Srl odontoiatrica: un solo nome due destini

Ho già scritto una nota in merito ad un importante convegno, tenutosi a Bologna il 12 ottobre dello scorso anno, organizzato dall’OMCEO, dedicato proprio a quello che ho battezzato il “Fenomeno societario in odontoiatria”. In quel convegno, il fil rouge è stato il confronto fra le società tra professionisti, le “stp”, e le cosiddette “Srl odontoiatriche”, intese come quelle società, che nella sostanza, fanno più o meno lo stesso delle “stp”, ma a differenza di queste sono “commerciali”. Una situazione, quest’ultima, antica.

Mi ha incuriosito il fatto che sia entrato prima nell’uso colloquiale, e ora perfino nei convegni, questa definizione di “srl odontoiatrica” come riferita, appunto e precisamente, alla gestione in senso commerciale dei servizi connessi all’odontoiatria. Da dove nasce questa sorta di nomignolo? Facendo qualche ricerca, si scopre che la primogenitura si può attribuire al Legislatore, che ha statuito al comma 39 dell’art. 1 della Legge 23 agosto 2004 nr. 243: “Le società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, ….”.  Quindi l’origine è “nobile” ed è riferibile, in ogni caso, a tutte le società e non solo a quelle commerciali.

Se si volesse però svolgere un esame sostanziale, come piace fare a me, si potrebbe cominciare intanto domandandosi quale differenza ci sarà mai fra una società “odontoiatrica” commerciale e una non commerciale se, magari, agli occhi di chi le osserva operare dall’esterno non si vedessero palesi differenze?

In realtà la differenza è addirittura ontologica. Una “stp”, pur in forma di “srl” piuttosto che di “spa”, società di persone o cooperativa, con l’eccezione della società semplice, pur essendo tassata in base alle regole delle imprese e dovendo iscriversi alla sezione ordinaria del Registro delle imprese….non è un’impresa! In sostanza, la “stp” è un’impresa esclusivamente dal punto di vista fiscale, ma non da quello giuridico: è la c.d. “società senza impresa”.

Fra le conseguenze della non imprenditorialità, si segnalano la non soggezione delle “stp” alla disciplina fallimentare e l’attenuazione della responsabilità dell’amministratore di “srl stp” in caso di crisi. La non imprenditorialità della “stp” ha effetti anche sul piano delle autorizzazioni amministrative, non richiedendo infatti obbligatoriamente quella come “ambulatorio” per poter operare. E si potrebbe continuare perché sono ancora molte.

La non imprenditorialità è poi alla radice di quella che è a mio avviso la più significativa differenza fra l’odontoiatria societaria professionale e quella commerciale: la libertà di iniziativa economica. La “stp” infatti è costituita solo per gestire l’attività professionale dei soci iscritti all’Ordine professionale, mentre una società commerciale può ottenere reddito non solo dalle attività di matrice clinica, ma da qualsivoglia altra attività.

E qui torniamo alla questione del “nomen”: se una società commerciale che gestisce un ambulatorio odontoiatrico ricavasse però tutto o gran parte del suo reddito, dunque la sua “linfa vitale”, da attività “extra-cliniche”, si può ancora chiamare “odontoiatrica”? Vediamo qui che assegnare alla totalità delle “srl” che gestiscono ambulatori l’appellativo di “odontoiatrica”, risulta meno appropriato quando le attività che producono, o anche solo possono produrre, il reddito di quella società non sono più solo quelle sanitarie. Una situazione molto più frequente di quanto si immagini.

Concluderei questa nota affermando che l’appellativo di “Odontoiatrica” avrà pieno significato solo quando associato a società caratterizzate dalla netta prevalenza economica delle attività direttamente collegate alla fornitura di servizi sanitari. Cosa che può risultare sempre certa solamente per le “stp”. Forse è il caso di studiare meglio l’aggettivazione dei due diversi tipi di società: si potrebbe lanciare un “contest” in rete!

 

Altri articoli sul “Fenomeno srl”:

E’ ora di fare più chiarezza sulla tassazione del dentista socio di s.r.l.

