Due corone in disilicato: ma quanto ho guadagnato, per davvero? Un esempio di analisi dei costi delle prestazioni in odontoiatria

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Pubblico (nella parte alta dell’articolo, cliccandoci sopra si ingrandiscono) due immagini catturate nel corso di una sessione di consulenza online, appena terminata, con un mio cliente (di cui nascondo il nome, ma nelle immagini sarebbe l'”Operatore”), del software Excel che esegue l’analisi dei costi e dei rendimenti delle singole prestazioni eseguite consegnato a chi partecipa al “Corso pratico informatico”. Si tratta di uno studio monoprofessionale con due poltrone.

Lo scopo delle immagini è far vedere il risultato di questo software, che è l’esatta conoscenza dei costi dei “passaggi” necessari, in questo specifico caso, per la consegna di due corone in disilicato, e del conseguente rendimento (netto, reale) per lo studio dato il ricavo della prestazione (che si vede nella tabella in occasione della consegna). Le due immagini sono da leggersi affiancate, in quanto il software in questione è una tabella in righe e colonne piuttosto estesa orizzontalmente, che comprende tutte le singole operazioni che si sono eseguite in un periodo (l’analisi mostrata nelle immagini è quindi l’estratto delle operazioni riferite a un solo paziente, di cui non si vede qui il nome, al quale sono state consegnate le due corone proprio in questi giorni). L’analisi economica fatta non è quindi di tipo “medio”, quella che qualcuno pretenderebbe si facesse “ogni tanto” su una prestazione-campione per “fare il tariffario”, che considero poco meno che inutile (e faticosa) considerando la variabilità delle condizioni operative del dentista (che dipendono da una pluralità di fattori, la maggior parte dei quali sfugge al suo controllo: ciò significa che la stessa prestazione, eseguita per pazienti diversi, può far guadagnare come perdere, il risultato lo si potrà sapere, se si conosce la metodica e con lo strumento informatico adatto, solo a consuntivo), ma riguarda proprio “quel” paziente e “quelle” due corone fatte in questo studio. Sia chiaro che i costi che si vedono, il prezzo e di conseguenza il rendimento (prezzo meno costi), potranno essere diversi da professionista a professionista, come lo possono essere i “passaggi” della procedura e i loro tempi. Per questi, si deve tenere presente che quando si fa analisi economica della prestazione non si usano tempi “clinici”, ma “economici”. Senza entrare nei dettagli delle differenze, i primi possono essere intesi come il tempo che serve al dottore per completare l’operazione, mentre i secondi come quelli in cui la risorsa “sala operativa” è stata messa a disposizione di un solo paziente, che saranno ovviamente più lunghi.

Nelle immagini si vede anche il calcolo e l’applicazione del “costo orario”, un parametro utilizzato per distribuire i costi fissi su ogni singola prestazione eseguita (di più non fa, il fatto che sia più o meno alto non ha alcun effetto sul rendimento dell’attività, che dipende dal totale dei costi e non dalla loro distribuzione oraria). Il mio cliente, che è molto scrupoloso nel seguire le mie indicazioni e per questo lo ringrazio, nei suoi costi fissi, che sono trattati da un omonimo software Excel, sempre consegnato nel corso sopra menzionato, include un suo stipendio base (idealmente riferibile all’impegno collegato all’essere il titolare di un’attività), le tasse e l’Enpam. Perciò, visto che il “costo orario” include  tutti (e solo) i costi fissi, il rendimento che si vede è il NETTO, ciò che veramente si è guadagnato.  Si può pensare che è anche ciò  che ci si può “mettere in tasca”? Non ancora, perché con i guadagni delle prestazioni economicamente in bonis come questa, si va in primis (ma se non ha metodi e strumenti che glielo fanno vedere il dentista non lo sa) a coprire le remissioni provocate dalla quantità di operazioni in perdita che in ogni studio, chi più chi meno, si sopportano (basti pensare alle prestazioni gratuite, ai rifacimenti e a quelle sistematicamente offerte, chissà perché, a prezzi inferiori al costo). Con ciò che resta, prima si devono pagare gli eventuali debiti (i mutui o il rientro da esposizioni bancarie), e infine, in un’ottica di buona amministrazione, pensare al risparmio personale e a quello dell’attività. Dunque solo una parte di quanto ora guadagnato sarà  davvero disponibile, il che richiede un altro calcolo, che è prudente saper fare, per non ritrovarsi con la poltrona piena e la cassa vuota perché si sono spesi soldi che propri sono solo in apparenza.

