dei righi del tutto diversa (ad esempio, i noti D40 e D41 oggi sono D34 e D35).

Interessanti le modifiche della sezione “Attività in ambito non odontoiatrico“, che fa parte del gruppo “Tipologia dell’attività” (quello dove si devono inserire le percentuali dei compensi relative alle varie branche odontoiatriche e non), dove spariscono le voci “Anestesia”, “Chirurgia” e “Medicina generale”, sostituite dall’unica voce “Altre attività mediche”; appare inoltre per la prima volta, in questa stessa sezione, la voce “Fabbricazione di protesi (attività odontotecnica)”,’ cosa che sembrerebbe: a) presupporre l’emissione di parcelle/fatture, presumibilmente ad altri odontoiatri, per la costruzione di protesi; b) situare questa attività, appunto in base al nome della sezione in cui è presente, fuori dall’ambito odontoiatrico.

Per quanto riguarda i dati del quadro D relativi al “Personale addetto all’attività” e alla “Tipologia di clientela”, nulla cambia.

Continuando l’esame del quadro D, si scoprono le novità più succose. Nella sezione degli “Elementi contabili specifici”, arrivano due nuovi righi, il D43 “Valore apparecchiature per la disinfezione e la sterilizzazione” e il D44 “Spese di manutenzione per le apparecchiature di cui al rigo precedente”. Non sono in realtà del tutto nuovi, perchè fino a UK21U erano nel quadro Z, presenti come pura indicazione statistica. Ora, questo spostamento potrebbe presupporre un loro ingresso nel calcolo dello studio di settore, con ogni probabilità a favore del contribuente. Ma se ciò accadrà non lo si può sapere fino alla pubblicazione della “Nota metodologica”.

Nella sezione “Altri elementi specifici”, viene eliminato il vecchio rigo D49 “Partecipazione in studi professionali associati”, e spostato in una nuova apposita sezione di cui si dirà appresso; viene anche eliminato, cosa per la quale non ho spiegazioni, il rigo nel quale si doveva dichiarare il numero delle parcelle emesse nell’anno.

Nel ricco quadro D di VK21U si vedono due sezioni che in UK21U non esistevano. La prima si chiama “Attività svolta nell’ambito di un’associazione professionale”, e dà nuova evidenza a questa diffusa tipologia di esercizio, andando a chiedere la dichiarazione delle ore settimanali e delle settimane annuali lavorate. In sostanza, in VK21U si differenziano in modo specifico i righi che raccolgono queste informazioni a seconda si eserciti in modo individuale o associato. Probabilmente questa maggiore precisione dipende dal nuovo controllo sulla soglia minima di ore annuali da lavorare di cui si è detto sopra. Lo sapremo al recepimento della “Nota metodologica”.

Dulcis in fundo, la seconda novità assoluta del quadro D è una sezione che si chiama “Prestazioni emesse in regime di “Odontoiatria sociale””, che contiene due righi, il D56 e il D57, rispettivamente nominati “Costi sostenuti per l’acquisto del materiale e delle protesi (parziali con gancio e totali) applicate ai cittadini aventi diritto alle prest.ni ad onorario stabilito (tariffe calmierate)” e “Compensi/ricavi derivanti da prestazioni rese nell’ambito del progetto di “Odontoiatria sociale””. Si tratta, probabilmente, di un riferimento ad un protocollo di intenti pubblicizzato da alcune associazioni di Categoria. Il modello chiede di dichiarare gli ammontari dei dati indicati, e non anche le loro percentuali sui rispettivi totali. Questa scelta farebbe pensare che, SE questi righi avranno un effetto sul calcolo della congruità invece di essere meri elementi statistici, dovrebbero andare a rettificare, rispettivamente, le voci “Spesa per materiale dentale” e “Spesa per protesi fabbricate da terzi”, ci si aspetta a favore del contribuente. Ripeto, SE e COME al momento non è dato sapere, attendiamo la pubblicazione della “Nota metodologica” per dissipare il dubbio.

Nel quadro G, “Elementi contabili”, nulla cambia.

Nel quadro X, “Altre informazioni rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi si settore”, SPARISCE il rigo X04, nel quale andava inserito l’importo del rigo G01, i compensi incassati, dell’anno precedente che, se superiori a quelli dell’anno di imposta per cui si sta facendo la dichiarazione, facevano calcolare uno “sconto” sul compenso minimo da dichiarare, il cosìdetto “correttivo anticrisi individuale”. La cosa risulta misteriosa, perchè fino ad oggi si sapeva che il Governo aveva confermato anche per il 2009 l’applicazione di questo correttivo. Si dovrà aspettare la pubblicazione del modello DEFINITIVO, per sciogliere l’enigma.

Chi vuole consultare il nuovo modello VK21U in BOZZA, clicchi qui.

