Dentista addio? Un robot ti sostituirà

L’articolo sostiene che il robot è “più veloce e preciso” dell’uomo, nelle otturazioni e nella protesi. Dunque punta all’odontoiatria generale, a differenza del robot cinese che fa solo l’intervento di implantologia (i cinesi quando hanno fatto il primo intervento hanno sostenuto che il robot serviva perchè c’era una domanda enorme ma i dentisti cinesi non erano tanto bravi, il robot avrebbe reso migliori gli interventi. Quindi dietro ai due robot c’è la “scusa” che lavorano meglio del dentista umano, ma potrebbe essere ovviamente un’affermazione di tipo promozionale). Di sicuro gli imprenditori (grandi) del dentale vedono la cosa con molto interesse, visto che i dentisti sono il “fattore scarso” più critico che hanno e, secondo me, se potessero sostituirli con personale non laureato, almeno in parte, farebbero festa, figurarsi con una macchina. Dice sempre l’articolo che dietro a questa macchina c’è una grande forza economica. L’avevo scritto, io, un po’ per ridere, che “fra due anni faranno tutto le macchine”, si ride si, ma fino a un certo punto

https://news.sky.com/story/robot-dentist-performs-worlds-first-fully-automated-procedure-13191514?fbclid=IwY2xjawFOIWBleHRuA2FlbQIxMQABHbVpM6UpJmCCI1ugvXuWHbtHpv4H2rNGKsGQSGieKjIQFGXf4gThtdIwig_aem_acr8ByDDxo5pZuH31h3u0A

Ma…non era che con la srl si pagavano poche tasse?

L’immagine di un post che ho trovato in un gruppo di lavoratori autonomi, uno dei tanti dello stesso tenore. Penso che molti iscritti vedranno la quantità di inserzioni sponsorizzate da organizzazioni varie, piccole ma anche grandi, per offrire “sistemi” miracolosi per ridurre il peso delle troppe tasse a chi sta operando con una srl. Mi domando cosa succede, se fino a qualche tempo fa girava l’idea profana che bastasse la srl per pagare “il 24% invece del 43%” (cosa comunque sostenibile solo omettendo parte della verità, e sulla quale mi sono sempre impegnato a fare chiarezza). La mia impressione è che questi post e quelle inserzioni denotino che in poco tempo anche presso il grande pubblico, e non solo fra gli addetti ai lavori, che hanno sempre saputo, si sia ridimensionata questa speranza di riduzione “facile” della pressione fiscale: troppo bello, per essere vero

Il dentista e la burocrazia

Il dentista e la burocrazia. Considerazioni agostane

Circola da tempo, mi verrebbe da dire “ancora”, l’idea che un auspicabile obiettivo, una condizione ideale, sarebbe quella, per un dentista titolare, di “fare solo il dentista”.

La cosa, credo, significa che chi auspica ciò non vuole saperne di contabilità, di comunicazione, di gestione del personale, di normative. Vuole, appunto, fare “solo il dentista”. Per un titolare, l’idea è nella stragrande parte dei casi del tutto velleitaria, impossibile da realizzare, tranne pochissimi casi.

Ma cosa voglio dire, oggi? L’idea di questa esternazione mi è venuta questa mattina, mentre passeggiavo per un famoso borgo della provincia di Padova, Cittadella, un luogo bellissimo, curatissimo, civilissimo e lussosissimo. Vedo una agenzia immobiliare, la quale inalbera un “brand” nazionale. Mi viene in mente poi che nella città di Padova, ultimamente, hanno aperto negozi di panini, caffetterie, per non dire dell’abbigliamento, tutte associate a marchi non solo nazionali, ma multinazionali (per fare un panino!). Spesso è il franchising, Dove voglio arrivare?

Chi oggi ha voglia di mettersi in proprio, cerca se può la copertura del brand, dice: da solo non ce la posso fare, io so vendere immobili, ma non so costruire la modulistica necessaria per gestire le trattative, nulla so di pubblicità, nemmeno voglio pensare a come arredare il negozio. Se mi danno un programma per gestire il tutto, è l’ideale.

Insomma, il mio ragionamento è stato: non è solo il dentista che ha il desiderio di “fare solo il suo mestiere”, ma tantissima gente che lavora in proprio.