Alcune precisazioni su quanto si vede nelle due immagini: 1) si noti l’utilizzo da parte del dentista di un modello descrittivo delle sue operazioni che contiene, oltre alla “prestazione”, cioè la descrizione unitaria di ciò che viene fatturato (Corona in disilicato), anche la “fase operativa”, cioè lo scopo delle sedute afferenti a quella prestazione (senza questa articolazione l’analisi dei costi sarebbe imprecisa); 2) sotto le celle intestate “Somma” si vedono i vari risultati totali delle cinque operazioni analizzate; 3) il “Ricavo” è il prezzo chiesto al paziente; 4) i “Costi totali” sono la somma di quelli fissi assegnati alle operazioni con il sistema del “costo orario” e di quelli variabili; 5) il “Rendimento” è la differenza fra il ricavo e i costi totali; 6) i “Costi generali” sono la quota di costi fissi assegnata dal programma a ogni singola operazione; 7) i “Consumi totali” sono la somma dei costi variabili di queste operazioni, dettagliati quindi nelle colonne in rosa chiaro della seconda immagine; 8) i “C. cliente” (Consumi del cliente), sono in questo caso i costi del laboratorio; 9) i “C. categoria” (Consumi di categoria”, sono i consumi che riguardano genericamente la categoria delle operazioni (ricavati dai materiali consumati inseriti in altra parte del software), che è la “Protesi fissa”, quindi in base ai consumi di questo tipo (es. materiale da impronta, frese ecc.), ogni singola operazione di quella categoria, indipendentemente da ciò che si fa,  ha questo costo; 10) i “C. generici” (Consumi generici), sono l’importo, ottenuto sempre da un inserimento dati fatto in altra parte del software, riferito a guanti, anestetici, aspirasaliva ecc, diciamo il costo del “coperto” in questo studio quando un paziente si siede in poltrona per una qualsiasi operazione, quindi anche di altre categorie oltre alla protesi fissa qui in esame.

Leasing o leasing operativo? Un dentista nel dubbio

Nel forum “Gestione dello studio” della community odontoiatrica Odontoline.it, di cui sono Moderatore, è stato postato un topic dal titolo: “Noleggio operativo, cercasi suggerimenti”. Scrissi un articolo sulla questione dei modi d’acquisto dei beni strumentali, del quale ho ricordato l’esistenza in questo topic. Mi è stato poi chiesto di intervenire, per dire se  l’ articolo a cui ho fatto riferimento, del 2011 , visto lo stato attuale delle cose , intendendo nuove leggi , è ancora valido e se, infine, si può consigliare il leasing o il leasing operativo. Ho così risposto:

Confermo intanto quanto scritto nell’articolo, e cioè che la scelta fra acquisto di un bene in proprietà, in leasing o con leasing operativo andrebbe fatta in primo luogo basandosi piùttosto rigidamente sulle considerazioni lì indicate, in sostanza sulle caratteristiche tecnologiche del bene, sulla sua attitudine a durare in efficienza, sui programmi di liquidità che ci si pone, pensando anche alla possibilità di ricevere o meno credito dalla banca per l’acquisto. Le considerazioni sul costo delle diverse modalità e il risparmio fiscale dovrebbero essere tenute per ultime. L’articolo andrebbe visto come una guida piuttosto rigida, e vivamente consigliata, dell’iter di questi ragionamenti.

Lei mi chiede delle “novita”.

Per i finanziamenti (cioè i mutui), proprio questa mattina un mio cliente mi ha informato di avere trovato una banca che gli finanzierà l’acquisto di un’autoclave al 2,5%. Quindi di nuovo c’è che si trovano tassi decisamente vantaggiosi. Come è noto, in caso di acquisto con finanziamento la deduzione avviene ammortizzando il costo del bene in un periodo di tempo minimo stabilito dal decreto ministeriale. Un vecchissimo adagio da ragionieri, quindi niente di nuovo, per quanto riguarda la durata del finanziamento-alias-mutuo consiglia di tenerla lunga tanto quanto il tempo si pensa il bene sarà utilizzato.