Dentista e socio di SRL: forfetario 15% si, forfetario 15% no….

“Fai la srl e solo per questo pagherai meno tasse”. L’illusione corre sul filo (di Internet). Occhio!

DENTISTI “FORFETARI 2019”, LA CIRCOLARE NR. 9 DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE. IL CASO DEL SOCIO DI SRL

SRL IN ODONTOIATRIA, ILLAZIONI VENDUTE COME VERITA’: “Si paga il 24% di tasse invece del 43% del dentista”

Sono un dentista socio di s.r.l.: se la società “rinunciasse a dedurre” le mie fatture, posso entrare nel “forfetario”?

Società Odontoiatriche: professione o commercio? Un convegno

Ringraziamo OMCEO Bologna per la messa in rete di questo importante convegno, tenutosi in Bologna il 12 ottobre dello scorso anno.

Chi è interessato al “Fenomeno societario in Odontoiatria” dovrebbe dedicare il tempo che serve alla sua attenta visione.

Interessante l’accenno alle cooperative di lavoro, forse troppo ottimistico per il presunto vantaggio fiscale che ci sarebbe. Ma ci si può lavorare.

Altrettanto interessante l’intervento del notaio sull’oggetto sociale delle società commerciali che operano in odontoiatria e sull’incompatibilità di quello con il codice Ateco 86.23.00. Incompatibilità peraltro appositamente sanata con l’articolo 1 comma 153 secondo periodo della L. 4 agosto 2017 nr. 124, norma che, ben lungi dall’essere una liberalizzazione dell’esercizio dell’odontoiatria come qualcuno ha erroneamente inteso, scaturendo dal “famoso” parere del MISE sulla attribuzione di quel codice alle società diverse dalle stp, va perciò interpretata come esclusivamente rivolta ai Conservatori del Registro delle imprese presso le Camere di commercio, le quali infatti a seguito di quella norma hanno variato il loro regolamento nazionale “aprendo” l’attribuzione di quel codice attività anche alle società commerciali.

Da vedere con altrettanta attenzione la seconda parte, la tavola rotonda.

 

 

Altri articoli sul “Fenomeno srl”:

E’ ora di fare più chiarezza sulla tassazione del dentista socio di s.r.l.

Dentista e socio di SRL: forfetario 15% si, forfetario 15% no….

“Fai la srl e solo per questo pagherai meno tasse”. L’illusione corre sul filo (di Internet). Occhio!

DENTISTI “FORFETARI 2019”, LA CIRCOLARE NR. 9 DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE. IL CASO DEL SOCIO DI SRL

SRL IN ODONTOIATRIA, ILLAZIONI VENDUTE COME VERITA’: “Si paga il 24% di tasse invece del 43% del dentista”

Sono un dentista socio di s.r.l.: se la società “rinunciasse a dedurre” le mie fatture, posso entrare nel “forfetario”?

Enpam e “superammortamento”: le agevolazioni fiscali non riducono mai la contribuzione dovuta

Di Paolo Bortolini *

[Sulla questione della gestione dei costi fiscali e contributivi, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “I COSTI IN ODONTOIATRIA DALLA A ALLA Z”]

Ho visto in rete un articolo dedicato ai dentisti, pur ben fatto e interessante, dedicato alle modifiche normative portate dalla Legge di bilancio 2020 alla disciplina di “super” e “iper” ammortamento, sostituiti, come è noto, da un “credito d’imposta”. L’autore sostiene che dal 2020 i dentisti che detrarranno il nuovo “credito d’imposta”, a seguito dell’effettuazione di nuovi investimenti agevolati, dovranno in futuro versare più contributi all’Enpam, in quanto da quest’anno non si potranno più sottrarre dall’importo del reddito annuale da comunicare a Enpam tramite Modello D, gli importi di queste agevolazioni, come si è fatto fra il 2016 e il 2018, e si potrà ancora fare per il 2019, con “super” e “iper” ammortamento.