 

Rivoluzione fiscale prossima ventura: il primo vero annuncio.

Pubblico il link all’articolo di oggi, Sole 24 Ore, sul “nuovo redditometro” che, come si leggerà, sarà varato entro l’anno. A mio avviso è l’inizio di un radicale mutamento del Fisco: fra qualche anno (forse anche solo uno o due), nel “modello Unico” non ci sarà più da dichiarare quanto incassi e quanto spendi, ma cosa hai e come vivi.

Vai all’articolo

Vendita dello studio: importante sentenza in applicazione del “Decreto Bersani”

Pubblico il link ad un articolo che illustra, in modo assai “tecnico-giuridico” ma comprensibile leggendo piano piano perchè ben scritto, una sentenza del 9/2/2010 della Corte di Cassazione. In sintesi, la sentenza abilita nella prassi il principio per cui, a seguito di un articolo del tanto vituperato “Decreto Bersani” del 2006, il Professionista può definire il prezzo di cessione della sua attività oltre che in base all’inventario dei beni strumentali e dei materiali, anche dando un valore alla clientela da lui acquisita: il c.d. “avviamento”.

Questa sentenza consentirà un miglioramento delle fasi di valutazione tecnico-economica del valore di uno studio, perchè si potranno usare metodologie economico-aziendale prima di difficile implementazione, nonchè di predisporre contratti più precisi ed efficaci con maggior beneficio delle parti.

Questa nuova possibilità è interessante anche nel caso di valutazione della quota di ingresso da far pagare a un nuovo socio.

Per leggere l’articolo, pubblicato sul quotidiano on-line dell’Agenzia delle Entrate “Fisco Oggi” del 16/2/2010, cliccare qui

 

Fondi integrativi sanitari: ancora due anni (almeno) di “rodaggio”?

La rivista telematica quotidiana dell’Agenzia Entrate “Fisco Oggi”, informa della pubblicazione in Gazzetta di un D.M. relativo ai famosi “Fondi integrativi” al SSN di cui tanto si parla. La rilevanza di questi “Fondi” sta nel fatto che questi devono per forza destinare parte delle loro risorse alla fornitura ai loro assistiti di prestazioni odontoiatriche, altrimenti non scatterebbe una condizione vitale per la loro esistenza: l’agevolazione fiscale data ai lavoratori dipendenti aderenti al Fondo per le quota versate annualmente, che si trasforma in uno “sconto” sulla quota stessa (es. un lavoratore che ha un reddito annuale lordo di 17.000 euro e versasse 2.000 euro annui al fondo, avrebbe uno sconto IRPEF di circa 1.000 euro). La cosa che mi ha interessato, nell’articolo di “Fisco oggi”, è che queste agevolazioni fiscali partiranno nel 2012, quindi i benefici a livello di riduzione IRPEF interesseranno i lavoratori nel 2013. Fondi sanitari integrativi del Ssn in Gazzetta le regole ufficiali

Condono “mirato” ai dentisti (in GB)

Il quotidiano telematico dell’Agenzia delle Entrate, Fisco Oggi, al quale consiglio la sottoscrizione, pubblica una notizia relativa ad un condono fiscale fatto in Gran Bretagna esclusivamente per i medici e i dentisti, cosa evidentemente inusuale. Regno Unito cosi il Fisco estrae le tasse dai dentisti

Tenore di vita e redditometro, come funziona

Un interessante articolo apparso sul “Sole 24 Ore”: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefEconomica/PDF/2009/2009-12-14/2009121414463201.pdf

Le nuove professioni

Sul sito del Corriere della Sera, un articolo di Dario Di Vico sull’evoluzione delle professioni in Italia. Molto ben fatto e interessante, lo puoi leggere qui: http://www.corriere.it/economia/09_dicembre_15/professioni-tutele-e-riforme-dario-di-vico_32f8ef3c-e943-11de-ad79-00144f02aabc.shtml

ECM per i liberi professionisti: novità?

Allego estratto dell’ultimo accordo Ministero-Regioni (5/11/2009) che riguarda l’obbligo dell’ECM per il liberi professionisti. Le novità, almeno sulla carta, sono rilevanti.

NB: l’accordo in questione NON è ancora in vigore, anzi è sospeso in attesa di un regolamento attuativo……..che non si sa quando sarà fatto. Per il momento quindi valgono le vecchie regole.

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I pazienti per ogni dentista sono pochi? Per ogni studio sono di più

E’ diffuso in Odontoiatria l’impiego di un indice, dato dal rapporto fra la popolazione residente e i dentisti di una Nazione (Population to Dentists Ratio-PDR), ma anche di una regione, provincia o magari città (vedi anche il precedente post su questo blog “Il rapporto abitanti per dentista attivo in Europa”). Lo scopo originale del calcolo di questo rapporto ha a che fare con le politiche di programmazione sanitaria di un Paese, un esempio si può vedere qui. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS-WHO), sostiene che il rapporto ottimale è pari a 2000 residenti per ogni dentista.