Per il leasing finanziario, già dal 29/4/2012 c’è la possibilità di stipulare contratti di durata breve, inferiore al periodo dello loro deducibilità (che rimane la metà del periodo legale di ammortamento: per i beni strumentali afferenti alla clinica si tratta dunque di quattro anni), cosa che prima non era possibile. Per capirsi, si può pagare un leasing in due anni, per risparmiare sui suoi interessi, ma si continua a dedurre questo costo in quattro. Quindi dal punto di vista fiscale, di fatto, nulla è cambiato.

Si tenga infine presente che un finanziamento e un leasing finanziario sono la stessa cosa, solo che il secondo non va a pesare sul “fido” concesso dalle banche, lo si può ottenere anche quando la banca non ci darebbe più nulla, ed è questo il motivo per cui lo si fa, se no si fa il finaziamento.
Per il leasing operativo, la novità è quanto sto per dire, che rappresenta il mio pensiero. Assistendo vari dentisti, mi capita frequentemente di vedere preventivi e contratti di acquisto dei beni strumentali. Di solito viene fatto un preventivo per il leasing e uno per il l. operativo (o “renting”, o “noleggio”). Di solito sono più o meno simili, uno costa un po’ di più dell’altro, e mi domando perchè visto che il bene è lo stesso, chi lo vende anche, la finanziaria è la stessa e, soprattutto, lo è anche il contenuto dei due contratti, i quali prevedono (talvolta con una scrittura privata separata, per il renting) che alla fine delle rate il dentista si impegna ad acquistare il bene. Giuridicamente, ciò significa che tutti e due i contratti, in caso di contenzioso o di controllo fiscale, molto facilmente sarebbero considerati aventi la stessa causa, cioè il leasing finanziario (messo giù meglio: un contratto di prestito di denaro anzichè uno di locazione). Il leasing operativo dovrebbe essere quel contratto per cui uno può permettersi di utilizzare qualcosa che gli è utile per migliorare il suo lavoro, per fare cose che prima non faceva, per dare una migliore immagine, pur non avendo i mezzi per comprarla. Per capirsi, è quella formula pubblicizata da molte case automobilistiche, di solito inclusiva di manutenzione e altri servizi. Si noti che in questo esempio è il produttore del bene che lo offre a noleggio, e così dovrebbe essere sempre: non è del tutto normale che sia un rivenditore ad offrirlo. I contratti di leasing “operativo” che girano fra i dentisti, in taluni casi potrebbero essere dunque dei leasing finanziari “travestiti” che costano di più. Fatte queste doverose osservazioni, è comunque indubbio che tali contratti abbiano trovato buona accoglienza.

Il motivo ritengo sia quello fiscale. Ed è rilevante solo per i liberi professionisti, non per le imprese: paghi un po’ di più del leasing, ma hai alcuni vantaggi, dovuti alla differente deducibilità dei due tipi di spesa. Infatti, con il “renting” si va “per cassa”, con il leasing “per competenza”. Dunque, cosa significa questo? Che se vuoi dedurre in modo più “accelerato”, sempre se ne abbia bisogno, lo puoi fare solo con il “renting”. Parliamo di “maxirate” e di durate dell’operazione inferiori al minimo di legge previsto per leasing finanziario e finanziamenti. Bene. Tali vantaggi quindi non sono generalizzabili, ma possono esserci solo se c’è la contemporanea necessità di ridurre l’imponibile dell’anno in cui si fa il contratto, con la “maxirata” (senza esagerare), o quello dell’annualità corrente e delle successive due con le rateazioni di durata breve. Naturalmente, quando si attuano queste politiche, ci si dovrà anche preparare a dimostrare a qualcuno autorizzato a chiederlo, che quel contratto, si chiama “operativo” e lo è veramente, e non è invece “finanziario” come magari costui potrebbe ipotizzare.
Dico anche che per lo studio di settore non c’è alcuna differenza fra il leasing e il leasing operativo. Aggiungo pure che anche i contratti di leasing operativo sono oggetto dell’obbligo di comunicazione all’Anagrafe Tributaria da parte delle società di leasing.

