I pazienti per ogni dentista sono pochi? Per ogni studio sono di più

E’ diffuso in Odontoiatria l’impiego di un indice, dato dal rapporto fra la popolazione residente e i dentisti di una Nazione (Population to Dentists Ratio-PDR), ma anche di una regione, provincia o magari città (vedi anche il precedente post su questo blog “Il rapporto abitanti per dentista attivo in Europa”). Lo scopo originale del calcolo di questo rapporto ha a che fare con le politiche di programmazione sanitaria di un Paese, un esempio si può vedere qui. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS-WHO), sostiene che il rapporto ottimale è pari a 2000 residenti per ogni dentista.

Nel tempo, per i liberi professionisti questo indicatore ha iniziato a rappresentare un segnale del livello di concorrenza fra di loro: più basso è meno disponibilità di clienti per tutti c’è, e viceversa  (1).  Ovviamente sottointendendo che vi sia una relazione positiva fra quantità di clienti e incassi. Il PDR potrebbe servire anche per analisi di marketing, ad esempio qualora si volesse paragonare la presumibile capacità di fornire clientela di varie zone, in occasione della scelta della location per uno studio nuovo.

La forza esplicativa del PDR nel senso anzidetto si presta ad alcune critiche: a) non sempre vi è certezza sul reale numero di dentisti al lavoro in una certa zona quindi l’indice può non rappresentare bene la realtà; b) per dar conto della potenzialità di una popolazione di dare reddito al dentista il PDR da solo non basta: si deve tenere conto anche della capacità di spesa della popolazione nonchè della sua propensione a spendere per il dentista. A queste due, si aggiunge una terza critica: quando il PDR viene guardato a livello di Nazione, essendo una media nasconde le disparità fra una zona e l’altra del Paese potendo quindi ingenerare conclusioni troppo grezze. Si tratta di critiche fondate e per cercare di superare i difetti dell’indice e trarne utili indicazioni ho studiato la cosa.

La prima critica, la presunta incertezza sul numero di dentisti che operano in Italia, l’ho affrontata cercando i dati disponibili da istituzioni ufficiali e private. Svolgendo queste ricerche ho rilevato che esistono differenze fra il numero di dentisti iscritti all’Albo degli Odontoiatri (AO), quello di chi esercita la libera professione (LP) e quello degli studi dentistici (2) , fatti di cui darò maggior conto in prossimi post su questo Blog.  Nella tabella presente in questo articolo ho confrontato il dato FNOMCEO sugli iscritti AO e le Pagine Gialle, dalle quali ho rilevato il numero delle utenze telefoniche intestate a “Dentisti medici chirughi e odontoiatri”, una valida approsimazione del numero di studi dentistici in attività.

La seconda critica, l’assenza di reale significato economico del PDR se non accompagnato da una valutazione della capacità di spesa della popolazione, l’ho affrontata lavorando con i dati ISTAT sui consumi delle famiglie italiane e sulla popolazione residente. Ho quindi stimato la spesa annuale pro-capite per la salute (3). Essendo la spesa per il dentista quella di gran lunga maggiore in percentuale sulle altre, questo dato si può vedere come un’attendibile approssimazione della potenzialità di spesa per il dentista.

L’ultima critica al PDR, che se calcolato su base nazionale nasconde le differenze territoriali, l’ho affrontata articolando i dati sugli iscritti all’AO, sul numero degli studi dentistici e sulla spesa annuale pro-capite su base regionale. Non mi è ancora stato possibile farlo su base provinciale, ma ci sto lavorando e alcuni dati sono già disponibili per chi me ne faccia richiesta.

Il prodotto delle mie indagini è la tabella che si può osservare cliccando sulla sua immagine visibile qui in basso. In sintesi, viene evidenziata una variante del PDR:

il rapporto fra la popolazione e gli studi dentistici

(anzichè fra popolazione e dentisti)

che fa vedere una situazione molto meno pletorica del suo “genitore”. Sotto alla tabella si possono leggere alcune precisazioni sui dati presentati e le note a pie di pagina. I lettori di questo articolo possono commentarlo e fare domande seguendo la procedura sul fondo di questo articolo.