Riassumendo in breve quanto si legge in quello scritto, ivi si sostiene che la base imponibile su cui calcolare il contributo da versare ad Enpam quota B, viene abbattuta dalla presenza di deduzioni fiscali dovute a “super” e “iper” ammortamento, mentre con il passaggio al “credito d’imposta” tale abbattimento non ci sarà più, andando così a perdere, a parità di investimenti, il “beneficio contributivo”.

A rinforzo di tali proposizioni, segue nell’articolo un esempio numerico, nel quale si mostra che gli abbattimenti fiscali dovuti alle agevolazioni in commento hanno fra il 2016 e il 2019 potuto abbattere consistentemente la contribuzione Enpam, mentre il nuovo “credito d’imposta” non procurerà di per sè alcun abbattimento della contribuzione.

Prendo volentieri spunto da quell’articolo per illustrare ora una questione di sicuro interesse per tutti i dentisti. Infatti, queste agevolazioni non hanno potuto in passato e non potranno in futuro determinare alcun “risparmio contributivo”, nemmeno di un solo Euro. Bisogna infatti sapere che le agevolazioni fiscali, quali sono il “super” e “iper” ammortamento, sono escluse dal calcolo del conteggio dell’imponibile contributivo quota B. E questo vale sia per il reddito professionale conseguito dal dentista in quanto professionista, che per il reddito che il dentista si assume a causa della sua partecipazione a società “odontoiatriche”. In entrambi i casi, al momento della comunicazione annuale a Enpam dell’importo reddituale ai fini contributivi, gli importi di quelle agevolazioni devono essere scomputate dalle componenti negative del reddito imponibile che risulta dalla dichiarazione, che perciò risulterà maggiorato, e pertanto nessun “beneficio contributivo” c’è stato o ci sarà.

Anzi, i dentisti che leggeranno questa nota, se al momento della comunicazione annuale a Enpam del loro reddito ai fini contributivi fatta fra il 2017 e il 2019 non avessero provveduto a scomputare gli importi dedotti in dichiarazione di “super” e “iper” ammortamento dal loro reddito imponibile comunicato a Enpam, dovrebbero provvedere a segnalare la cosa all’Ente previdenziale per sanare la situazione.

Il tutto si desume dalla lettura combinata del Regolamento del Fondo di previdenza generale Enpam e delle istruzioni alla compilazione del Modello D.

Nel Regolamento, al comma 1 dell’art. 3 è previsto che il reddito da dichiarare con il Modello D sia il (sottolineatura mia): “reddito professionale prodotto nell’anno, quale risulta dalla relativa dichiarazione ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche”; successivamente, al comma 2 bis stesso articolo, è previsto che: “Ai fini della determinazione dell’imponibile di cui al comma 2 si tiene conto esclusivamente delle spese deducibili secondo la vigente normativa fiscale.”.

Per quanto riguarda i redditi dell’iscritto derivanti da partecipazione in società, è previsto, al comma 2 ter art. 3: “Ai fini della determinazione dell’imponibile di cui al comma 2, lett. f) si tiene conto della parte del reddito dichiarato dalla società ai fini fiscali e attribuita al socio in ragione della quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla relativa percezione.”.

Nella sezione del sito Enpam dedicata alla compilazione del Mod D, alla sezione “Importo da dichiarare” si legge che per determinare l’importo imponibile (sottolineatura mia): “non vanno prese in considerazione le agevolazioni né gli adeguamenti fiscali;”.

Pertanto, essendo il “super” e “iper” ammortamento delle agevolazioni fiscali, il reddito imponibile da dichiarare annualmente all’Enpam deve essere depurato da questi importi, risultando perciò maggiore di quanto risulta nelle dichiarazioni dei redditi nelle quali si è usufruito delle agevolazioni in commento.

[Sulla questione della gestione dei costi fiscali e contributivi, puoi trovare formazione e indicazioni operative partecipando al corso intensivo “I COSTI IN ODONTOIATRIA DALLA A ALLA Z”]

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività economiche in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per le consulenze.  Clicca per i miei argomenti. Clicca per i miei corsi.

E’ ora di fare più chiarezza sulla tassazione del dentista socio di s.r.l.