Per finire sul leasing operativo, posso testimoniare, essendo operazioni fatte da un mio cliente, può essere buono non solo per ridurre le tasse, ma anche per migliorare il rendimento dell’attività. Ad esempio, ha fatto L.O. per tutti i manipoli e le turbine, rinnovando quindi l’intero loro “parco” ogni due anni, prima che i costi di manutenzione esplodano e potendo così lavorare sempre con strumenti di massima efficenza. Ha in studio tecnologie importanti, senza mai farle diventare di proprietà e rinnovandole ad ogni “salto” tecnologico, favorendo così fra le altre cose anche l’immagine. Questo mio cliente sta sostenendo da anni un notevole esborso annuale, intorno ai 50K, è uno studio monoprofessionale con tre poltrone, ma è anche quello con l’incidenza dell’Irpef sui compensi più bassa fra quelli che seguo, e con il saldo di banca (dello studio) abitualmente di sei cifre, e non ha il segno meno davanti.

“Embezzlement” a Milano, 8 Novembre

Sabato 08/11/2014 a Milano, si terrà la nuova edizione del mio corso di un giorno, con lavoro pratico e consegna di software, come sempre organizzato da Odontoline.it, le iscrizioni saranno ancora aperte per pochi giorni. L’applicazione dei contenuti e degli strumenti software del corso è in grado di produrre rapidi miglioramenti in relazione agli aspetti della professione collegati al denaro.

Oltre a quanto si potrà desumere dal programma, consultabile qui, (programma completo del corso), il Relatore informa che sarà trattato:

 

– Prevenzione delle appropriazioni indebite. Negli Stati Uniti è consolidata opinione che un dentista abbia, nella sua carriera, 60% di probabilità di cadere vittima di appropriazione indebita degli incassi da parte di collaboratori disonesti (“embezzlement”). Il valore medio di queste frodi si ritiene pari a 100.000 $. Non si vede perché da noi debba essere diverso. Si consideri che, con la crisi, sempre più persone saranno spinte a cercare immediate e facili soluzioni ai loro problemi. Il Relatore concorda con i suoi colleghi americani sui dati della diffusione del fenomeno, avendola rilevata di persona in numerose occasioni. Gli importi annuali degli ammanchi fraudolenti possono essere clamorosi, anche in studi “piccoli”, e quando la liquidità scarseggia pur in presenza di un normale flusso di pazienti, la prima domanda in ordine logico da porsi dovrebbe essere: qualcuno sta approfittando della fiducia concessagli? Esistono alcuni sintomi che possono far rilevare queste situazioni, e delle azioni pratiche e immediate che le possono far cessare: per la prima volta in questo corso sarà discusso l’argomento e presentato uno strumento d’uso quotidiano per la prevenzione del problema, unitamente all’indicazione dei “requisiti minimi” di attenzione che il dentista dovrebbe possedere.

 

– Fisco. Verrà riproposto “il decalogo”, aggiornato, un dettagliato elenco di comportamenti da mettere in pratica per evitare errori, certamente sanzionati in caso ci controlli della contabilità o con le “indagini finanziarie”, nel coordinamento di incassi, data di emissione e intestazione delle fatture, versamenti in banca, anche in relazione al probabile incremento degli incassi con POS e bonifico. Sarà dato particolare spazio alle precauzioni da adottare per le “spese di fine anno”.

 

– Rendimento delle prestazioni. Consegna della seconda edizione del software per l’analisi economica (costi e resa effettiva) di 200 prestazioni effettivamente eseguite, e da cui, con più facilità di prima, potersi poi ricavare un programma di uso quotidiano. Nella precedente edizione del corso, nel quale questo programma è stato per la prima volta presentato, il gradimento è stato oltre ogni aspettativa. Cliccando sul link seguente si accede al Programma completo del corso.

Indagini bancarie, non servirà più giustificare anche i prelevamenti

Per la Corte Costituzionale “irragionevole” la nota presunzione legale.

Con la sentenza 228 del 6/10/2014, la Corte Costituzionale, decidendo su una pregiudiziale sollevata dalla CTR del Lazio, ha chiuso una “querelle” ormai decennale dichiarando l’illegittimità, per quanto riguarda i professionisti, della seconda parte del comma 2 dell’art. 32 del DPR 600 del 1974, accertamento delle imposte sui redditi, quella che recitava: “…;… sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche (dei redditi dichiarati ndr) ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e semprechè non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei suddetti rapporti (conti correnti bancari ndr)”.

La Corte ha dichiarato l’incostituzionalità delle parole “o compensi”, introdotte nel testo della disposizione dalla Legge 30/12/2004 (“Finanziaria” 2005) con decorrenza degli effetti dal 1/1/2005, escludendo quindi dall’operatività della disposizione i professionisti ma non i ricavi delle imprese.