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La tabella è ordinata in modo decrescente sui dati della colonna ombreggiata in azzurro. L’alto rapporto fra iscritti AO e utenze telefoniche delle regioni meridionali può dipendere da emigrazione professionale. Le notevoli differenze fra la spesa pro-capite delle varie regioni non sono da vedersi come minor accesso della popolazione alle cure odontoiatriche, ma dipendono dal fatto che l’ISTAT non tiene ancora conto del diverso costo della vita nel territorio.

Note

(1) La presenza di “pletora odontoiatrica” in Italia veniva infatti affermata sulla base di un PDR di circa 1000, si veda questo documento (2004).

(2) Infatti, vi sono dentisti LP che esercitano senza avere un proprio studio, come ve ne sono altri che ne hanno più di uno.

(3) Per l’ISTAT comprensiva di: medicinali; medici generici e specialistici; dentista; termometri, siringhe ecc.; analisi cliniche; infermieri, fisioterapisti, ginnastica correttiva; radiografie, ecografie, elettrocardiogramma.

Appunti di filosofia della crisi

La crisi sarà lunga e passeranno alcuni anni, affermano gli esperti dicendo chi quattro, chi sei e chi nove, purtroppo non per ricominciare a crescere ma per tornare ai livelli di consumo del 2007. Anno che peraltro ha visto, secondo l’ISTAT, il record assoluto nella spesa degli italiani per il dentista da quando è entrato in vigore l’Euro. Un dato che induce ottimismo.

Nonostante la grave crisi che investe la maggioranza delle attività produttive, l’Odontoiatria continuerà a raccogliere domanda, perchè è un servizio essenziale per la popolazione, a cui non si può rinunciare. Anzi, i fenomeni demografici andranno probabilmente a determinarne l’aumento. Pur vedendo i propri redditi restringersi, il pubblico potrà al più rinviare nel tempo le cure, allungare i tempi del loro pagamento, valutare le proposte di più dentisti alla ricerca di quella che gli sembrerà migliore nel rapporto qualità/prezzo/servizio, ma non potrà ridurre per sempre il suo bisogno di prestazioni come invece è possibile per altri beni e servizi.

E’ vero che ci sono dentisti che vedono una anomala diminuzione di clientela, ma è vero anche che non pochi, perfino in questo 2009, l’hanno vista aumentare, unitamente alla produzione, ai preventivi accettati e agli incassi, come diversi miei clienti mi confermano. Cosa certa è che gli studi che vedono crescere i loro numeri lo fanno a scapito di quelli che si contraggono, acquisendone la clientela “in fuga”; questo fenomeno è sempre esistito, ma adesso sembra più intenso e questo fa pensare che, alla fine della crisi, le posizioni economiche relative dei professionisti di una zona potranno essere, anche radicalmente, diverse da quelle attuali. E’ assai probabile assistere, abbastanza velocemente, ad una diminuzione dovuta a chiusure e accorpamenti, sia del numero di esercenti la professione che degli studi presenti sul territorio: un futuro nel quale ci saranno sconfitti e vincenti, e le sentenze saranno senza appello.

Lo scenario dell’immediato futuro sarà quindi caratterizzato da un buon numero di professionisti che avranno a disposizione un più ampio bacino di clientela, chiamati dunque a lavorare di più, ma che, per ottenere, mantenere e soddisfare questo flusso, dovranno essere capaci di mettere in campo un marketing mix veramente innovativo: alta qualità nella scelta e nell’esecuzione delle cure da proporre ai loro pazienti, prezzi assai contenuti, dilazioni negli incassi più spinte. Il premio per chi saprà ben interpretare questa nuova prospettiva, sarà, al momento della ripresa, il trovarsi più forte e più adatto ad affrontare un futuro nel quale la competizione per la clientela e il reddito sarà, inevitabilmente, sempre in aumento.