31980590_custom

[SRL E DENTISTI]

di Paolo Bortolini *

Un mio cliente dentista, socio insieme ad altri colleghi di una s.r.l. che svolge l’attività odontoiatrica, ha ricevuto per posta qualche giorno fa una comunicazione propagandistica che, mi riferisce, lo ha lasciato basito per la sua scarsa aderenza alla realtà. E lui lo può affermare con cognizione di causa, dal momento che da anni vede pagare le tasse della società cui partecipa e le paga come suo socio persona fisica.

Tanto che me la “gira”, per avere la mia opinione professionale. Non siamo nuovi a sorridere, in certi casi per non piangere, leggendo varie note su Internet sulla presunta certezza del risparmio d’imposta che un professionista o un piccolo imprenditore dovrebbe  teoricamente ottenere “passando a s.r.l.”.

Vi si legge: “Con la s.r.l. si può pagare il 24% di tasse sul netto anziché il 43% sull’incassato!”. E già qui si capisce che chi ha scritto questa cosa forse non conosce proprio bene il fisco e la contabilità. Infatti, il 24% è la tassazione ufficiale della s.r.l., ma questa non è applicata sul “netto”, ma su una grandezza legale, il c.d. “Reddito d’impresa”, che da quel “netto” può ben divergere tanto che in altro articolo ho dimostrato che la tassazione reale sull’utile di bilancio prima delle imposte della s.r.l., che contiene anche l’IRAP (cosa che nella comunicazione che sto commentando è totalmente omessa), è  solo per caso pari al 24% e facilmente molto più alta. Poi quel “43% sull’incassato”: innanzitutto in Italia nessuno paga un’aliquota effettiva per sola Irpef pari al 43%, e tanto per la cronaca su un imponibile Irpef di €. 100.000 l’aliquota Irpef pagata è poco più del 36%. Inoltre, il dentista libero professionista in regime fiscale ordinario non paga le tasse sull’incassato, ma sul reddito imponibile a fini Irpef che normalmente non coincide con il flusso di cassa effettivo.

Le “chicche” di questa comunicazione non sono finite. Vi si legge infatti: “Se fai la s.r.l. puoi pagare le tasse non sul fatturato ma su ciò che ti rimane davvero in tasca!”. Intanto nessuno in Italia, che sia un professionista in regime fiscale ordinario o una società, paga le tasse “sul fatturato”. Vero è che con una partecipazione in una società di capitali la persona fisica può pagare le tasse solo sugli utili che la società gli distribuisce effettivamente. Sempre che la stessa produca utili sufficienti però. Sull’utile di s.r.l. effettivamente prelevato la persona fisica socio di s.r.l. in effetti paga poco: il 26%, e solo sul prelevato. Tasse che deve versare per lui la società, al momento della corresponsione, a titolo di ritenuta definitiva d’imposta. Per inciso, questi prelievi non compariranno nella dichiarazione dei redditi del socio e, se putacaso questo fosse il suo unico reddito o anche se avesse altri redditi, ad esempio di terreni, fabbricati, di lavoro dipendente o assimilato, di lavoro autonomo, di capitale, ma questi fossero “incapienti”, si potrebbe trovare a non poter dedurre, in tutto o in parte, dal suo reddito i contributi previdenziali, e nemmeno, sempre in tutto o in parte, a godere delle detrazioni di legge dall’imposta quali, fra le altre, quelle per spese sanitarie.

Detto questo, è bene anche tenere presente che quel 26% versato dalla società sul prelievo del socio, insiste su di un reddito che la stessa società ha già a sua volta “pagato” al canonico 24% più Irap, portando così alla fine l’imposta complessivamente pagata, fra società e socio, sui prelievi di utile di quest’ ultimo, di qualsiasi importo, il famoso “quanto mi metto in tasca”, se va bene bene almeno al 43,76%!