Moltissimi professionisti sanno, e se ne è parlato più volte anche qui, che in presenza di verifiche fiscali condotte con il metodo delle “indagini finanziarie”, cioè l’esame dei movimenti dei conti correnti di un periodo d’imposta, venivano “ripresi a tassazione” non solo i versamenti dei quali non si sapeva dare spiegazione, ritenuti in sostanza incassi non fatturati, ma anche i prelevamenti che non risultavano nella contabilità fiscale, cosa peraltro possibile solo per chi fosse stato in “ordinaria” (una minoranza) o per chi dispone di un adeguato sistema personale di registrazione delle operazioni, o dei quali non si fosse in grado di indicare il beneficiario. Sulla questione ho pubblicato l’articolo “Il rischio fiscale inutile”, reperibile su Internet.

Se per quanto riguarda i versamenti non collegati a fatture la logica presuntiva del Fisco è comprensibile, molto più arduo era comprendere quella per cui anche i prelevamenti potevano, ex lege, trasformarsi in compensi tassabili. Tanto che si parlava di “presunzione contro natura”. Ciò nonostante, non sono stati pochi i professionisti che si sono trovati a dover rendere conto dei loro prelevamenti di contanti allo sportello o al Bancomat, magari a distanza di anni, andando a raccontare al Fisco che servivano per il regalo di compleanno ai figli, per la spesa al supermercato, per comprare un paio di scarpe o per farsi una vacanza. Chi c’è passato sa quanto spiacevole sia stato dover verbalizzare aspetti delle propria vita privata che, in quanto tali, andrebbero considerati riservati.

Oltre a questi poco simpatici aspetti, alla fine della verifica ci si poteva, e quante volte è capitato, vedere addebitati i prelievi in contanti come redditi, e su questi pagare le tasse, le sanzioni e gli interessi. E’ vero che l’Agenzia delle Entrate da tempo aveva emanato istruzioni di “temperanza” ai propri funzionari, i quali riconoscevano un “mensile” riferito all’uso del contante adeguato al tenore di vita del nucleo familiare, che veniva espunto dai prelevamenti da giustificare. Ma non sempre questo “stipendio” risolveva il problema, per dare un’idea, ho assistito un dentista al quale, con tre figli in età universitaria, venne riconosciuto un “bonus familiare” per l’uso di contanti pari a 500 . mensili. Adesso è finita, d’ora in poi, quando si preleveranno e spenderanno contanti, non ci si dovrà più domandare “cosa potrebbe pensarne il Fisco” in caso di verifica.

Rimane aperta una questione: e chi ha pagato quanto richiesto da atti di accertamento o contenziosi incardinati su questa norma, cosa può fare? Purtroppo nulla, perché in presenza dei cosiddetti “rapporti esauriti”, cioè accettazione o adesione ad accertamenti, sentenze passate in giudicato, quel che è dato è dato. Invece si apre una positiva prospettiva per tutti coloro i quali sono ancora nelle more di una verifica, oppure hanno impugnato un accertamento o una sentenza, nei casi in cui la pretesa dell’Amministrazione fosse fondata in tutto o in parte sulla disposizione ora espulsa dall’Ordinamento con la sentenza della Corte: sarà annullata.

Pazienti che non pagano: basta il POS?

Sul Forum “Gestione dello studio” del sito Odontoline.it, di cui ho l’onore di essere il Moderatore, il Dottor Mauro Savone ha iniziato un topic dandogli il titolo, assai evocativo, “Come Scappare Dal Ristorante Senza Pagare Il Conto”. La sollecitazione del Dottor Savone ha destato, ovviamente notevole interesse e grande partecipazione alla discussione. Pubblico di seguito il suo post: “Mi chiama oggi pomeriggio perché deve ricementare una corona, la faccio venire subito in studio e raccolgo i dati della cartella e l’anamnesi (sembrava sorpresa che le stessi chiedendo tutti quei dati, ed aveva un’espressione stranamente assente/assorta mentre lentamente mi rispondeva). Si tratta di un ponte 46-47 su due impianti, con corone totalmente incongrue, e che basculano sui monconi, quindi non c’è da sorprendersi se le si staccavano sempre, come mi racconta. Nella borsa ha una collezione di corone “provvisorie” dentro altrettante bustine sigillate, a quanto pare è stata da numerosi dentisti per ricementare quel ponte, e tutti hanno indistintamente criticato la protesi. Mi chiede se faccio impianti, di che marca sono i miei impianti (?), e poi quando naturalmente arriva il momento di pagare le chiedo 30 miseri euro, mi fa “c’è una banca da queste parti?” al che io “non si preoccupi, ho il POS”, però lei “allora vado a chiamare mio marito” ed esce portandosi via tutto (normalmente quando sono in buona fede, lasciano in studio la borsa, un cappello, il cappotto). Il marito è un signore che è entrato con lei in sala d’attesa, non l’ha accompagnata dentro, e dopo pochi minuti è uscito. E’ passata un’oretta e ovviamente non si è più fatta vedere. Per curiosità controllo il numero di telefono che mi ha fornito durante la raccolta dati, e lo verifico con quello rimasto nel registro del mio cellulare quando mi ha telefonato per fissare l’appuntamento… l’ultima cifra che mi ha dettato in cartella era sbagliata, un 1 invece di un 3.”