Anche per chi lo può fare però, questo camminare richiederà certamente dei sacrifici, relativi per chi ha dei capitali propri da consumare, assai severi per chi è all’inizio della carriera o deve gestire situazioni meno liquide. Infatti, la crisi stessa, ma anche le condizioni per avere e mantenere clientela nella crisi, di cui si è detto, portano con loro margini di profitto bassissimi o nulli e liquidità contatissima, senza eccezioni. Vuol dire che un solo investimento sbagliato, un solo grosso insoluto, il licenziamento di un dipendente, una spesa eccessiva o un imprevisto privato potrebbero significare crisi finanziaria, rallentare i nuovi progetti e vanificare gli sforzi fatti, per non parlare dei riflessi sul tenore di vita. Un’evoluta comprensione dei fatti finanziari, fiscali ed economici della propria attività, unita a validi strumenti gestionali purchè ben sfruttati, sono le sole cose che funzionano per allontanare questi rischi dal professionista. Al contrario, un’amministrazione approssimativa, l’illudersi ancora di poter evitare di affrontare personalmente, e con il necessario impegno, questi aspetti della professione, saranno la garanzia di essere sopraffatti.

Ai professionisti servono ora chiari e semplici concetti per capire senza fatica la propria gestione. Nonchè dei software che rispondono subito, dando indicazioni facili da trasformare in decisioni rapide e produttive per portare al massimo, tutti i giorni, la potenzialità economica e finanziaria della clientela che si ha e per controllare al centesimo la situazione in cui ci si trova e la sua evoluzione, alleviando in tal modo i rischi della crisi perchè si va a recuperare ogni risorsa disponibile per investire nello sviluppo dello studio e per sè stessi, e ad eliminare ogni spreco.

Senza queste nuove facoltà, ogni progetto di crescita clinica, tecnologica o di marketing perde di senso perchè sarebbe intrapreso su basi emotive, non sapendo se lo si poteva sostenere, se era adatto alla situazione, se ha davvero reso. Chi si può, oggi, permettere questo?

I dentisti sorridono davanti alla crisi

Articolo (in inglese) pubblicato su “Time” in febbraio 2009. “C’è almeno una professione per la quale la recessione potrebbe non mordere: l’odontoiatria. Secondo gli analisti finanziari di Sageworks, nel 2008 gli studi dentistici hanno avuto margini di profitto più elevati rispetto a qualsiasi altra attività. ” Clicca qui per leggere l’articolo completo

Le “quote rosa” dell’odontoiatria europea

La tabella mostra i dati europei della presenza femminile fra i dentisti:

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Il rapporto “Abitanti per dentista attivo” in Europa

Il rapporto fra la popolazione di un Paese, o di una regione, di una città, con il relativo numero di dentisti è un indicatore usato per valutare due fenomeni: la possibilità di accesso alle cure della popolazione, più l’indicatore è basso meglio è perchè vuol dire che ci sono tanti dentisti a disposizione del pubblico; la quantità di clientela potenziale a disposizione del singolo dentista, più l’indicatore è alto meglio è perchè vuol dire che ci sono tanti pazienti per ogni dentista. La tabella mostra la situazione europea:

DENTISTIEUROPEI

Inflazione, dentisti e marketing nei dati ISTAT

E il marketing? Come possono i dati dell’ISTAT sui prezzi al consumo dare degli spunti a questo tipo di riflessioni, penseranno alcuni. Lo spunto c’è, e riguarda la possibilità che il lavoro dell’Istituto offre, di fare dei confronti nel tempo fra il grado di importanza, o di preferenza per capirsi meglio, che le varie voci di spesa hanno nel “paniere” dei beni e servizi consumati annualmente nella grande “famiglia Italia”.