Nel tempo, per i liberi professionisti questo indicatore ha iniziato a rappresentare un segnale del livello di concorrenza fra di loro: più basso è meno disponibilità di clienti per tutti c’è, e viceversa  (1).  Ovviamente sottointendendo che vi sia una relazione positiva fra quantità di clienti e incassi. Il PDR potrebbe servire anche per analisi di marketing, ad esempio qualora si volesse paragonare la presumibile capacità di fornire clientela di varie zone, in occasione della scelta della location per uno studio nuovo.

La forza esplicativa del PDR nel senso anzidetto si presta ad alcune critiche: a) non sempre vi è certezza sul reale numero di dentisti al lavoro in una certa zona quindi l’indice può non rappresentare bene la realtà; b) per dar conto della potenzialità di una popolazione di dare reddito al dentista il PDR da solo non basta: si deve tenere conto anche della capacità di spesa della popolazione nonchè della sua propensione a spendere per il dentista. A queste due, si aggiunge una terza critica: quando il PDR viene guardato a livello di Nazione, essendo una media nasconde le disparità fra una zona e l’altra del Paese potendo quindi ingenerare conclusioni troppo grezze. Si tratta di critiche fondate e per cercare di superare i difetti dell’indice e trarne utili indicazioni ho studiato la cosa.

La prima critica, la presunta incertezza sul numero di dentisti che operano in Italia, l’ho affrontata cercando i dati disponibili da istituzioni ufficiali e private. Svolgendo queste ricerche ho rilevato che esistono differenze fra il numero di dentisti iscritti all’Albo degli Odontoiatri (AO), quello di chi esercita la libera professione (LP) e quello degli studi dentistici (2) , fatti di cui darò maggior conto in prossimi post su questo Blog.  Nella tabella presente in questo articolo ho confrontato il dato FNOMCEO sugli iscritti AO e le Pagine Gialle, dalle quali ho rilevato il numero delle utenze telefoniche intestate a “Dentisti medici chirughi e odontoiatri”, una valida approsimazione del numero di studi dentistici in attività.

La seconda critica, l’assenza di reale significato economico del PDR se non accompagnato da una valutazione della capacità di spesa della popolazione, l’ho affrontata lavorando con i dati ISTAT sui consumi delle famiglie italiane e sulla popolazione residente. Ho quindi stimato la spesa annuale pro-capite per la salute (3). Essendo la spesa per il dentista quella di gran lunga maggiore in percentuale sulle altre, questo dato si può vedere come un’attendibile approssimazione della potenzialità di spesa per il dentista.

L’ultima critica al PDR, che se calcolato su base nazionale nasconde le differenze territoriali, l’ho affrontata articolando i dati sugli iscritti all’AO, sul numero degli studi dentistici e sulla spesa annuale pro-capite su base regionale. Non mi è ancora stato possibile farlo su base provinciale, ma ci sto lavorando e alcuni dati sono già disponibili per chi me ne faccia richiesta.

Il prodotto delle mie indagini è la tabella che si può osservare cliccando sulla sua immagine visibile qui in basso. In sintesi, viene evidenziata una variante del PDR:

il rapporto fra la popolazione e gli studi dentistici

(anzichè fra popolazione e dentisti)

che fa vedere una situazione molto meno pletorica del suo “genitore”. Sotto alla tabella si possono leggere alcune precisazioni sui dati presentati e le note a pie di pagina. I lettori di questo articolo possono commentarlo e fare domande seguendo la procedura sul fondo di questo articolo.

Clicca per ingrandire l'immagine

La tabella è ordinata in modo decrescente sui dati della colonna ombreggiata in azzurro. L’alto rapporto fra iscritti AO e utenze telefoniche delle regioni meridionali può dipendere da emigrazione professionale. Le notevoli differenze fra la spesa pro-capite delle varie regioni non sono da vedersi come minor accesso della popolazione alle cure odontoiatriche, ma dipendono dal fatto che l’ISTAT non tiene ancora conto del diverso costo della vita nel territorio.

Note

(1) La presenza di “pletora odontoiatrica” in Italia veniva infatti affermata sulla base di un PDR di circa 1000, si veda questo documento (2004).

(2) Infatti, vi sono dentisti LP che esercitano senza avere un proprio studio, come ve ne sono altri che ne hanno più di uno.

(3) Per l’ISTAT comprensiva di: medicinali; medici generici e specialistici; dentista; termometri, siringhe ecc.; analisi cliniche; infermieri, fisioterapisti, ginnastica correttiva; radiografie, ecografie, elettrocardiogramma.