Si dice della burocrazia, delle normative astruse e del tempo che ci si deve dedicare anziche produrre. Vero. Ma ho pensato: è la burocrazia che crea difficoltà, o sono le persone che sono meno capaci di un tempo? Un titolare “ben formato” dovrebbe, almeno in teoria, essere in grado di gestire le cose, quantomeno di conoscerle, e non superficialmente, al fine di farle fare agli altri ma non “alla cieca”, cosa pericolosissima. Ho pensato che di “ben formati” ce ne siano pochi, o meno di un tempo. Fallimento della scuola? Anche, e in buona parte. Fallimento dell’educazione familiare, possibile.

Ma poi, tornando ai miei clienti odontoiatri, il ragionamento è stato: il punto è che oggi, per fare il dentista, le cose da conoscere, dico dell’odontoiatria, sono molte di più di un tempo. E’ un problema quindi di “ampiezza dello scibile”, da tempo mi dico: i dentisti che frequentavo negli anni 80 e 90, in molti casi sapevano davvero tutto ciò che si poteva sapere del loro lavoro. In pratica, una vita bastava per acquisire tutto lo scibile. Oggi no, la completa conoscenza di una materia, di una disciplina, in vari campi, non si può più acquisire in una sola vita. Ecco il motivo della condivisione del lavoro con i colleghi, l’unione degli scibili individuali, per forza parziali, a farne uno più grande e completo.

Conclusione: non è la burocrazia, la contabilità, la concorrenza, la crisi economica da affrontare che assorbe il tempo del dentista, ma l’aumentata dimensione delle cose che è tenuto, oggi, a sapere per operare in modo corretto nel suo lavoro, che ovviamente assorbe una quantità di tempo e di energie superiore a un tempo

Dottore, cosa c’è nel suo prezzo?

Dottore, cosa c’è nel suo prezzo?

Prendo spunto da una fattura che ho ricevuto dall’ospedale di Padova per una visita, per proporre una mia antica riflessione: cosa c’è compreso nel prezzo di una prestazione? Se un paziente chiedesse al dottore: “come si arriva a questo prezzo?”, si sarebbe in grado di rispondere in modo convincente? E infine, un prezzo che mostrasse delle componenti, potrebbe consentire dei maggiori margini di trattativa con il paziente?

Vediamo il documento allegato. Una fattura sanitaria, come quelle che emettono tutti i medici, però il prezzo totale è spezzato: la prestazione del medico, quella del personale, una quota per l’amministrazione e una per le spese generali.

Intanto, dal punto di vista fiscale si conferma che aggiungere spese amministrative e generali, non fa perdere l’esenzione Iva sul totale.

Dal punto di vista del rapporto con il cliente mi viene in mente un contratto nel quale se il paziente chiede di spostare un appuntamento fissato si applica una quota spese, ma gli spunti sono anche altri. In particolare penso ad addebiti per costi specifici di materiali. Ma c’è anche un’ottica di relazione: cosa c’è nel suo prezzo, dottore? Se si volesse produrre una fattura spezzata? Il lavoro del medico, il materiale impiegato, l’amministrazione, il “servizio di disinfezione e sterilizzazione”, una componente assicurativa, e altro ancora le idee di tutti qui sono ben accette.

Dice, ma perchè complicarsi la vita? Vero, ma perchè non pensare a fare una cosa che non fa nessuno? Non è forse la differenziazione, l’unicità e soprattutto la NOVITA’ che produce successo di mercato? Oggi, con l’informatica e soprattutto organizzandosi bene prima, tutto è fattibile

IVA o NON IVA, this is the question

Un articolo sulla questione dell’Iva sulle prestazioni di medicina estetica

Per il corso (da riprogrammare): https://corsiodontoiatriaecm.it/corso/iva-sulla-medicina-estetica-in-odontoiatria

Quanto costa una prestazione? Quanto rende davvero? C’è un software, a Padova

So 50000 soddisfazioni!