Si tratta di situazioni che, molto probabilmente, i dentisti hanno sempre dovuto fronteggiare ma che forse oggi sono ancora più frequenti. Io mi sono interessato parecchie volte, su richiesta di miei clienti, della definizione di strategie che consentissero di intercettare, per quanto possibile, problemi del genere, focalizzando le soluzioni sull’aspetto relazionale. Ho quindi a mia volta pubblicato nel Forum il seguente post, corredato di allegato:

“Mi permetto di postare un intervento in questa interessante e importante discussione, perché la ricerca di soluzioni a questioni simili è stata una domanda postami più volte da vostri colleghi. Quell’esperienza è poi confluita nei due libri sulla gestione del rapporto con la clientela pubblicati a suo tempo da Masson, in particolare nell’ultimo, il cui sottotitolo recitava appunto “Organizzazione operativa e relazionale”.

Si tratta quindi di questioni legate alla relazione, aspetto che, come tutte le altre materie della gestione, si può, anzi a mio avviso si deve, organizzare con opportuni metodi e tecnologie.

L’idea di base che può servire nelle primissime fasi del rapporto con un cliente-paziente si può sintetizzare in “capire, subito, chi ho davanti”. Come fare? Certamente non si riesce a leggere nel pensiero degli altri e le esperienze qui raccontate dimostrano che davanti a certi atteggiamenti elusivi, se non proprio truffaldini, non c’è alcuna difesa a posteriori.

E’ necessaria la creazione di procedure, definite con pazienza e molta cura, da far “scattare” in ben precisi momenti, con lo scopo di intercettare le situazioni problematiche in modo da poter adottare qualche tecnica di difesa preventiva.

Organizzare procedure relazionali in una organizzazione cosi complessa come lo studio dentistico, anche se piccolissimo, un vero “sistema sanitario in miniatura”, richiede la conoscenza di strumenti quali: 1) i diagrammi di flusso; 2) la creazione di testi da utilizzare nelle comunicazioni verbali e scritte e nei documenti che si consegnano; 3) un minimo di capacità grafica per poter creare oggetti comprensibili e utilizzabili nel rapporto con i pazienti.

Ad esempio, si potrebbe definire uno “script” telefonico, cioè una fraseologia standardizzata da inserire nella conversazione con il paziente sconosciuto, con il quale chiedere di portare con sé un documento d’identità e la tessera sanitaria (cioè il CF), spiegando che senza non è possibile accedere alle prestazioni per motivi medico-legali e fiscali. Per completare la procedura, rendendola più efficace, si potrà quindi chiedere se e a che indirizzo può ricevere una email o un SMS, e a risposta affermativa procedere immediatamente dopo la chiusura della telefonata ad inviare una comunicazione di conferma appuntamento, ricordando l’orario e la necessità di portare con sé i documenti indicati, infilandoci una frase che abbia relazione con gli onorari e magari arricchendola con una piantina stradale e altre info sullo studio o sulla visita (es. di portare eventuali refertazioni).