Appunti di filosofia della crisi

La crisi sarà lunga e passeranno alcuni anni, affermano gli esperti dicendo chi quattro, chi sei e chi nove, purtroppo non per ricominciare a crescere ma per tornare ai livelli di consumo del 2007. Anno che peraltro ha visto, secondo l’ISTAT, il record assoluto nella spesa degli italiani per il dentista da quando è entrato in vigore l’Euro. Un dato che induce ottimismo.

Nonostante la grave crisi che investe la maggioranza delle attività produttive, l’Odontoiatria continuerà a raccogliere domanda, perchè è un servizio essenziale per la popolazione, a cui non si può rinunciare. Anzi, i fenomeni demografici andranno probabilmente a determinarne l’aumento. Pur vedendo i propri redditi restringersi, il pubblico potrà al più rinviare nel tempo le cure, allungare i tempi del loro pagamento, valutare le proposte di più dentisti alla ricerca di quella che gli sembrerà migliore nel rapporto qualità/prezzo/servizio, ma non potrà ridurre per sempre il suo bisogno di prestazioni come invece è possibile per altri beni e servizi.

E’ vero che ci sono dentisti che vedono una anomala diminuzione di clientela, ma è vero anche che non pochi, perfino in questo 2009, l’hanno vista aumentare, unitamente alla produzione, ai preventivi accettati e agli incassi, come diversi miei clienti mi confermano. Cosa certa è che gli studi che vedono crescere i loro numeri lo fanno a scapito di quelli che si contraggono, acquisendone la clientela “in fuga”; questo fenomeno è sempre esistito, ma adesso sembra più intenso e questo fa pensare che, alla fine della crisi, le posizioni economiche relative dei professionisti di una zona potranno essere, anche radicalmente, diverse da quelle attuali. E’ assai probabile assistere, abbastanza velocemente, ad una diminuzione dovuta a chiusure e accorpamenti, sia del numero di esercenti la professione che degli studi presenti sul territorio: un futuro nel quale ci saranno sconfitti e vincenti, e le sentenze saranno senza appello.

Lo scenario dell’immediato futuro sarà quindi caratterizzato da un buon numero di professionisti che avranno a disposizione un più ampio bacino di clientela, chiamati dunque a lavorare di più, ma che, per ottenere, mantenere e soddisfare questo flusso, dovranno essere capaci di mettere in campo un marketing mix veramente innovativo: alta qualità nella scelta e nell’esecuzione delle cure da proporre ai loro pazienti, prezzi assai contenuti, dilazioni negli incassi più spinte. Il premio per chi saprà ben interpretare questa nuova prospettiva, sarà, al momento della ripresa, il trovarsi più forte e più adatto ad affrontare un futuro nel quale la competizione per la clientela e il reddito sarà, inevitabilmente, sempre in aumento.

Anche per chi lo può fare però, questo camminare richiederà certamente dei sacrifici, relativi per chi ha dei capitali propri da consumare, assai severi per chi è all’inizio della carriera o deve gestire situazioni meno liquide. Infatti, la crisi stessa, ma anche le condizioni per avere e mantenere clientela nella crisi, di cui si è detto, portano con loro margini di profitto bassissimi o nulli e liquidità contatissima, senza eccezioni. Vuol dire che un solo investimento sbagliato, un solo grosso insoluto, il licenziamento di un dipendente, una spesa eccessiva o un imprevisto privato potrebbero significare crisi finanziaria, rallentare i nuovi progetti e vanificare gli sforzi fatti, per non parlare dei riflessi sul tenore di vita. Un’evoluta comprensione dei fatti finanziari, fiscali ed economici della propria attività, unita a validi strumenti gestionali purchè ben sfruttati, sono le sole cose che funzionano per allontanare questi rischi dal professionista. Al contrario, un’amministrazione approssimativa, l’illudersi ancora di poter evitare di affrontare personalmente, e con il necessario impegno, questi aspetti della professione, saranno la garanzia di essere sopraffatti.

Ai professionisti servono ora chiari e semplici concetti per capire senza fatica la propria gestione. Nonchè dei software che rispondono subito, dando indicazioni facili da trasformare in decisioni rapide e produttive per portare al massimo, tutti i giorni, la potenzialità economica e finanziaria della clientela che si ha e per controllare al centesimo la situazione in cui ci si trova e la sua evoluzione, alleviando in tal modo i rischi della crisi perchè si va a recuperare ogni risorsa disponibile per investire nello sviluppo dello studio e per sè stessi, e ad eliminare ogni spreco.

Senza queste nuove facoltà, ogni progetto di crescita clinica, tecnologica o di marketing perde di senso perchè sarebbe intrapreso su basi emotive, non sapendo se lo si poteva sostenere, se era adatto alla situazione, se ha davvero reso. Chi si può, oggi, permettere questo?