Ecco l’immagine di uno dei programmi da me realizzati per il controllo economico dello studio. Programmi con ben 19 anni di esperienza alle spalle. La soddisfazione è vedere che un file Excel professionalmente programmato (dal sottoscritto), funziona benissimo con la bellezza di 50000 record insieriti in più anni di utilizzo da parte del mio cliente. Il file in questione:

  1. riceve i dati della produzione giornaliera, come si può vedere;
  2. riceve i dati dei consumi giornalieri (scarico di magazzino, laboratori e collaboratori clinici);
  3. prende da solo i dati da un altro mio file, che si chiama “Prima nota” per quanto riguarda i costi generali di studio, aggiornati in tempo reale;
  4. prende da solo i dati da un altro file che si chiama “Elenco cespiti” per quanto riguarda ammortamenti e leasing;
  5. elabora il tutto ed è in grado di misurare il reale costo e il rendimento, o la perdita. di ogni singolo appuntamento effettuato, di ogni singolo cliente, prestazione e categoria di prestazioni;
  6. analizza ogni elemento dell’economia dello studio: prezzi medi minimi e massimi effetivi; rendimento dei singoli collaboratori; margini percentuali delle prestazioni e ogni altra cosa servisse sapere allo studio.

I file che ho citato sono disponibili, chi fosse interessato mi contatti privatamente.

Chi volesse intanto considerare i CORSI ONLINE IN DIRETTA attualmente in programma, può guardare qui: corsi gestione Bortolini

Il rischio nascosto dei “soldi subito”

Mentre mi preparavo il caffè, questa mattina, ho iniziato la giornata lavorativa, non so perché, pensando alla diffusione dei sistemi di incasso basati sulla “cessione del credito”, conosciuti con vari nomi commerciali. Pensando appunto a questi nuovi e diffusi sistemi di prendere i soldi, mi è subito venuto in mente che personalmente, e vedendo il loro costo nelle contabilità dei miei clienti, li trovo carissimi.

La cosa, come credo sia noto a tutti, funziona così: al momento del pagamento di una fattura il paziente del dentista, attraverso il POS dello studio, si stipula fra il dentista e la finanziaria un contratto, di solito di cessione del credito che il dentista vanta per le prestazioni rese a quel paziente, per visualizzare in modo più semplice la cosa, il dentista “vende la fattura” alla finanziaria, la quale manda subito i soldi al dentista. L’importo ricevuto sarà ovviamente da decurtare delle commissioni e interessi a favore della finanziaria.

l paziente pagherà a rate alla finanziaria solo quanto avrebbe dovuto dare subito al dentista e scritto in fattura. Molto comodo indubbiamente.

Tutti contenti, ma il costo dell’operazione cade tutto sul dentista, e può facilmente raggiungere la doppia cifra percentuale. Ora, sempre mentre mi preparavo il caffè, riflettevo e ancora pensavo che in certi casi quel costo dell’operazione potrebbe nullificare il margine economico delle prestazioni rese e fatturate, o decurtarlo talmente tanto da renderlo insufficiente per sostenere le necessità dell’attività.

Infatti, e questo è il succo di quanto sto scrivendo, se è vero e comprensibile che, come dicono dalle mie parti, per “stroppare busi”, cioè per pagare le spese a fine mese servono i soldi, se è vero, come si dice in giro per il mondo, che “cash is the king”, per cui l’importante è incassare quanto si fattura e il resto non conta, non serve però aver preso una laurea in economia aziendale, come la mia, ma basta il diploma di ragioneria, o la saggezza dello zio Toni che nella vita ha sempre fatto il commerciante e che più o meno tutti abbiamo in famiglia, per sapere che se dalle operazioni che effettui non ottieni un margine decente, ed oggi con i costi in crescita la cosa non è per nulla scontata, prima o poi porterai “i libri in tribunale”, cioè fallirai.

Se per incassare subito alla ricerca della liquidità “a tutti i costi” cedi troppi crediti, o fai troppi finanziamenti “a tasso zero” dove il costo della rateazione lo assorbi tu, sostenendo tutti i costi finanziari del caso, potresti deprimere il tuo margine a tal punto da non riuscire più nel medio-lungo periodo a pagare i debiti che più o meno tutti hanno, e infine anche le spese correnti che riuscivi a “tamponare” con gli incassi dalle finanziarie.

Nella realtà, infatti, mi capita di vedere situazioni nelle quali ad un eccesso di incassi tramite finanziaria, con i costi a carico dello studio, si associano conti bancari scarsi se non perfino “in rosso”. Nonostante questi metodi di farsi pagare siano comodi, pratici e veloci, possono dunque diventare controproducenti se il loro costo abbassa troppo il margine, problema centrale della gestione dello studio dentistico in questo momento, che dipende in gran parte dai prezzi che si riesce a praticare, ed è su questo aspetto che la gestione si dovrebbe sempre di più concentrare.