All’arrivo del già meno sconosciuto cliente (se ne avranno infatti, con alta probabilità, già saggiate le reazioni, ovviamente se chi gli parla sia in grado di coglierle e interessato a farlo), ci si dovrà ricordare di chiedere come prima cosa i documenti richiesti e, dopo averli fotocopiati, controllatane la veridicità (sul sito dell’Agenzia per il CF, sulle Pagine bianche o al limite su un motore di ricerca per telefono e generalità), si potrà consegnare un sintetico foglio-informazioni che spiega le “regole della casa”, fra cui la questione degli onorari. Fantasia e stile personale poi, una volta che ci si impadronisce di queste tecniche di comunicazione, saranno le chiavi per migliorare sempre e scoprire modi per distinguersi dai colleghi, cosa alla base di un “marketing” di successo (aborrisco le proposte di siti, poster, brochure, newsletter o fogli informazione standardizzati, quelli tutti uguali e “personalizzati” con il nome del dentista: sono l’esatto contrario del “marketing”).

Con le due tecniche indicate (“script” telefonico + sequenza di azioni al ricevimento), si dovrebbe aver ottenuto la “scrematura” delle persone meno serie. Va anche detto però che non è raro per un professionista accettare un possibile nuovo cliente anche se c’è qualcosa che magari “non quadra” fin da subito, pensando magari che pur di trovare una nuova fonte di ricavi qualche rischio lo si possa correre. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alle procedure, l’importante è che, se si è in grado di definirne una, la si rispetti senza deroghe. Chi avrà la pazienza di farlo, si accorgerà che le “rogne” salteranno fuori pressoché invariabilmente ogni volta che la procedura stabilità sarà stata derogata.

Allego, a titolo di puro esempio e a corredo di quanto qui scritto, un diagramma di flusso della prima parte di quello che chiamo il “procedimento di visita”, dal quale si può trarre un concreto esempio di creazione di una procedura. Il diagramma è del 2001, andrebbe aggiornato, ma per capire il tipo di strumento da crearsi va bene. Le sigle in grassetto accanto alle “tappe” del percorso di visita sono riferite ai moduli o alle fraseologie in uso nello studio. Si noti che nel diagramma esiste in più momenti una struttura comportamentale del tipo “se…allora”: questa è la sostanza della procedura. “. (cliccare sulla miniatura per vedere l’immagine)

Contenere la tassazione evitando il “Rischio fiscale inutile”

Su Odontoiatria33.it è stato pubblicato un mio nuovo articolo, che sono certo non mancherà di destare attenzione e interesse. L’articolo tratta importanti questioni fiscali senza uso di alcun tecnicismo, è dunque di pronta comprensione e utilizzo. Per leggere l’articolo clicca sul seguente link: Il “Rischio fiscale inutile”, articolo Dott. Bortolini

Management per dentisti a Milano, unica data

Sabato 08/03 a Milano, unica data del “Corso di un giorno” al momento programmata per il 2014, si terrà una nuova edizione, con lavoro pratico e consegna di software, come sempre organizzato da Odontoline.it. Il corso assegna crediti ECM, le iscrizioni sono aperte.

Penso di fare cosa gradita informando che per questa edizione è in programma la trattazione di nuovi argomenti, di attualissimo interesse:

– istruzioni per rendere oggettivo e non contestabile il calcolo delle “Ore dedicate” da dichiarare nello studio di settore;

– indicazioni operative per coordinare le varie tipologie di incasso (contanti, assegni, bonifici, POS) con la fatturazione e i versamenti in banca. Aspetto è fondamentale per evitare contestazioni da parte del Fisco nei sempre più frequenti casi di verifiche tramite le “indagini finanziarie”;

– ulteriori dettagli e nuove diapositive sulla gestione pratica della marca da bollo;

– deducibilità dal reddito dei leasing, finanziari e operativi, novità e rischi;

– foglio di calcolo Excel per la stima della produzione necessaria a coprire nuove spese fisse, o di quanto conviene ridurre le stesse a fronte di una attuale o prevista riduzione di produzione.

Cliccando sul link seguente si accede al Programma completo del corso.