Infatti, chi sostiene le proposizioni in commento, per amor di verità non dovrebbe mai omettere di spiegare che un conto è la tassazione della società, che comunque non è solo il 24% perché c’è anche l’Irap, altro conto è la tassazione del socio persona fisica della s.r.l. che alla prima si aggiunge! E se vuole attenuare questa “doppia tassazione” il socio persona fisica si dovrà ingegnare a “tirare fuori” dai ricavi della s.r.l. quanto più possibile, ad esempio sottoforma di remunerazione di servizi da lui resi e fatturati alla società. Ovviamente pagandoci le tasse tanto quanto sarebbe stato se fosse rimasto professionista. Ma così facendo, se l’obiettivo per cui ha costituito una società era solo quello di ridurre la tassazione della persona fisica interponendo fra lui e la sua clientela un diverso soggetto, presumendo che questo fosse tassato di meno, non l’ha ad evidenza per nulla raggiunto. Tanto valeva rimanesse com’era prima! (a Trieste gli direbbero: “xe andà cassòn xe tornà baul!”)

Torniamo a quella comunicazione che sto commentando. Vi si legge ancora, e pure ben evidenziato nel testo: “Un dentista non può dedurre l’immobile professionale”. Sostenere che un dentista non può dedurre l’immobile destinato alla sua attività, è contrario alla realtà della Legge (art. 54 del TUIR). Da anni infatti i canoni di leasing immobiliare per l’acquisto dell’immobile strumentale sono interamente deducibili anche per il professionista e non solo per l’impresa.

Una s.r.l. è uno strumento operativo molto più importante di solo vagheggiati facili risparmi fiscali, che ha ben più rilevanti giustificazioni e vantaggi e non certo quelli poco realistici qui stigmatizzati. Al corso di Odontoiatria fiscale, in programma la settimana prossima a Milano, chi vuole apprendere la giusta visione e collocazione dello “strumento s.r.l.” nell’attività odontoiatrica, quando e perché utilizzarlo, le sue vere potenzialità, ha la sua buona occasione. Vi aspetto!

* dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per –> le consulenze. Clicca per–> i corsi.

 

Altri articoli sul “Fenomeno srl”:

Srl odontoiatrica: un solo nome due destini

Dentista e socio di SRL: forfetario 15% si, forfetario 15% no….

“Fai la srl e solo per questo pagherai meno tasse”. L’illusione corre sul filo (di Internet). Occhio!

DENTISTI “FORFETARI 2019”, LA CIRCOLARE NR. 9 DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE. IL CASO DEL SOCIO DI SRL

SRL IN ODONTOIATRIA, ILLAZIONI VENDUTE COME VERITA’: “Si paga il 24% di tasse invece del 43% del dentista”

Sono un dentista socio di s.r.l.: se la società “rinunciasse a dedurre” le mie fatture, posso entrare nel “forfetario”?

 

“Fai la srl e solo per questo pagherai meno tasse”. L’illusione corre sul filo (di Internet). Occhio!

Manager_Pinocchio

In Internet si leggono articoli e post, alcuni pubblicizzati nei Social, secondo i quali chi opera come professionista, o come ditta individuale, si dovrebbe scapicollare a mutare stato, trasformandosi in società. E non in una società “qualsiasi”, ma in una S.r.l. commerciale (la società a “responsabilità limitata”, che può essere anche “monosocio”). Lo scopo, secondo queste fonti, sarebbe che, in questo modo, si pagherebbero meno tasse.

A dire il vero, le fonti di questi annunci non sono però molto numerose. Chiunque abbia la capacità usare un motore di ricerca, può scoprire che quelli che “spingono” l’idea che “fare la srl” sia (e che questo passaggio sia come “bere un bicchier d’acqua”, mentre può essere perfino una “discesa agli inferi” se mal progettata), di per se, sufficiente per pagare meno tasse rispetto all’esercizio di un’attività in forma individuale sono, e non scherzo, verificare please, attorno al numero delle dita delle mani (le referenze possono essere tante, ma chi c’è davvero “dietro” sono pochissimi).

E ci sarà pure un motivo per cui i latori di questo messianico messaggio sono così pochi!  O no? Se la cosa fosse “davvero vera”, non pensate che le attività svolte in forma individuale sarebbero già da un pezzo sparite dalla circolazione?