Dentisti (e professionisti) che non vogliono più andare in pensione

Pensionati attivi, ecco i dati ADEPP

Si è scritto sul tema dei dentisti che non vanno in pensione: “Il 56% degli over 65 pensa di continuare a lavorare fino ai 71-76 anni, il 13% oltre i 77. Voglia di continuare ad essere occupati e paura di non riuscire a mantenere l’attuale stile di vita le motivazioni.” (Odontoiatria 33 del 18/6/2024). Io penso che la “ritardata pensione”, ma il nome corretto del fenomeno è “pensionamento attivo” riguarda tutte le professioni, e credo moltissimi mestieri.

Quando frequento i corsi di formazione come discente (commercialista), resto ogni volta basito dal vedere la prevalenza di “teste bianche” fra i presenti. Osservo però che nei corsi degli odontoiatri, per fortuna, ci sono molti più giovani rispetto ad altre categorie (la mia, avvocati ecc.).

La mia conclusione è: si sta andando avanti perchè non ci si può permettere di fermarsi. Finchè c’è la forza.

Del resto, esiste una ADEPP che è l’associazione delle casse professionali private (Enpam, commercialisti, cassa forense ecc.) che pubblica un rapporto annuale: la crescita del numero di “pensionati attivi” è stata nettamente superiore a quella degli iscritti, in quattro casse professionali il numero di “pensionati attivi” supera il 50% di tutti i pensionati.

Magari i più giovani avranno una prospettiva diversa, magari, come si intuisce ascoltandoli, è morta l’idea che si fa lo stesso lavoro tutta la vita: fai il dentista per una quindicina d’anni, con le nuove mirabolanti tecniche della moderna gestione accumuli i soldi, con i soldi fai “il trading giusto”, speculi negli immobili, e oltre a viaggiare in Ferrari smetti di lavorare entro i 45 e apri un chiringuito a Zanzibar e “ti godi la vita” a furia di spritz e gin tonic.

Molti ci credono, magari qualcuno ce la farà, ammesso che una vita del genere possa interessare, a me per nulla, me la godo di più a diventare sempre più bravo professionalmente e capace di dare di più al cliente, con l ‘esperienza e la maturità.

La cosa che conta su tutto, nella mia esperienza, è il mantenimento di salute e lucidità, merci che sembrano scarseggiare, ecco è questa la cosa che conta quando si è più giovani, perchè bisogna iniziare presto.

La questione dei “pensionati attivi” delle casse private: prendono la pensione ma continuano a lavorare, cioè a versare contributi alla loro cassa, l’immagine mostra il dato della crescita di questi “attivi” rispetto al totale degli iscritti alle casse

Iscrizioni Aperte al Corso Online: Cambiamenti Fiscali e Strategie per Dentisti nel 2024-2025

DESCRIZIONE CORSO online ore 18.30 giovedì 27/6

La maggior novità fiscale, il “Concordato preventivo biennale” in pratica

Esempi pratici di calcolo in tempo reale del reddito da dichiarare per il 2024 e il 2025 con il software ISA 2024 CPB. Suggerimenti, considerazioni del Relatore sulla metodologia di calcolo applicata dal software dell’Agenzia e sulla convenienza e i rischi dell’adesione alla proposta e della non adesione. Risposta a domande

La riforma del reddito di lavoro autonomo di prossima entrata in vigore, già applicabile per i redditi del 2024

Al dentista conviene sapere quanto prima cosa sta “bollendo in pentola”, perché le decisioni che dovrà prendere in merito a spese e investimenti, già per l’anno in corso, potrebbero avere a riforma approvata effetti ben diversi da quelli oggi conosciuti, in particolare, si daranno i fondamentali dei cambiamenti previsti per: contributi previdenziali, cessione dei contratti di leasing, detassazione dei rimborsi spese, tassazione di acquisto di marchi e clientela, spese di manutenzione, ammodernamento e ristrutturazione degli immobili, beni strumentali e altro ancora. Saranno messi in luce i cambiamenti a favore e a danno del professionista e dello studio associato.

Prenotazioni e iscrizioni al seguenti link: https://corsiodontoiatriaecm.it/corso/concordato-preventivo-biennale

ASO: obbligo formativo annuale, servono chiarimenti (interessa anche ai titolari)

ASO: obbligo formativo annuale, da quando decorre? (interessa anche ai titolari)

Alcuni clienti titolari di attività odontoiatriche si sono rivolti a me per avere indicazioni rispetto alle scadenze dell’obbligo formativo annuale degli Aso loro dipendenti, al fine di verificare in modo coerente con le indicazioni normative il rispetto del predetto obbligo, il cui onere compete al dipendente.

A seguito delle mie prime ricerche, ho rilevato la diffusione di affermazioni generiche, secondo le quali l’obbligo decorre “dal 2018”, anno di entrata in vigore del primo accordo fra lo Stato e le Regioni, o “dal 2022”, anno di entrata in vigore del secondo accordo Stato-Regioni, che ha sostituito il precedente. Tali indicazioni non sono chiare e possono condurre a inadempimenti. La mia lettura dei due accordi Stato-Regioni è la seguente.

1) Il primo accordo sanciva l’obbligo di aggiornamento annuale, al comma 2 dell’art. 2, senza indicare la sua decorrenza e in assenza di sanzioni in caso di inadempimento. La clausola dell’accordo, in assenza degli elementi indicati, induceva ambiguità interpretative e perfino dubbi sulla sua obbligatorietà. Di certo, in quella clausola si stabiliva che esistono due categorie di soggetti obbligati: gli Aso che conseguono l’attestato di qualifica/certificazione e i cosiddetti “esentati” di cui all’art. 11 dell’accordo.

2) Il secondo accordo Stato-Regioni viene stipulato il 7 ottobre 2021 a integrazione di vari difetti del precedente, ed entra in vigore il 18 maggio 2022 a seguito della pubblicazione in Gazzetta ufficiale il giorno 3 maggio 2022 del DPCM che lo recepisce.

3) Per la questione dell’obbligo formativo, l’art. 2 dell’accordo integra quanto previsto nell’accordo del 2018 aggiungendo due nuovi commi all’articolo, con i quali si stabilisce la decorrenza dell’obbligo formativo (ma non ancora sanzioni) e, a mio avviso, si introduce una sorta di sanatoria per i lavoratori “esentati” di cui si è detto, per le pregresse annualità. Questi lavoratori, dovranno a mio avviso stare particolarmente attenti alla certificazione delle date di partecipazione agli eventi formativi.

In sintesi, sembrano determinarsi due diverse decorrenze iniziali dell’obbligo, una a termine mobile, individuale, per gli Aso che conseguono l’attestato/certificazione a seguito della conclusione del percorso formativo previsto dagli accordi, una a termine fisso, per i lavoratori esentati, individuata nel giorno 18 maggio 2022.

Per gli Aso con attestato/certificazione, l’obbligo decorre dall’anno successivo a quello di conseguimento dell’attestato/certificazione. Esempio, se il conseguimento risalisse al 2019, il primo anno in cui vigeva l’obbligo di aggiornamento è stato il 2020, e per adempiere all’obbligo per questa annualità si deve poter dimostrare la partecipazione agli eventi in tale anno. Dal 2021 in poi, per chi avesse conseguito attestato nel 2019, il termine dell’obbligo formativo annuale decorre per anno solare.

Per gli esentati, invece, l’accordo del 2022 prevede questo: “la prima annualità di aggiornamento deve concludersi entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente Accordo.” A mio avviso, viene deciso che per le annualità precedenti al 18 maggio 2022, non sussiste obbligo, dunque una sorta di sanatoria, in quanto i lavoratori esentati devono frequentare gli eventi di aggiornamento obbligatorio, per la prima volta, fra il 18 maggio 2022 e il 18 maggio 2023.

In assenza di altre indicazioni, a mio avviso la decorrenza delle annualità successive alla prima, per gli esentati, si impernia ancora sul giorno 18 di maggio di ogni anno. Per cui, per fare un esempio, se un esentato frequentasse un evento nel mese di giugno 2024, questo non andrebbe computato nel “conto” dell’annualità 18/5/2023-18/5/2024, ma in quella 18/5/2024-18/5/2025, potendo dunque lasciare inadempiuto l’obbligo per la prima delle due annualità in assenza di altri eventi frequentati nel periodo 18/5/2023-18/5/2024. Un chiarimento ufficiale sarebbe davvero opportuno.