Corso gestione studio a Roma 14/12/2013, le novità dell’edizione

Informo che questa edizione del corso, 14/12/2013 a Roma, oltre a quanto indicato nel programma saranno presentate per la prima volta alcune importanti novità, fra le altre:

– indicazioni operative per coordinare le varie tipologie di incasso (contanti, assegni, bonifici, POS) con la fatturazione e i versamenti in banca. Tale aspetto è fondamentale per evitare contestazioni da parte del Fisco nei sempre più frequenti casi di verifiche tramite le “indagini finanziarie”;

– ulteriori chiarimenti sulla gestione pratica della marca da bollo;

– aspetti problematici legati alla deducibilità dal reddito dei “leasing operativi” o noleggi, con particolare riferimento ad eventuali “maxirate”;

– esame critico delle caratteristiche delle nuove “società fra professionisti” (confrontate con quelle delle società “tradizionali”), alla luce dei loro “primi passi” dopo l’emanazione del Regolamento di aprile 2013;

– revisioni e potenziamenti dei fogli di calcolo Excel già presentati nelle precedenti edizioni;

– nuovo foglio di calcolo Excel per la stima del reale importo, al netto del risparmio fiscale, del contributo ENPAM dei prossimi anni alla luce delle prossime modifiche delle aliquote contributive;

– nuovo foglio di calcolo Excel per la stima della produzione necessaria a coprire nuove spese fisse, o di quanto conviene ridurre le stesse a fronte di una attuale o prevista riduzione di produzione.

Attualità in tema di gestione dello studio odontoiatrico. Intervista a “Odontoiatria 33”.

Pubblico il link all’intervista che il magazine Internet “Odontoiatria 33” mi ha fatto. “Ottimizzare l’organizzazione del proprio studio può essere un’ottima soluzione per compensare il calo di pazienti. Ma anche prestare attenzione alla parte fiscale, programmando investimenti e spese, può essere utile; come sanno bene i dentisti italiani in questi giorni alle prese con i versamenti degli acconti fiscali……”. Leggi tutto

ENPAM: QUANTO “PESA” REALMENTE IL CONTRIBUTO ANNUALE?

I miei clienti utilizzano un software di mia creazione con il quale prevedere l’importo dell’Irpef dovuta alla professione già in corso d’anno, oltre che gli esiti finali dello studio di settore. Nel tempo, lavorando insieme, si è riusciti a sfruttare questo software per ottenere una serie di vantaggi fiscali: da una informazione anticipata sulla fatturazione, in modo da ottenere studi di settore a posto, ai giusti investimenti e spese da fare a fine anno per ridurre il peso dell’imposta e altri ancora. Finora, il contributo ENPAM non rientrava nei calcoli previsionali perché, come è noto, esso non viene conteggiato nell’ambito della determinazione del reddito professionale (quadro RE), ma in quella del reddito complessivo a fini Irpef (quadro RP). Però, sia il suo ammontare che la deducibilità dal reddito richiedevano una soluzione capace di far sapere, “tolto l’ENPAM” quanto restava dell’IRPEF. In sostanza, si voleva conoscere l’esborso per la previdenza al netto del “risparmio fiscale”.

La soluzione è stata trovata con un foglio di calcolo Excel che mostra una stima, anche previsionale, dell’importo da versare, lo suddivide in “Quota A” e “Quota B”, e infine calcola il suo valore detassato, che corrisponde a quanto effettivamente si “tira fuori” nell’anno per la pensione. Per completezza, è giusto dire che per conoscere il peso reale dell’esborso ENPAM, esso andrebbe decurtato non solo delle tasse che fa risparmiare, ma soprattutto del valore attuale dei flussi pensionistici futuri che da esso deriveranno, cosa che prevedo di poter mostrare in una prossima versione del foglio di calcolo.

Pubblico qui sotto uno screen-shot di questo foglio di calcolo (cliccare per ingrandire). Chi fosse interessato ad avere il foglio di calcolo funzionante, mi contatti telefonicamente allo 0498962688.

Si osservi, nell’immagine allegata, la particolare sequenza di conteggio di seguito descritta (l’ho costruita seguendo rigidamente il Regolamento Enpam, la particolarità è quella di misurare come prima cosa il contributo totale anziché le “Quote”, la B in particolare, come si vede in altre applicazioni del genere reperibili su Internet):

1) determinazione del reddito imponibile a fini previdenziali (nel calcolo si deve tenere conto della franchigia riservata agli iscritti di età inferiore ai 35 anni);

2) calcolo del contributo percentuale complessivo (il calcolo deve tenere conto della percentuale applicata in caso di superamento del massimale);

3) decurtazione della “Quota A” di competenza dal contributo complessivo ed ottenimento, per differenza, dell’importo di “Quota B”;

4) sottrazione dal contributo complessivo del “risparmio fiscale”, cioè della differenza fra l’Irpef da versare calcolata sul reddito professionale e quella calcolata sul reddito professionale al netto del contributo ENPAM.

CALCOLI_ENPAM