Lo scopo di chi lancia questi messaggi, spendendo molti soldi per pubblicizzarli, non è  per nulla “rivelarvi il segreto per pagare meno tasse”, che se esistesse davvero questi sarebbero miliardari, ma solo ed esclusivamente vendervi subito qualcosa: corsi, libri o consulenza. Infatti, non si tratta quasi mai di “sapienti” rispetto all’argomento in questione, fra questi strange few ho trovato finora un solo commercialista, che però non si presenta come tale anzi, fa intendere che lo è stato ma ora non più. Gli altri si definiscono “imprenditori”, e poi c’è qualche giornalista. Diciamo che per chi vuole vendere qualcosa, promettere di far risparmiare sulle tasse, è oggi come confezionare messaggi pubblicitari con immagini di donne o uomini nudi, o di Venezia, con cui notoriamente si riesce a “vendere di tutto”, perché si punta “alla pancia”. Ma qui si parla di soldi, di regole, di calcoli, non di bistecche.

Nonostante ciò, queste “sirene” si fanno sentire con la pubblicità, e attirano persone che acquistano i loro prodotti e servizi. E il perché è semplice da capire: le difficoltà economiche che tante persone sperimentano, anche quelle che “una volta” erano più fortunate: il bisogno, la paura di non farcela, allentano lo spirito critico inducendo ad abbandonare la razionalità. Si spera nei miracoli, nella soluzione che “viene da fuori” e quando questa è cara, perché le “parcelle” di questi signori sono spesso assai salate, in perfetta logica consumistica all’inizio ci si illude che avendo pagato tanto di sicuro si risolveranno i problemi. Purtroppo, quando ci si accorge dopo un po’ che non è così, se non si capisce bene come stanno le cose, non resterà che “aumentare la dose”. Aggiungiamo poi che si fa tutto di fretta, si leggono i post nei telefonini, che sono piccoli e si fatica a leggere bene e quindi a capire bene, con l’aggravante che non si tratta di questioni proprio “potabili” per chi non ha già una specifica preparazione, e ciao, la poca chiarezza la fa da sovrana.

Purtroppo, il messaggio lanciato da queste fonti, e cioè che solo perché si “passa” da ditta individuale, o da professionista, a srl si risparmiano tasse, non corrisponde a realtà. Non solo è probabile che avvenga il contrario, si pensi anche, ma non solo, al recentissimo revirement del Parlamento sulla tassazione dei dividendi, che farà si che la tassazione complessiva del reddito delle srl sarà superiore al 43% (assisteremo per questo a una prossima “fuga dall’Ires“?). Ma ci saranno nuove spese, fra cui quasi certamente contributi Inps che prima non si pagavano, nuovi adempimenti e una burocrazia “che ci vuole il fisico” per reggerla. Secondo, me, e parlo  in particolare per i professionisti e gli studi associati, che ben conosco a causa della mia professione, abbandonare il “paradiso” della fiscalità semplificata del lavoro autonomo per passare a quella dell’impresa in forma di società di capitali, è cosa da ben ponderare, valutando molto bene costi e benefici, pro, contro e tutti i risvolti dell’operazione che, attenzione, non sono mai gli stessi per tutti. E con l’indispensabile aiuto di un professionista qualificato, io sono disponibile.

