La formazione economica


Pubblicato su «Mondo Ortodontico», n. 3/1997 (maggio-giugno). Il testo è riproposto nella versione originale: norme, dati e riferimenti sono quelli dell’epoca.


Qualche tempo fa, una persona di una certa età e di grande esperienza, molto addentro al settore dentale, parlando con me in merito alla mia attività di consulenza direzionale e organizzativa a favore dei dentisti se ne uscì con questa frase: “ma lei insomma sta cercando di insegnare l’economia ai medici, è impossibile!”. Naturalmente ci ridemmo sopra, ma la cosa ha senz’altro un suo fondamento. Anche se indirizzato ad un altro aspetto della professione, Carlo Guastamacchia ha sintetizzato in modo chiaro la forma mentis del dentista con queste parole: “La nostra preparazione culturale, svolta tutta in chiave biologico-clinica, ci scotomizza completamente riguardo a un problema…che si può riassumere così: la stragrande maggioranza dei pazienti compra il nostro servizio come potrebbe comprare un’automobile o un viaggio… Confronta preventivi, gira… mentre noi siamo convinti di offrire Professione e Scienza, lui (il paziente) è convintissimo di comprare un prodotto come qualsiasi altro”.

Per certe categorie di persone, riuscire a vedere sempre il lato economico delle cose è molto semplice, addirittura istintivo. Ciò può dipendere da varie cause, ad esempio, il tipo di scuola superiore seguita prima della laurea, oppure l’attività della famiglia di origine: probabilmente un laureato in medicina diplomato in ragioneria, rispetto ad uno con la maturità classica o scientifica, che sono la maggioranza, saprà gestire meglio i rapporti con le banche, con il commercialista, con il consulente del lavoro. Saprà cioè valutare meglio i suoi costi e dunque fare i propri prezzi, saprà programmare meglio un piano di finanziamento dei suoi investimenti e via dicendo. Un medico che proviene da una famiglia di commercianti sarà probabilmente facilitato nel rapporto con la gente e i fornitori rispetto ad uno che sia figlio di un medico ospedaliero.

Saper leggere il bilancio

Tanto per chiarire, pensiamo a cose semplici come saper “leggere” il bilancio che prepara il commercialista: ho riscontrato in molti casi che non è nemmeno preso in considerazione, non tanto perché sia fatto male, ma perché non lo si sa interpretare. Invece, saper leggere il proprio bilancio, cioè sapere quali fenomeni reali, della vita di tutti i giorni ci sono dietro, è indispensabile.

Rapporto con le banche

Un altro importante aspetto della gestione è il rapporto con la banca: quanti di voi sanno con precisione quali sono le differenze, e le convenienze, fra l’apertura di credito, il mutuo, l’anticipazione bancaria e il leasing?

Un po’ più difficile, anche per chi ha una preparazione economica, ma quasi sempre indispensabile, è invece il valutare la convenienza di investimenti quali potrebbero essere, ad esempio, una nuova attrezzatura o l’acquisto di un immobile, se non addirittura il cambiare studio. Eppure, l’economia aziendale mette a disposizione degli imprenditori degli indici molto comodi, con i quali, fissati alcuni parametri, è possibile arrivare velocemente a dare questi giudizi con anche qualche informazione in più, che magari, oltre a tranquillizzarci ci fa sicuramente evitare errori, il tutto in modo rapido. Ovviamente se non si conosce la logica di un bilancio, questo non è possibile.

Nuove vie di giudizio

Appare quindi davvero necessario che il dentista apprenda nuove vie di giudizio, perché tanti motivi di malessere oggi diffusi, e sono sempre più i professionisti che se ne rendono conto, possono essere dominati solo con appropriati strumenti.

Come si fa a diventare manager

Ma come si può imparare a diventare manager, a sapersi cioè gestire economicamente e non solo? E soprattutto, quanto costa farlo?

Nell’intraprendere questo tipo di percorsi formativi bisogna perciò, per prima cosa, formulare due scelte di impostazione, scelte che condizionano il percorso formativo che si va ad intraprendere. La prima scelta da fare in assoluto è decidere se sarà solo il professionista ad intraprendere questi percorsi formativi o se dovrà farlo anche qualche membro particolare dello staff o addirittura tutto lo staff. Tenete conto che questa scelta deciderà molto sulle responsabilità personali e sulla ripartizione del lavoro. Se sarà solo il professionista a percorrerla, si ritroverà inevitabilmente sulle spalle tutte le responsabilità di controllo e decisione, dovendo sempre controllare, supervisionare ed impostare il lavoro dei suoi dipendenti. Diversamente ecco che molte responsabilità possono essere demandate, lasciando al professionista solo le più importanti.

La seconda scelta da fare, riguarda invece il tipo di percorso formativo da seguire. Analizzando le possibilità che offre oggi il mercato, le soluzioni adottabili possono essere due: scegliere percorsi formativi collettivi o personalizzati.

Vediamo allora di spiegare meglio questi due tipi.

Percorso formativo collettivo

Con percorsi collettivi intendiamo la partecipazione a corsi di formazione aperti a tutti: nei concetti di giudizio economico e decisionale di cui stiamo parlando, che sono da un lato molto intuitivi e dall’altro molto astratti, si trovano indubbiamente grandi elementi di oggettività, cioè valori eguali e validi per tutti. Nei corsi aperti a tutti vengono appunto spiegate le cose nei loro aspetti generali, lasciando poi ai partecipanti l’onere di calare ed adattare alle loro specifiche realtà gli insegnamenti così appresi.

Percorso personalizzato

Scegliendo invece i percorsi personalizzati, si cresce dentro ed assieme al proprio studio, inteso come “squadra”, saranno i consulenti a venire nel vostro studio ed a calarsi nella vostra realtà, insegnandovi ad individuare direttamente “on-site” le debolezze o i malfunzionamenti riscontrabili e ad apportarvi gli opportuni rimedi, senza comunque trascurare di trasmettere i concetti e le conoscenze che vi permetteranno sia di migliorare velocemente i risultati gestionali, e quindi la qualità della vita dello studio, che di farvi diventare autonomi nel mantenere nel tempo i migliori risultati possibili.

Le differenze sostanziali tra i due tipi di percorsi che abbiamo brevemente analizzato, sono il costo ed i tempi.

I corsi collettivi sono decisamente di costo contenuto, ma non danno garanzie né sui risultati né sui tempi.

Certo, imparare si impara ma, ripeto, dovete poi arrangiarvi da soli ad applicare praticamente quanto imparato teoricamente, scontrandovi spesso con i conseguenti cambi di abitudini operative, che se auto-attuati, si sa, richiedono sempre tempi più lunghi.

Insomma, il rischio di imboccare strade inefficaci è forte.

La soluzione dei percorsi personalizzati è, per contro, più costosa, all’apparenza, ma dà risultati veri in tempi ristretti, tempi che vengono comunque decisi da voi con i consulenti, in base anche al tipo di impegno che intendete dedicare all’operazione.

L’importante alla fine, per l’una o l’altra delle soluzioni, è comunque agire.

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