Prendiamola alla larga. Sarà capitato a molti di trovarsi a fare o ad ascoltare discorsi del tipo: “La gente si lamenta ma poi i ristoranti sono sempre pieni (o ci sono sempre più “macchine grosse” piùttosto che telefonini costosi in giro, oppure la gente preferisce farsi vedere con il vestito nuovo “firmato” ma se ne frega del problema parodontale), ma se chiedi dieci euro in più per l’ablazione del tartaro magari vedi facce seccate”. Cosa c’è di fondato, di veramente generalizzabile, in queste parole? Quanto è importante per gli italiani la spesa per il dentista rispetto ad altri consumi e come questa graduatoria è cambiata nel tempo?

La risposta a queste domande viene proprio dal “paniere”, che cambia ogni anno proprio per rispecchiare al meglio gli effettivi comportamenti di acquisto della popolazione. Nel “paniere” infatti i vari beni e servizi sono ordinati in base a una graduatoria, detta “ponderazione”, che li classifica in ordine di importanza e preferenza. Osserviamo quindi come è cambiata questa graduatoria nel tempo:

CLASSIFICAINFLAZIONE

La tabella mostra quali sono i veri “concorrenti”, nella spesa del pubblico, dei dentisti, quelli sopra la voce “Dentisti”. Mostra anche quali di questi, nel tempo, sono stati “battuti” dai dentisti e da quali invece si sono fatti superare. Una attenta osservazione di questa tabella offrirà anche una valida idea dei rapporti fra bisogni, redditi, mode.

Inflazione e otturazioni

Il tasso di “inflazione” è una percentuale con cui si indica l’aumento medio dei prezzi da un periodo ad un altro, ad esempio l’anno, per i vari beni e servizi acquistati da una popolazione. L’ISTAT lo calcola facendo continue rilevazioni dei prezzi al consumo per un insieme di beni che, come se l’intera popolazione fosse una unica grande famiglia, rappresentano gli acquisti degli italiani: il “paniere”.

L’effetto dell’inflazione è del tutto reale, si tratta di una diminuzione, misurata quasi sempre in percentuale, della quantità di beni o servizi che una stessa quantità nominale di moneta riesce ad acquistare oggi rispetto al passato. L’importanza del tasso di inflazione la si capisce dallo spazio che stampa e televisione dedicano alle sue variazioni, perchè si tratta di un’informazione che contribuisce ampiamente alla formazione delle aspettative di cittadini e istituzioni, influenzando dunque i comportamenti di consumo e la politica economica.

Nel “paniere” ci sono anche alcune prestazioni odontoiatriche – otturazioni, estrazioni e ablazioni del tartaro – rappresentative della voce “Dentisti” perchè si ritiene che l’osservazione dei prezzi di queste prestazioni possa rispecchiare l’intera gamma di cure offerte dai dentisti.

Esiste quindi un contributo dei dentisti all’inflazione, dato dall’aumento medio dei prezzi di queste prestazioni. Si può dunque sapere, ad esempio, se i prezzi di queste prestazioni variano più o meno dell’indice generale, di quello di altri beni e servizi, dei prezzi praticati nel singolo studio:

INFLAZIONEDENTISTI

Lavorando con i dati della tabella, si arriverà a concludere che nel 2009 la moneta compra circa il 20% in meno di beni e servizi in generale, e circa il 28% in meno di otturazioni, estrazioni e ablazioni che nel 2000. Ciò significa che in questo periodo l’economia dei dentisti come categoria, ma è uguale per il singolo professionista, sarà realmente cresciuta solo se l’aumento percentuale degli incassi 2009 su quelli 2000 superasse di parecchio il 28%, altrimenti ha ristagnato: come è andata veramente? In una prossima pubblicazione sarà esposto anche questo dato.

Per aumentare il grado di significatività dei dati della tabella li propongo graficamente, aggiungendo anche l’andamento percentuale del PIL degli stessi anni (2009 primi due trimestri):

 GRAFICOINFLAZIONE