Un ragionamento semplice, di puro buon senso, dovrebbe davvero far pensare a chiunque che le società, in genere, e non solo le srl, non possono essere dei “paradisi fiscali fai da te”, dove entrare e uscire liberamente. Si tratta invece di strumenti giuridici ed economici creati per poter meglio portare avanti progetti imprenditoriali complessi (ma ci devono essere già prima di fare la società!), i quali per essere attuati richiedono capitali che il singolo non ha, e perciò li deve trovare (è per questo che si chiamano “società di capitali”), o se li ha non li vuole rischiare, o quando si vuole coinvolgere una o più persone capaci, motivandole con la proprietà, seppure in quota, del business, e in tanti altri casi, sempre però di stretta matrice progettual-imprenditoriale. Non “per pagare meno tasse”. Quell’auspicabile risultato, se ci sarà, verrà come il frutto di una buona capacità amministrativa, della tenuta di un’ottima contabilità, della capacità di fare previsioni, dell’intuito imprenditoriale e commerciale che animerà il capo della società. Tutte cose che dovrebbero preesistere alla costituzione della società, o essere subito dopo implementate (e che produrrebbero lo stesso effetto anche nel caso di una ditta individuale). Epperò queste non sono cose, capacità, alla portata di tutti, se non “ci nasci”, con queste stimmate, le devi cercare e ci vuole tempo e denaro. E non è sempre detto che ci riesci, perché non tutti sono “tagliati”.  Magari sei bravo finché sei un professionista “normale”, ma “imprenditore” no. E queste cose, non bisognerebbe dirle con sincerità? Invece no, the message is: “Srl funziona sempre!”

Oltretutto, se “pagare meno tasse” fosse l’unicissima motivazione per cui si diventa società,  meglio conoscere l’articolo 10 bis della legge 27 luglio 2000 nr. 212, nota come “Statuto del contribuente”. L’articolo in questione sanziona il cosiddetto “abuso del diritto”, con le seguenti parole:

“1. Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni.

Ai fini del comma 1 si considerano:

  1. a) operazioni prive di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. …….omissis…..

Ora, saputo cosa dice la legge, propagandare corsi, libri e consulenze nei quali si tenta di indurre le persone a “trasformarsi in srl” in base solo al messaggio: “Per pagare meno tasse”, non è forse una gran pensata. Mettiamo che un piccolo professionista, putacaso un dentista, dall’oggi al domani, senza che nulla cambi nella sostanza del suo modus operandi, si “trasforma” in srl solo con lo scopo di risparmiare tasse, e “L’Agenzia” riuscisse a dimostrarlo, e non sarà magari facile, ma neanche impossibile visto che è già successo, potrebbe vedersi contestare l’“abuso del diritto”, e vedersi ricondurre i redditi prima trionfalmente “passati” alla srl di nuovo a lui come persona fisica. Ed è già capitato. E il bello è che, per quanto abbiamo sostenuto in un precedente articolo, gli potrebbe pure convenire perché magari come persona fisica avrà una tassazione più bassa di quella della srl!

Voglio essere ben chiaro su un punto: io non sono per nulla contrario alle società, per nulla. Ma sono anche a favore del diritto del pubblico a ricevere un’informazione fiscale corretta e veritiera, e questo non accade a causa di troppi “post” che girano su Internet, e lo dico da tecnico, visto che sono un dottore commercialista, e come me la pensa la stragrandissima maggioranza dei miei colleghi, e in generale degli “addetti ai lavori” (veri) del fisco. Qui si tratta di portare questi temi, quelli fiscali, quelli delle società, dall’approssimazione, e perfino dalle inesattezze, che si vedono spesso su Internet alla realtà dei fatti, dei numeri e delle regole giuridiche.

Invece che diffondere messaggi puramente propagandistici, chi ha esperienze dirette della gestione del suo lavoro passando dall’individuale alla società, dovrebbe raccontare delle sue “best practices”, dei miglioramenti che è riuscito ad ottenere nella qualità del lavoro, nelle relazioni interne ed esterne, nella produttività, negli utili (più che nei “fatturati”). E perché tali risultati, senza la costituzione della società, non si sarebbero potuti altrimenti ottenere. Ma se così è stato, di sicuro non lo farà: un vero bravo manager, evita di attirare nel suo business nuovi concorrenti facendogli conoscere i motivi e i “segreti” del suo successo. Almeno finché gli funziona. E’ questo il management che si impara nelle aule delle facoltà universitarie di economia, quando le si hanno frequentate.

Best. Paolo Bortolini

Si veda anche:E’ ora di fare più chiarezza sulla tassazione del dentista socio di s.r.l.

Si veda anche: SRL IN ODONTOIATRIA, ILLAZIONI VENDUTE COME VERITA’: “Si paga il 24% di tasse invece del 43% del dentista”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: